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Intervista a… Ivan Klasnić

Icona a Bolton e ad Amburgo, campione di Germania con il Werder Bremen: abbiamo avuto l’onore e il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Ivan Klasnić, un guerriero sia dentro che fuori dal campo.

Ivan Klasnić non è un perfetto sconosciuto nel mondo del pallone. Abbiamo avuto già modo di approfondire la sua carriera e le sue vittorie su Sottoporta. Ma forte è stata la voglia di provare a conoscere meglio un calciatore, un uomo dalla storia così singolare. Troppo forte.

Klasnić cuore corsaro

Ha indossato la maglia a scacchi rossa e bianca della Croazia e non quella bianca e nera del Mannschaft, ma è stata proprio una città tedesca a a dare i natali ad Ivan Klasnić. Parliamo di Amburgo, un luogo dove si può letteralmente respirare il calcio. Nella città anseatica sono state scritte pagine importanti di storia del calcio tedesco, sia per la nazionale che a livello di club. E ad Amburgo ci sono soltanto due possibili scelte: o SV Hamburger oppure Fußball-Club St. Pauli. “Io sono nato ad Amburgo, così ho scelto il St.Pauli. Da ragazzo giocavo veramente bene, così mi sono guadagnato il mio primo contratto da professionista. Dopo tre anni e mezzo, poi, ho finalmente esordito in Bundesliga“. L’esordio nel massimo livello del calcio tedesco, però, non è giunto sulle foci dell’Elba, bensì su quelle del Weser, ovvero nel Werder Bremen.

Che grande Werder! Che grande Klasnić!

I sette anni di Brema hanno rappresentato probabilmente il periodo con i maggiori successi in carriera di Klasnić. “Vincere il Meisterschale nel 2004 era la prova di quanto fossi migliorato nel gioco e di quanto fantastica fosse la squadra quell’anno“. Dal suo arrivo a Brema nel 2001, il Werder aveva raccolto solamente due miseri sesti posti: una testimonianza di quanto fosse combattuto il campionato tedesco ad inizio millennio. Ma dopo i successi del Borussia Dortmund nel 2002 e del Bayern München nel 2003, finalmente era arrivata l’ora anche dei Werderaner.

Quel Werder Bremen era una squadra fortemente competitiva, tanto che nello stesso anno raggiunse uno storico double con la vittoria sia del campionato che della DFB-Pokal, conquistata con un 3-2 in finale contro l’Alemannia Aachen. Andreas Reinke tra i pali, in difesa pilastri come l’italo-canadese Stalteri o lo svizzero Magnin, a centrocampo Frank Baumann, l’attuale DS del Werder, Micoud, Lisztes e Tim Borowski: tanti erano i campioni in quella squadra.

Ma era l’attacco il reparto che faceva sognare maggiormente. “Ho imparato tantissimo da Aílton e, poi, da Miroslav Klose, ma sono sicuro che anche loro abbiano imparato molto da me“. Klasnić, Micoud e Aílton rappresentarono nel 2003/2004 il trio offensivo più temuto di Germania. Il brasiliano chiuse come capocannoniere della Bundesliga a quota 28 reti. Con 13 gol seguiva l’attaccante croato, mentre si è fermato a quota 10 il francese. In sette anni di carriera con i bianco-verdi, in 205 partite totali, per Klasnić sono arrivati 77 gol e 45 assist. Un bottino niente male.

Quella maglia a scacchi…

Di per sé, essere scelto per rappresentare la propria nazione deve essere un’enorme soddisfazione. Immaginate quanto possa essere gratificante la convocazione in nazionale dopo aver passato un anno così tribolato come il 2007 di Klasnić, a causa dei primi gravi problemi di disfunzione renale.

Nel 2008 ci sono gli Europei di Austria e Svizzera, una vetrina importantissima per Ivan. “Rimasi molto sorpreso quando ricevetti la chiamata di Bilić, ero molto contento“. Un premio meritato per un calciatore che tanto aveva dato durante la sua carriera e che non si era lasciato abbattere dalla malattia. Sarà un Europeo eccellente quello di Klasnić. Tante prestazioni di sostanza per lui, condite da due reti: la prima nell’ultima gara dei gironi contro la Polonia, la seconda al minuto 119 di una delle partite più assurde di quell’Europeo, il pareggio per 1-1 contro la Turchia. “È stato emozionante giocare per il proprio paese. Ho avuto l’opportunità di scegliere la Germania, ma non ho voluto. Sono orgoglioso di avercela fatta e di quello che ho fatto e lo sarò per sempre“.

Klasnic croazia
Per Klasnić saranno 41 presenze e 7 gol con la nazionale croata tra 2004 e 2011 (Ph. account Instagram di Ivan Klasnić)

Quella stessa Turchia sarà fatale alla squadra balcanica: Semih Şentürk agguanta il pareggio al 122′, quindi la lotteria dei rigori non premia i croati, i quali sbagliano ben 3 rigori su 4. Un’amarezza che, per Ivan, non può cancellare una convocazione soddisfacente sotto ogni punto di vista, da quello sportivo a quello umano.

Ultime esperienze e grandi battaglie

Klasnić vuole ripartire, ricominciare da zero; vuole fare in modo che quell’Europeo giocato così bene sia il punto di rilancio della sua carriera. Nantes e Mainz saranno invece le sue ultime esperienze da professionista; in mezzo, un’ottima parentesi in Premier League, nel Bolton, tra il 2009 e il 2012. Anche in Inghilterra Ivan non ha impiegato molto per divenire un idolo della tifoseria dei Wanderers. “Penso di essere piaciuto ai tifosi del Bolton. Gradivano il modo in cui io giocavo a calcio nella loro squadra“.

Ben presto, la vita da professionista avrebbe fatto spazio ad un’altra vita. La lotta per la malattia ai reni è stata dura e lo ha costretto al ritiro, sofferto, nel 2013. Ma Ivan Klasnić ce l’ha fatta, come sempre nella sua vita del resto. Si è finalmente ripreso ed è tornato ad una vita normale insieme alla sua famiglia, senza rimpianti. “Oggi ho 40 anni, mi piacerebbe giocare quando vedo dei ragazzi sul campo. Ma non sono più giovane. È stata una bella carriera, sono stato felice sempre, ovunque abbia giocato“. L’unica macchia, forse, rimane la situazione dei trapianti di organi in Germania, ancora ben lontana dall’essere ottimale. “Non credo che sia cambiato qualcosa in Germania per quanto riguarda la donazione degli organi. Bisogna ancora aspettare tanto tempo prima di poter avere un trapianto“.

Una carriera con tante soddisfazioni, quella dell’attaccante croato. Gli esordi ad Amburgo, il periodo aureo a Brema, quella bellissima maglia croata che indosserà 41 volte, la malattia e le ultime esperienze da professionista. Una carriera intensa, vissuta senza rimpianti e con la consapevolezza di aver fatto innamorare e di essere stato amato da tanti tifosi ovunque abbia giocato. Quattro chiacchiere con Ivan Klasnić.

Intervista a cura di Matteo Cipollone e Cosimo Giordano. Si prega gentilmente di citare Sottoporta in ogni riproduzione su altre parti.


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Per conoscere la storia di Ivan Klasnić: Ivan Klasnić e la sua tripletta di reni

Foto di copertina tratta da: AP Photo/Frank Augstein)

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