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Dundee Derby: The closest one

Derby di Dundee: una rivalità che è mancata per troppo tempo nel campionato scozzese e che ha tanto da raccontare.

Dopo cinque anni di attesa, il Derby di Dundee è tornato nella massima serie. All’andata, giocata il 19 settembre, fu Tannadice Park ad ospitare i vicini, mentre ieri il teatro dello scontro è stato Dens Park. Se è vero che il campo ha già ampiamente parlato, incoronando i padroni di casa, ci sono tante altre storie legate a questo avvenimento così particolare che vale la pena raccontare. Mettetevi comodi, la Scozia vi aspetta!

Dun Dèagh, tra juta, marmellata e giornali

Dundee (o Dun Dèagh se preferite il gaelico) è una splendida città scozzese situata sulla riva settentrionale del Firth of Tay. L’antica città era un’importante roccaforte, posta su una lastra di basalto creata da un vulcano che tutti da queste parti chiamano The Law.
Se c’è una cosa che molti scozzesi invidiano ai Dundonians è il clima. Dundee è, infatti, l’unica città che si affaccia a sud e la vicinanza al mare tinge l’aria di salsedine, mentre i monti e le colline alle spalle fungono da protezione contro il freddo e la neve, che raramente si affaccia su questi lidi.

Una città poco scozzese, eppure una delle più importanti del paese, anzi, di tutto il Regno Unito. Il centro più densamente popolato di Scozia, secondo solo a Glasgow, e il quinto del regno di Sua Maestà, è divenuto famoso in tutto il mondo per la produzione e la vendita di juta, per le deliziose marmellate e la solida tradizione giornalistica; particolarità ereditate dalla rivoluzione industriale, periodo che ha reso Dundee la città fiorente che è ancora oggi.

Una città a due tinte

Se siete capitati almeno una volta a queste latitudini, probabilmente avrete assaggiato la deliziosa Keiller’s Marmelade e sicuramente, sorseggiando una pinta di lager in Ward Road, avrete sentito più persone confrontarsi su una tematica che non vi sarà parsa del tutto nuova: il football. Qui il calcio è una questione importante, che divide la città, ma senza assumere connotati politici o religiosi, come a Glasgow o Edimburgo.

Dundee si tinge di due colori, l’arancio e il blu, separati soltanto da 200 metri scarsi di strada, quelli che dividono Tannadice Park, casa del Dundee United, da Dens Park, tana del Dundee FC.
Nasce così un derby calcistico senza eguali, unico al mondo… come la sua città.

Dundee stadium
Un paio di passi di troppo e ci si ritrova nella curva sbagliata… (Fonte: www.football-stadiums.co.uk)

Del resto, Dundee è anche conosciuta come “la città della scoperta” in onore della RSS Discovery, imbarcazione utilizzata dal celebre esploratore Robert Falcon Scott. A proposito di scoperta, vi stupirà sapere che in Europa esistono solamente 10 città che possono vantare di aver portato due squadre in semifinale di una coppa europea e una di queste è proprio Dundee. Aspetto che sicuramente non sarà sfuggito ai tifosi del Barcellona!

Dundee FC: profondo blu

La storia di questa peculiare rivalità inizia nel lontano 1893 con la fondazione del Dundee Football Club, da subito protagonista delle cronache sportive locali grazie alla vittoria della Forfareshire Cup a scapito dei cugini del Dundee Harp, società che di lì a poco sarebbe stata smantellata, ma che rimase nella storia per aver battuto con un sonoro 35-0 gli Aberdeen Rovers soltanto pochi anni prima.

I primi anni del Dundee FC furono felici, ma i tifosi dei Dark Blues avrebbero dovuto aspettare in seguito fino agli anni ’50 per riassaporare il successo. Nel 1951, infatti, in un Hampden Park gremito di oltre 90 mila spettatori, i Dees si impongono per 3-2 sui Glasgow Rangers, alzando così al cielo il loro primo trofeo nazionale, la Scottish League Cup. Impresa compiuta nuovamente l’anno successivo, quando il 2-0 sul Kilmarnock riportò alla sponda blu di Dundee la coppa di lega scozzese.

Ci vollero meno di dieci anni per vedere di nuovo il Dundee FC sul tetto di Scozia, questa volta con il titolo più ambito, il campionato. I Dark Blues di Bob Shankly (fratello di quel famoso Bill che fece impazzire i tifosi dei Reds qualche km più a sud) furono il primo club della città a vincere il titolo nazionale. I Rangers tentarono ancora una volta di infrangere i sogni di gloria del Dundee, ma con scarsi risultati. Gli uomini di Shankly passeggiarono a Ibrox Park, gonfiando la rete della porta dei Gers per ben cinque volte nello scontro diretto.

