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Talleres de Cordoba, il terzo grande del Futbol?

Davvero un club che non vanta una tradizione sportiva di successo come il Talleres è divenuto uno dei più grandi club d’Argentina?

La FIFA riconosce undici club storici, fondamentali per l’identità calcistica dell’Argentina. Ci sono i cinque grandi classici: River Plate, Boca Juniors, Racing, Independiente e San Lorenzo. Poi c’è l’Argentinos Juniors e ci sono gli aspiranti grandi, come Velez Sarsfield, Estudiantes La Plata, Rosario Central, Newell’s Old Boys e Huracan. Tutti loro sono in perenne lotta per il titolo di “sexto grande”. Sarà per questo probabilmente che quando qualche giorno fa Andrés Fassi, il presidente del Talleres de Cordoba, ha dichiarato in un intervista a Radio Continental di considerare il suo club in questo momento il terzo grande del paese molto sono saltati sulla sedia. Dichiarazioni forti che hanno scosso il mondo del pallone albiceleste, piuttosto rigido nelle sue classifiche e saldamente ancorato su gerarchie praticamente immutabili. Ma quanto c’è di vero in quanto dichiarato da Fassi, personaggio che meriterebbe un approfondimento a parte, e quanto è una esagerazione?

Partiamo da un presupposto fondamentale:

Cordoba nella cultura argentina ha un posto particolare. È una città carismatica, caciarona, festosa e spesso esagerata. È la città del cuarteto, del fernet, dei comici sboccati. I cordobesi sono noti per essere un popolo festoso, molto disinvolto e carismatico, amante della festa e delle donne, ma con una tendenza preoccupante a esagerare teatralmente e ad una certa allergia all’ordine e alle regole. Volendo fare un parallelismo con l’Italia: se Buenos Aires è una Napoli che si crede Parigi traslata sul Rio de La Plata, Cordoba è Roma senza i suoi tremila anni di storia.

Normale che quando un personaggio con la storia di Andrés Fassi, l’über-cordobese per eccellenza, regala un’uscita così clamorosa lo scandalo è servito, soprattutto per i tanti tifosi bonaerensi feriti nell’orgoglio. Tuttavia, la crisi economica profonda del Rojo, i chiari di luna sportivi e non di Racing, San Lorenzo e del gruppo degli aspiranti grandi permettono al Zorrito di uscire allo scoperto e sovvertire anche a parole l’ordine costituito del futbol argentino. È pur vero, d’altronde, che il Talleres spende in un anno ciò che Boca e River impiegano come budget bimestrale. La storia di Fassi, però, dimostra che non conta quanto investi, bensì come.

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Prima di andare avanti: chi è Andrés Fassi?

Fassi nasce a Cordoba nel 1962 ed è la figura chiave della rinascita de la T. Quinto di otto fratelli, prova a far carriera come portiere, ma non riesce ad andare oltre il futbol amateur. Capisce però sufficientemente presto che lo sport può essere la sua vocazione anche senza scendere sul campo di gioco. Si diploma come fisioterapista e segue diversi corsi per diventare tecnico, finendo sotto l’ala protettiva di Roberto Marcos Saporiti e lavorando in diversi club della scena locale.

La svolta della carriera imprenditoriale di Fassi però avviene seguendo un altro tecnico, Chamaco Rodriguez. Egli lo porta a lavorare a Ciudad Juarez, in Messico, e poi al Necaxa, questa volta sì con Saporiti. Sembrerebbe essere questo il momento cruciale, perlomeno nella carriera di un buon fisioterapista o tecnico di pallone. In realtà, tutto prende seriamente un giro inatteso nel 1994, quando Andrés produce assieme a Jesus Martinez un documentario sui metodi di insegnamento nelle scuole calcio. Sembra una cosa banale, ma produce effetti devastanti.

Il video diventa un must per quasi tutti i tecnici di base latinoamericani ed il governatore dello stato di Hidalgo convoca Fassi perché lo applichi nel Pachuca. Il cordobese non perde tempo e formula un offerta per acquistare il club assieme ad altri soci. Nasce il Pachuca Group, fra i cui soci spicca Carlos Slim, dodicesimo uomo più ricco al mondo. In un lustro sotto la direzione tecnica di Fassi il Pachuca diventa uno dei club egemoni del Messico, facendo incetta di titoli nazionale e non, diventando il primo e finora unico club messicano a trionfare in Copa Sudamericana.

