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Australia Samoa Americane 31-0: fu vera gloria?

A vent’anni dalla più ampia vittoria della storia del calcio, scopriamo come battere un record non sempre porti alla fama e al successo.

L’undici aprile 2001 va in scena all’International Stadium di Coffs Harbour, cittadina costiera del New South Wales, una delle partite internazionali più improbabili della storia del calcio: nelle qualificazioni ai Mondiali di Giappone e Corea si affrontano Australia e Samoa Americane. La partita entrerà nella storia del calcio, segnando un record che difficilmente verrà superato. Eppure, questa partita si rivelerà nefasta per i suoi protagonisti di entrambi gli schieramenti.

Qualche mese prima, peraltro, le due nazionali si erano sfidate le rappresentative U17 delle due nazioni: l’Australia aveva vinto 30-0 e il Sydney Morning Herald aveva commentato quell’inusitato punteggio scrivendo: “La possibilità che uno score del genere si ripeta è al di là della realtà”. Non si sbagliavano, ma per difetto.

Una competizione senza storia

Il torneo tra le nazioni che compongono l’OFC (Oceania Football Confederation) si compone di due gironi da cinque squadre. I vincitori si affrontano in una finale con andata e ritorno e chi prevarrà sfiderà la quinta collocata delle qualificazioni sudamericane. Le due superpotenze locali, Australia e Nuova Zelanda, sono le teste di serie dei due raggruppamenti, che propongono nomi esotici come Tonga, Tahiti, Fiji, Isole Cook e, appunto, le Samoa Americane. Nazioni dove il rugby è lo sport per antonomasia, con il cricket al secondo posto e il calcio, anche qui chiamato soccer, relegato tra quelli minori.

Per contenere le spese e in mancanza di stadi adeguati agli standard FIFA, i due gironi si svolgono interamente a Coffs Harbour e ad Auckland, in Nuova Zelanda. L’Australia dell’allenatore Frank Farina, con un passato al Bari da giocatore non proprio da ricordare, esordisce con un eloquente 22-0 contro i dilettanti di Tonga: per qualche ora sarà il nuovo record mondiale. Le Samoa Americane, all’esordio in una qualificazione mondiale, invece perdono 13-0 contro le Fiji e poi 8-0 contro i cugini delle Samoa.

Finalmente in campo

Si arriva così all’incontro con i padroni di casa: la partita non ha storia e questo si poteva immaginare, ma quello che si vede sul campo è imbarazzante. I professionisti australiani hanno una condizione atletica, un passo e una tecnica superiore anni luce a quella dei “Boys from the Territory”, il soprannome della nazionale della Samoa Americane.

Farina ha lasciato a riposo i suoi attaccanti titolari: John Aloisi, anch’egli con un passaggio in Italia, alla Cremonese, e Damian Mori, autori di dieci dei ventidue gol contro Tonga. Ovviamente i sostituti sono più che sufficienti ad imperversare nella difesa avversaria, che resiste solo per 10 minuti: Archie Thompson, alla sua terza presenza in nazionale, segnerà 13 gol, battendo un record che durava dal 1908, quando, ai Giochi di Londra, il danese Sophus Nielsen segnò 10 gol alla malcapitata Francia.

Il compagno di reparto David Allen Zdrilic si fermerà ad otto. Al minuto 88′, con il risultato sul 29-0, il centrocampista Pati Feagiai impegna il portiere aussie: è l’unico tiro in porta samoano. Il match tra Australia e Samoa Americane finisce 31-0, anche se il risultato verrà corretto dopo un esame della distinta arbitrale, perché il tabellone aveva registrato 32 gol.

L’Australia vincerà il girone, con un 11-0 contro Samoa e un semplice 2-0 contro le Fiji, e anche la finale con la Nuova Zelanda, per poi perdere il doppio spareggio decisivo con l’Uruguay. Le Samoa Americane chiuderanno la loro campagna con una sconfitta per 5-0 contro Tonga, finendo ultime nel girone con zero gol fatti e cinquantasette subiti.

