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Intervista ad Alessandro Riberi

Alessandro Riberi è uno di quei personaggi che ha deciso di salutare l’Italia per scrivere la sua storia. Uno di quei sognatori che decide di portare la metodologia italiana ai confini del mondo, dove il pallone rotola con la stessa passione ma in contesti completamente diversi. Piemontese doc, ha scelto una carriera lontana dai riflettori ma ricca di esperienze uniche.

Alessandro è arrivato a Bishkek, capitale del Kirghizistan, dove attualmente lavora come allenatore dei portieri del Bishkek City FC. Un club appena nato, fondato nel dicembre scorso, che già milita in massima serie e lotta per la salvezza sotto la guida di un altro italiano, Giovanni Costantino. Alessandro Riberi rappresenta quella generazione di tecnici italiani che esportano il nostro modo di intendere il calcio in paesi dove il movimento è in crescita e la fame di conoscenza è tanta. In questa intervista, grazie alla collaborazione speciale con Laboratorio Lobanovskyi, ci racconta il suo percorso.

Ciao Alessandro! Prima di tutto parlaci un po’ di te, dei tuoi inizi: come sei arrivato a lavorare per il settore giovanile del Torino?

Dunque, partirei dall’inizio: ho 40 anni e sono originario del Piemonte, di Torino precisamente. Calcisticamente sono cresciuto nelle giovanili della Juventus, dove sono rimasto per circa 6 anni. Poi sono andato nei dilettanti e ho giocato per diversi anni nelle categorie di Eccellenza e Promozione Piemontese. Smisi presto di giocare, perché sentivo dentro di me il desiderio di insegnare e trasmettere le mie esperienze ai “giovani portieri”. La mia prima società con cui lavorai per 4 anni, fu il Saluzzo Calcio. Nel frattempo presi il Diploma UEFA-B. Dopo questa esperienza venni contattato dal Direttore Sportivo del Torino, che mi diede la possibilità di lavorare con loro nei Giovanissimi Nazionali sotto la guida di Luca Mezzano.

L’anno successivo lavorai con la Berretti-Primavera sotto la guida di Dario Migliaccio (ora allenatore in seconda dello staff tecnico di Moreno Longo, ndr). Poi, dovetti lasciare il Torino per alcuni problemi personali e rimasi fermo per quasi due anni. Passati questi due anni ripresi la mia attività in alcune società dilettantistiche che militavano in Eccellenza, riprendendo la mia strada.

Dopo la Pro Eureka ad Alessandro Riberi arriva una chiamata dal campionato saudita…

La Pro Eureka è una società molto seria e con persone molto preparate. Rimasi per una stagione. Poi venni chiamato da un conoscente che mi chiese se fossi interessato di trasferirmi all’estero. C’era uno staff italiano destinato ad andare in Arabia Saudita e gli mancava un allenatore dei portieri. Ci tengo a precisare che in quel periodo lavoravo in fabbrica, più precisamente in una fonderia del Gruppo FIAT. Intanto avevo aperto una scuola portieri. Presi “la palla balzo” e decisi di partire. In Arabia rimasi per circa 4 mesi, prima di tornare in Italia e lavorare con Ezio Rossi in Valle d’Aosta in Serie D.

Come ti sei trovato in Arabia? Cosa hai notato di diverso?

Le differenze sono molte. La prima è a livello mentale ed organizzativo. Rispetto a noi c’è un’organizzazione completamente diversa! Gli arabi hanno una visione di calcio diversa dalla nostra. Lavorando in uno staff italiano, siamo riusciti a trasmettere la nostra metodologia. Con l’Afif FC ero in Seconda Divisione, come livello posso paragonarla ad una Serie D di alta classifica. La lingua è stato un ostacolo importante, perché quasi nessuno parlava inglese. Per questo motivo avevamo un interprete sempre con noi: sia in campo che fuori. Compivamo trasferte molto lunghe, a volte anche 7-8 ore di pullman oppure ci spostavamo in aereo partendo due o tre giorni prima della partita. Però devo dire che è stata una bella esperienza: sia professionale che umana.

Alessandro Riberi preparatore portieri

Poi sei stato al Narva Trans, in Estonia in uno dei club con più tradizione. Com’è stato l’impatto con il calcio locale? E le infrastrutture?

L’impatto è stato positivo, ho trovato persone disponibili e gentili. Sono stato lì per due stagioni, lavorando prima con uno staff portoghese, più simile a noi, e poi con uno ucraino. Per quanto riguarda le infrastrutture gli estoni sono organizzati, hanno dei bei impianti e tutti hanno i campi coperti per poter lavorare serenamente in inverno, considerando il fatto che le temperature sono molto rigide. In alcuni giorni si sfiorano i -20°C. e nevica molto spesso. A differenza dell’Arabia qui stiamo parlando di un livello pari ad una Lega Pro di medio livello. Si gioca un calcio molto fisico e c’è una differenza davvero importante tra le prime 4-5 in classifica rispetto alle altre. Vale la pena sottolineare anche che essendo campionato a 10 squadre, ti scontri per quattro volte con la stessa squadra. Un dettaglio che per noi è impensabile.