Fassi costruisce una rete di amicizie e collaborazioni immensa. Vicepresidente del Pachuca, ma soprattutto uomo forte della catena alberghiera BlueBay, legato al MountainStar Sports Group LLC e alla famiglia di petrolieri De La Vega-Foster, Fassi ha sempre dimostrato di poter ripagare la fiducia di investitori e soci, con un lavoro tecnico di prim’ordine e producendo dividendi e successi sportivi allo stesso tempo. Non a caso si parla di lui come possibile portavoce di una cordata statunitense che vorrebbe acquistare anche il Granada FC.

Talleres guarda al passato, lavora per il presente, pensa al futuro

Fassi ha espressamente parlato della situazione attuale, non certo dello storia. Il Talleres è di gran lunga il club più importante della provincia di Cordoba, ma non può certo vantare il pedigree nazionale ed internazionale delle altre realtà nominate all’inizio. Nonostante sia stato fondato nel 1913 da parte dell’ex giocatore del Blackburn Tomas Lawrence, il Talleres è un club che arriva sulla scena nazionale solo di recente, anche a causa della organizzazione dei campionati regionali nei decenni passati, i quali favorivano le squadre della capitale.

storia non è quindi il campo di gioco del Matador, che difatti preferisce l’attualità. Nell’ultimo decennio, dopo la chiusura della vertenza per fallimento del 2004, con l’inizio della presidenza Fassi il Talleres ha intrapreso un cammino preciso e rigoroso verso la crescita e la modernità. Esso passa attraverso una strategia completa e articolata, che non trascura le origini e le radici del club, ma che al contempo non pone limiti alle sue aspirazioni internazionali.

Il primo passo di Fassi al momento del suo insediamento, quindi, è stato quello di ritrovare la connessione fra la T e la sua gente. L’istituzione albiazul era sempre stata la più seguita della provincia, con una tifoseria vivace che garantiva una grande partecipazione alle gare: basti pensare ai 62.000 spettatori nella gara per la promozione alla Primera B nel 2013. È pur vero, però, che i tanti rovesci dei primi anni 2000 avevano allontanato il nucleo del tifo dal club.

In soli otto anni il Talleres è passato da 1200 “socios” a quasi 60mila, creando sicuramente una solida base sociale ed economica sulla quale costruire il futuro e programmare la crescita della società. Per poter far fronte all’affetto dei tifosi il Talleres ha dovuto abbandonare lo storico Francisco Cabasès, meglio noto come ‘La Boutique del Barrio Jardín’, per giocare nel più capiente Estadio Mario Alberto Kempes, dedicato all’astro locale campione del mondo nel 1978. Una base di soci più solida significa maggior presenza sul territorio.

Cordoba è una provincia a vocazione agricola e relativamente poco popolata rispetto a Santa Fe o Buenos Aires, ma resta un “semillero” di talenti. La T negli anni ha costruito dunque una rete di club amici nella regione ineguagliata a partire dal 2018, con la creazione della “Fundación Club Atletico Talleres”. Questa fondazione, oltre a finalità meramente sportive, si occupa di inclusione sociale. Ha come finalità quella di aiutare i ragazzi che vivono nelle zone più difficili della città e della provincia tramite il calcio, visto come strumento di riscatto sociale e umano.

In tale maniera si può leggere l’istituzione di trentadue scuole calcio nella capitale, quaranta nella provincia ed altre diciannove nel resto del paese. L’impegno nella creazione di una rete di scuole calcio giovanili non si ferma qua. La T, aiutata dall’esperienza internazionale e personale del presidente Fassi come proprietario del Pachuca in Messico, raggiunge le 200 filiali nazionali ed internazionali, avendo aperto scuole calcio in Germania, Brasile, Cile, Colombia, Spagna e Stati Uniti. Un lavoro certosino, ma a lungo termine.