Partite da non giocare

La partita tra Australia e Samoa Americane ebbe naturalmente grande ripercussione sui media di tutto il mondo. Alla curiosità e all’ironia per un risultato fuori dal comune, seguirono presto le polemiche e le riflessioni sull’opportunità di mettere di fronte valori tecnici così abissalmente differenti. Subito dopo la partita, davanti ai microfoni dei giornalisti, lo stesso Thompson dirà:

“Sono contento di aver stabilito un record, non capita tutti i giorni, ma guardiamo le squadre che abbiamo affrontato: non abbiamo bisogno di giocare queste partite”.

Ancora più critico l’allenatore Farina, che chiederà esplicitamente alla Federazione australiana di fare pressioni per cambiare il formato del torneo, critiche che arriveranno anche dal portavoce della FIFA Keith Cooper.

Di segno contrario le dichiarazioni dell’ OFC, per bocca dell’allora presidente Basil Scarsella: “Queste squadre hanno il diritto di misurarsi contro Australia e Nuova Zelanda, così come gli australiani hanno il diritto di giocare contro Brasile o Francia”. Ma la volontà della FIFA di evitare nuovamente situazioni imbarazzanti prevarrà. Dalle qualificazioni ai Mondiali del 2006 verrà introdotto un turno preliminare e l’Australia verrà spostata nel girone asiatico.

I protagonisti

Il 31-0 non porterà particolari fortune ai protagonisti di quella partita memorabile.

Archie Thompson

Dopo due provini senza successo all’Anderlecht e allo Sturm Graz, si guadagnerà un contratto in Belgio con il modesto Lierse, dove rimarrà fino al 2005.

«Non posso dire che il record mi abbia aiutato nella mia carriera, anzi mi ha in certo modo ostacolato. Quando sono arrivato in Europa, le aspettative su di me erano alte, fin troppo. Tutti dicevano “Questo è il ragazzo che ha segnato 13 gol”, ma non pensavano che li avevo segnati giocando contro avversari nettamente inferiori tecnicamente».

Archie Thompson spiega quanto quel match abbia influito sulla sua carriera

Tornato in patria, farà ancora una fugace apparizione in Europa nel 2009, con il PSV Eindhoven, e poi nel 2019 in Spagna con il Murcia. In totale raccoglierà 3 presenze: due con il PSV, una con gli spagnoli. Nel frattempo era divenuto un giocatore importante per il Melbourne in A-League, con cui avrebbe vinto 3 campionati. Quindi, dopo aver giocato nelle serie minori australiane, si è ritirato nel 2019.

Frank Farina

Farina ha guidato l’Australia fino al 2005, disputando una memorabile Confederations Cup nel 2001, quando i Socceroos batterono Francia e Brasile. Da allora, però, la sua carriera si è inabissata. Nel 2009 è stato licenziato dai Brisbane Roars dopo essere stato fermato alla guida in stato di ebbrezza mentre si dirigeva al campo di allenamento. Ha quindi accettato l’incarico di CT della Papua Nuova Guinea, paese in cui è cresciuto, e poi delle isole Fiji. Nel mentre, un turbolento biennio al Sydney FC, culminato con una marcia di protesta dei tifosi per chiedere il suo esonero. Anche a lui quel 31-0 ha portato tanti problemi:

“Mi hanno accusato di razzismo e di bullismo per non aver detto ai miei giocatori di togliere il piede dall’acceleratore in quella partita, ma mi sarei sentito di tradire degli atleti professionisti con una richiesta del genere. Non è stato bello per noi vincere in quella maniera e non mi sono sentito bene ad umiliarli così.”

Frank Farina si confessa ai microfoni del Sydney Morning

Tunoa Lui

Tunoa Lui era l’allenatore delle Samoa Americane contro l’Australia in quella nefasta partita. Si dimise pochi mesi dopo, il 30 luglio, al termine delle qualificazioni. Il posto da CT rimase vacante per oltre due anni, prima dell’arrivo dell’inglese Ian Crook. Anche con il nuovo allenatore le Samoa Americane non otterrano risultati di rilievo. La prima vittoria ed unica vittoria riconosciuta dalla FIFA sarebbe arrivata nel 2011, sotto la guida di Thomas Rongen.

Qualche tempo dopo, Tunoa Lui ha raccontato come quella partita fosse stata solo una delle numerose difficoltà che dovette affrontare. E, peraltro, neanche quella più umiliante.

