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Ivan Klasnić e la sua tripletta di reni

La questione della donazione degli organi è molto delicata, un argomento sensibile che in molti non vogliono affrontare. Si potrebbero però salvare un sacco di vite approfondendo un po’ più la questione. In Germania il numero dei donatori è davvero ridotto e le domande per le donazioni sono molte molte di più. Si è discusso molto su questo argomento, anche politicamente. E il calcio c’entra con Klasnić.

Il Bundestag, cioè il parlamento federale tedesco, ha recentemente approvato la riforma che si basa sul consenso informato. Questa riforma consiste nell’esplicita richiesta di consenso sulla disponibilità a donare i propri tessuti e organi, fatta a ogni cittadino tedesco, e da rinnovare a cadenza decennale insieme alla carta d’identità. Con la nuova legge ci saranno inevitabilmente più approvazioni di donazioni ed è pure stato istituito un registro digitale dei donatori a disposizione degli ospedali.

Ivan Klasnić è un ex calciatore, ha giocato più di 10 anni in Germania, e si era espresso così a riguardo:

“Le persone sane di solito non sono interessate all’argomento. Il Bundestag tedesco avrebbe dovuto discutere in anticipo della donazione di organi. Ciò avrebbe potuto salvare molte vite”.

I. Klasnić

Queste non sono le dichiarazioni di un calciatore qualunque. Perché Ivan Klasnić ha rischiato più di una volta la vita per questa situazione. Nato ad Amburgo ma di chiare origine croate, comincia a giocare per la seconda squadra della città, il St.Pauli. Li aiuta nel 2001 ad andare in Bundesliga, forte di un contributo di 10 goal. In quella stessa estate Ivan saluta i Kiezkicker e passa al Werder Brema, dove scrive la storia dei biancoverdi. Nella stagione 2003/2004 Klasnić e il bomber Aílton formano una coppia devastante in attacco segnando complessivamente insieme 41 goal e fornendo 19 assist in due. Questi numeri portano a Brema il quarto Meisterschale della storia.

Ivan Klasnić
Klasnić col Meisterschale (fonte: contra.gr)

I primi problemi di salute

Proprio dopo aver toccato l’apice, Ivan viene trascinato nell’oscurità dalla propria salute. Un operazione di appendicite lancia il primo campanello d’allarme, i valori degli esami non sono esattamente dei migliori, poi arriva la brutta notizia: Ivan soffre di una disfunzione renale. Serve dunque un rene nuovo e un operazione. La prima avviene nel gennaio 2007, con l’organo della mamma Šima, ma dopo qualche settimana, il corpo del croato lo rigetta e bisogna andare nuovamente sotto i ferri. Stavolta il rene del papà viene accettato e Klasnić diventa il primo calciatore con un rene ricevuto da un donatore.

I medici del Werder a inizio estate gli negano però l’idoneità, salvo poi concederla un mese dopo. Klasnić accusa i dottori del Werder, rei di non essersi accorti prima della malattia, accertato che secondo lui, avrebbero già potuto rilevarla nel 2002. Successivamente vince la causa contro i dottori ma la vittoria più bella di Ivan, ovviamente, è il ritorno in campo.

Dopo mesi di inattività, turbati anche dalla sofferenza e dall’angoscia, il 30 ottobre 2007 arriva il momento di mettersi nuovamente in gioco, in una partita dal sapore speciale, perché giocata contro il suo St. Pauli, nel secondo turno di DFB Pokal. Al 67′ Marc Heider fa spazio a Ivan e i quasi 15 mila presenti al Weserstadion, tifosi di casa e non, intonano insieme dei cori. Essi sono dedicati a un solo nome: Ivan Klasnić. In quella partita il croato serve un assist e aiuta il Werder a passare il turno.

La convocazione in nazionale

Alla fine della stagione 2007/2008, dopo aver segnato 7 goal in poco più di 16 presenze, Ivan riceve dal suo Ct, Slaven Bilić, una delle gioie più grandi della sua vita: la convocazione agli Europei 2008 in Austria e Svizzera. Dopo oltre un anno e mezzo dall’ultima partita ufficiale con la Croazia, Klasnić è presente ad una delle manifestazioni più prestigiose del calcio mondiale. E fa pure bene: goal decisivo alla Polonia nel terzo match della fase girone e rete del vantaggio al 119′ contro la Turchia, che però segna il pareggio un minuto dopo ed elimina i croati ai rigori.

Klasnic Croazia
Esultanza con la nazionale croata (fonte: index.hr)

Le ultime esperienze

Il rene funziona bene e Ivan ha tanta voglia di rimettersi in discussione. Il suo ciclo col Werder è finito, Klasnić va dapprima al Nantes per una stagione, poi intraprende l’avventura in Premier League con il Bolton, dove segna 20 goal in 78 presenze. I tifosi dei Wanderers lo adoravano e ogni volta che l’orologio scoccava il minuto 17, numero di maglia di Ivan, essi si alzavano in piedi applaudendo nei confronti dell’ariete croato.

Purtroppo la terza stagione culmina con la retrocessione nella Serie B inglese, Ivan ritorna in Germania con il Magonza e al termine della stagione 2012/2013 si ritira. Dopo qualche anno di serenità, nella seconda parte del 2016 Klasnić ha nuovi problemi col rene, non funzionano più bene e serve sottoporsi a delle dialisi tre volte a settimana. Il calvario sembra continuare ma il croato è un leone, si fa forza e coraggiosamente prova un terzo intervento, riuscito. Alla fine per Ivan Klasnić: “Un trapianto è come un cambio di motore“.

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Un lieto fine

Adesso sta bene ma è sempre in all’erta visto che può esserci da un momento all’altro una ricaduta, che nessuno però spera. Ivan sperava di migliorare la situazione dei trapianti in Germania, affinché le persone con dei problemi come il suo potessero ricevere aiuto nel minor tempo possibile. Lui, uno dei portavoce più importanti a sostegno di questa lotta, può essere più o meno contento di ciò. La situazione in Germania infatti dovrebbe in buona parte cambiare in meglio. Il messaggio adesso non può essere che convincere i cittadini, tedeschi, italiani e di tutto il mondo, a provare a diventare donatori. Un sì che può cambiare la vita, un dono immenso per regalare il continuo della vita ad un’altra persona. Resterà sempre una questione delicata, ma quando penserete a questo argomento, non dimenticate di bomber Klasnić, il quale può darci la forza di schierarci a favore.


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Fonte copertina: kicker.de

Di Cosimo Giordano

Opinionista sportivo nel tempo libero, founder di Sottoporta, amo la pizza e il calcio internazionale. Sono quel tipo che ogni tanto ripensa alla carriera di Pauleta e che va a curiosare sulle rose del campionato australiano.

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