Talleres però ha dimostrato di giocare non solo il “long game”, ma anche di voler ottenere risultati sportivi nel breve periodo. Negli ultimi anni non sono ancora arrivati titoli, ma dopo il terzo posto in campionato del 2021 la T ha migliorato ancora il proprio rendimento piazzandosi alle spalle di quella macchina schiacciasassi che è stato il River Plate di Demichelis. In Copa Argentina ha fatto molto bene, purtroppo perdendo entrambe le finali raggiunte nelle ultime due edizioni, contro Boca Juniors e Patronato, in maniera poco fortunata.

Il successo del Talleres si basa anche sul player trading

I trofei arriveranno presto, perché parafrasando Zeman: il risultato è casuale, la prestazione no. E ciò lo testimonia anche la gestione sportiva dei trasferimenti. Il Talleres è un club affidabile, senza più alcuna esposizione debitoria, e i giovani atleti lo scelgono perché sanno che in biancoblù potranno crescere per poi spiccare il volo verso campionati più blasonati.

A differenza di molte altre istituzioni che acquistano giocatori stagionati a caro prezzo, magari cavalli di ritorno dall’Europa, la T si è specializzata nel dare spazio alle promesse che non sono riuscite a brillare nelle cosiddette grandi. Certo, non sempre le ciambelle escono con il buco: vedasi il caso di Retegui, prelevato dal Boca Juniors e risultato deludente nella sua esperienza cordobese. Retegui, e pochi altri insieme a lui, sono stati delle eccezioni, dal momento che la società guidata da Fassi si è sempre rivelata chirurgica nel valorizzare il lavoro svolto dagli altri settori giovanili, in attesa che il nuovo corso albizul inizi a fruttare.

Basta osservare l’elenco dei calciatori ceduti all’estero dai cordobesi per realizzare come la strategia di player trading applicata consenta di mantenere alta la competitività sportiva senza per questo intaccare le finanze del club, in attivo da anni. Nahuel Bustos e Federico Navarro sono talenti cresciuti in casa: il primo è diventato di proprietà del Manchester City per 6 milioni e mezzo di euro; il secondo è passato ai Chicago Fire per 4.5 milioni di euro. Anche Cristian Pavón ed Emanuel Reynoso, prima di raggiungere entrambi la MLS, si sono distinti in quel di Cordoba e sono stati notati dal Boca Juniors.

Piero Hincapié, Sebastián Palacios, Facundo Medina, Lucas Olaza, Enzo Díaz, Franco Fragapane, Jonathan Menendez e Andrés Cubas (passato anche in Italia, al Pescara) sono tutti atleti prelevati, valorizzati e poi monetizzati per sostenere la crescita e gli investimenti sportivi e sociali del club. In totale, questi giocatori hanno fruttato al Talleres circa 22 milioni e mezzi di euro e solo Hincapié e Palacios sono stati acquistati per cifre superiori al milione di euro.

Lui invece è Rodrigo Garro, classe 1998: è candidato ad essere la prossima gemma esportata dal Talleres…

Quindi il Talleres è il terzo grande del Futbol?

Concludendo, è chiaro che considerare il Talleres il terzo grande alle spalle di River e Boca è una provocazione, una boutade, alla luce del suo palmarès e della sua storia. Tuttavia, oggi la T è un esempio encomiabile di sana gestione di un club calcistico in America Latina. Connessione con il territorio, impegno sociale, presenza fra la gente, ma anche ambizioni su larga scala, progetti a lungo termine e di largo respiro per quanto concerne le infrastrutture ed i risultati. Il tutto con un occhio attento al bilancio, senza fare mai il passo più lungo della gamba.

Talleres è un grande per la capacità di Fassi e della dirigenza tutta di capire le leggi del calcio contemporaneo, di comprendere come una strategia di mercato meno appariscente, ma più concreta e intelligente paghi più delle spese pazze che hanno portato molti club argentini sul lastrico. Talleres è un grande perché fa ottimo futbol senza lasciare debiti a nessuno, anzi fomentando l’economia locale con i tanti progetti nei quartieri e nei villaggi più sperduti della provincia. Se esiste un modo giusto di fare calcio probabilmente è questo. Poco importa se i trofei non sono ancora arrivati. Aver ridato l’orgoglio per il proprio club e per la propria città a quasi sessantamila soci vale probabilmente di più.


Immagine di copertina realizzata da PSM Sport, visita il loro sito

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