“Erano le nostre prime qualificazioni per i Mondiali. Eravamo davvero orgogliosi di poter rappresentare il nostro paese e sapevamo benissimo di non avere nessuna chance, la qualificazione non era assolutamente il nostro obiettivo.”

Tunoa Lui ripercorre con la memoria quei giorni turbolenti

Lui prepara una lista di 20 giocatori e la presenta alla FIFA, mas la risposta lo catapulta in un incubo. Ben 19 dei giocatori selezionati non solo eleggibili poiché non in possesso del passaporto americano, paese da cui dipende quella parte delle Samoa. “E’ assolutamente normale da noi – racconta Lui – Moltissimi hanno la cittadinanza dei nostri vicini samoani, tutti veniamo da lì”. Il portiere Nicky Salapu è l’unico ad essere approvato e sarebbe stato un protagonista di quel pomeriggio di 20 anni fa.

Lui non si perde d’animo e prepara una lista di Under 20, ma un’altra sorpresa lo aspetta: “Era tempo di esami nelle scuole, per cui quasi tutti hanno rinunciato”. È costretto allora a pescare nella fascia di età più bassa, fra i giovanissimi. “Era una situazione quasi comica: giravo per la città chiedendo ai ragazzi se avessero un passaporto americano e volessero giocare per la nazionale”. Alla fine riesce a mettere insieme un gruppo di 16 giocatori, con due quindicenni e un’età media di 18 anni. “Alcuni non avevano mai giocato una partita di 90 minuti nella loro vita e c’era addirittura qualcuno che non sapeva nemmeno calciare un pallone”. Come se non bastasse, il migliore di quei ragazzi, il nazionale U17 Alex Savea, si infortuna appena prima dell’inizio del torneo.

Lui ricorda con orgoglio il comportamento dei suoi ragazzi nella fatidica partita: “Erano orgogliosi di essere lì e di giocare per il loro paese, era tutto quello che avrei voluto vedere”. Ma non risparmia una dura critica agli avversari: “Hanno detto che non sapevano della nostra situazione, tutte str***! Bastava vedere le nostre partite precedenti con Fiji e Samoa e chi avevano di fronte quella sera: ragazzini delle superiori!”. Lui conserva ancora oggi una foto, dove si vedono gli australiani ridere dei suoi giocatori, per non dimenticare: “Se ami il calcio e lo sport non irridi l’avversario, mai, nemmeno se vinci trenta a zero”.

Nicky Salapu

Nicky Salapu è il portiere ventenne, unico titolare della Nazionale maggiore, che quella sera raccolse ben trentun volte il pallone nella propria rete. Oggi vive negli USA ed è ancora l’estremo difensore delle Samoa Americane, impegnate nelle qualificazioni a Qatar 2022. Anche a lui quella partita non portò nulla di buono.

“Il mio sogno era giocare a calcio. Ho fatto diversi provini in Australia e negli USA, ma chi vuole ingaggiare il portiere che ha preso 31 gol in una partita? Ho pensato di smettere dopo quell’esperienza e di giocare a rugby, ma poi mi sono detto: se molli ora, butti via dieci anni di sacrifici”.

Un pomeriggio da incubo per Salapu

Salapu è oggi un ingegnere, gioca in una lega amatoriale e ha raccontato la sua storia nel documentario Next Goal Wins di Steve Jamieson.

“Oggi sto bene, ma è stato difficile superare quel trauma. Vedi il tuo nome sul Guinness dei Primati associato a un record negativo. È imbarazzante. Vorrei tornare indietro e giocare di nuovo con l’Australia, ma non si può cambiare il passato. Ci sono voluti dieci anni per vincere i miei demoni. È successo nel 2011, quando abbiamo battuto Tonga 2-1, la nostra prima vittoria. Lì mi sono sentito un campione, mi sono messo il passato alle spalle”.

Le vite di tanti protagonisti di quel 31-0 cambiarono grazie ad un evento che sarebbe rimasto impresso nella storia. Tuttavia, la partita tra Australia e Samoa Americane ci insegna come non sempre i record portano al successo e alla gloria. Ogni partita nasconde sempre delle nuove sfide: non sempre i vincitori riescono a superarle e non sempre gli sconfitti non riescono più a riemergere dal loro passato.


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Foto di copertina: goal.com

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