Da qualche mese sei al Bishkek City FC, nonostante sia stato fondato nel dicembre dello scorso anno, milita già in massima serie. Cosa ne pensi della stagione finora?

Sono arrivato qui a Bishkek i primi di giugno. In Italia se crei un nuovo club parti dall’ultima serie, qui è totalmente diverso. Abbiamo rifatto completamente la squadra cambiando ben 14 giocatori, soprattutto dall’Europa, per dare una maggiore qualità alla squadra. Qui sono sotto la guida di Giovanni Costantino, a mio parere un grande allenatore ed una persona fantastica, con molta esperienza. Siamo riusciti ad arrivare in semifinale di coppa lavorando giorno dopo giorno. Ti dico questo: se fossimo arrivati prima sarebbe tutto diverso. Si sa come funziona quando entri in corsa, si deve lavorare e portare dei cambiamenti per fare meglio, in poco tempo. Vero, stiamo lottando per non retrocedere ma ci stiamo impegnando davvero molto per raggiungere i nostri obiettivi.

In città è presente il Dordoi, la squadra più titolata del paese e l’Alga, una di quelle con più storia. Condividete lo stadio?

No, non condividiamo lo stadio col Dordoi e neanche con l’Alga. Essendo un club nuovo, stanno costruendo gli impianti per gli allenamenti e lo stadio per le partite di campionato. Ci alleniamo e giochiamo in impianti dove siamo “ospiti”. La nostra casa sarà pronta per la prossima stagione. Le infrastrutture qui sono davvero belle, hanno praticamente tutto: campi in erba naturale, sintetici e campi coperti, hotel, ristoranti, SPA, palestre e sale per lo staff medico. Tutto magnifico.

Sei riuscito a portare il tuo metodo di allenamento sia in Estonia che in Kirghizistan? Quali sono state le maggiori difficoltà?

Si, sono riuscito a portare il mio metodo di lavoro in entrambi i paesi, mi ha aiutato molto il fatto di essere italiano. La nostra scuola è molto rinomata. Chiaramente ho riscontrato da subito alcune differenze tecniche, questo dovuto ad una metodologia diversa rispetto alla nostra. La maggiore difficoltà per me è stata la lingua: capivo e parlavo poco inglese. Ma studiando giorno dopo giorno sono migliorato su questo aspetto.

Ci dai un parere sul movimento calcistico kirghizo in generale?

Il calcio qui in Kirghizistan è in crescita: investono molto sulle strutture ed il livello si sta alzando molto. Ci sono molti giocatori che arrivano dall’Europa e anche dal Sudamerica. Essendoci molti stranieri, appunto, il livello sta crescendo e secondo me nei prossimi anni sarà ancora meglio. Rispetto all’Estonia è un calcio più tecnico e veloce. Hanno una buona mentalità e diversi club sono ben organizzati su tutto. Una differenza notevole rispetto all’Estonia è l’abitudine di fare il ritiro pre-partita: la squadra trascorre insieme la notte in albergo alla vigilia del match, indipendentemente dal fatto che si giochi in casa o in trasferta, lunga o breve che sia.

Ti piace Bishkek? Dacci qualche consiglio visto che molti nostri fan vorrebbero fare un viaggio da quelle parti!

Come città mi piace, è grande, tranquilla, sono presenti molti centri commerciali e parchi dove si possono fare delle passeggiate in assoluta tranquillità. Inoltre, le persone qui sono molto socievoli ed educate. A circa 30 minuti di macchina da Bishkek si arriva alle montagne. Ci sono dei posti meravigliosi immersi nella natura, con laghi e ghiacciai. Il posto perfetto per chi ama la montagna e le escursioni. L’unica cosa che è una città molto trafficata, durante la settimana c’è molto traffico e spostarsi in auto richiede pazienza e tempo.

Quali sono i prossimi obiettivi di Alessandro Riberi?

Come vi avevo detto all’inizio quando ero in Eccellenza alla Pro-Eureka, aprii una scuola per i portieri. In questi anni la sta mandando avanti il mio socio, più di un collega e soprattutto un amico. Adesso gestiamo ed alleniamo circa 60 giovani portieri, facendoci aiutare da quattro collaboratori. Mi piacerebbe fare lo stesso all’estero, aprire delle succursali dove chiunque può allenarsi con la metodologia Italiana. Poi vorrei finire il mio percorso formativo acquisendo il diploma UEFA G.K. che il prossimo anno farò sicuramente!


Ringraziamo Alessandro Riberi e Laboratorio Lobanovskyi per la disponibilità. Se avete apprezzato questa intervista, seguite Sottoporta! Il meglio del calcio internazionale: Il calcio nella Guerra Civile spagnola

Immagine di copertina realizzata da Fabrizio Fasolino.

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