A passare alla storia tuttavia, non fu soltanto quella squadra, quanto il nome di un singolo calciatore, tale Gordon Smith, ex Hearts e Hibernian, che già due volte vinse il campionato in quel di Edimburgo e fu capace di ripetersi per una terza volta sulle rive del fiume Tay, diventando così il primo ed unico calciatore a vincere tre titoli scozzesi con tre squadre diverse. Piccola particolarità: nessuna di queste squadre fa parte dell’Old Firm (Celtic e Rangers hanno in bacheca 106 trofei assieme), giusto per comprendere quanto possa essere complicata un’impresa del genere.

Gordon Smith Dundee FC
Gordon Smith con la maglia (bellissima) del Dundee FC (Fonte: Dundee FC – Official page)

Dundee FC: Formato Champions

Il 1962 vide i Dees protagonisti anche nella Coppa dei Campioni, dove, dopo aver eliminato Colonia, Sporting Lisbona e Anderlecht, si arresero solo in semifinale contro il Milan futuro campione d’Europa. Il Dundee FC riuscì anche a strappare una vittoria di misura in casa contro i rossoneri nella partita d’andata.

Dieci anni più tardi arrivò anche l’ultimo, fino ad ora, trofeo a Dens Park, con la vittoria di misura sul Celtic che regalò la terza coppa di lega ai Dark Blues. Il Dundee FC sarebbe arrivato in finale anche nel 1981, ma fu travolto niente meno che dai cugini dello United. Da quel momento più nulla, o quasi.

Alti e bassi

Dopo un decennio, quello degli anni ’90, caratterizzato da una continua spola tra prima e seconda divisione, con gli arrivi di Claudio Caniggia e del georgiano Temuri Ketsbaia il Dundee FC si stanzia stabilmente in Premiership. Nel 2003 arriva in finale di Coppa di Scozia: ad Hampden Park gli avversari, come al solito, sarebbero stati i Rangers Glasgow. Segna Amoruso in occasione di un calcio piazzato: Light Blues 1-0 Dark Blues fino al triplice fischio.

La storia recente è caratterizzata da alti (pochi) e bassi (parecchi), tanto che il Dundee FC, impantanatosi nei meandri della seconda divisione, ritrova la massima serie nel 2021, dopo essersi imposto per 2-1 nello spareggio contro il Kilmarnock, arrivato penultimo in Premiership. Attualmente gli uomini di McPake languono in fondo alla classifica assieme al St. Johnstone. Ad accendere gli entusiasmi dei tifosi è stato, fra tutti, l’arrivo della stella del Celtic Leigh Griffiths: 90 gol in 174 partite con i biancoverdi, 2 in 15 a Dens Park.

Dundee FC Leigh Griffiths
Annuncio in grande stile (Fonte: Dundee FC – pagina Twitter)

Dundee United: tracce d’Irlanda

Il secondogenito si chiama Dundee United Football Club, nato nel 1909 con il nome di Dundee Hibernian, a sottolineare (proprio come nel caso dei più famosi Hibs di Edimburgo) la discendenza dalla comunità irlandese. La prima partita del neonato Hibernian di Dundee fu proprio contro i fratelli maggiori della capitale e venne disputata nell’allora Clepington Park, poi rinominato Tannadice Park, impianto che ancora oggi ospita lo United e che sorge a pochi passi da Dens Park.

Se i primi anni dei cugini in blu furono fiorenti, completamente diversa è la storia dei Tangerines, nati verdi proprio come gli Hibs e diventati ufficialmente Dundee United Football Club, ma non ancora arancioni, nel 1923, dopo aver rischiato il fallimento. I Terrors (emblematico soprannome affibbiato alla seconda compagine di Dundee) dovettero aspettare gli anni ’60 per togliersi le prime soddisfazioni e, soprattutto, abbandonare la seconda divisione, che è stata fino ad allora la loro dimensione abituale.

Gli arabi di Scozia

La rivoluzione arancione iniziò ufficialmente nel 1959 sotto la guida del tecnico Jerry Kerr, grazie anche all’apporto di giocatori come Ron Yeats, futuro capitano del Liverpool, e del “gruppo degli scandinavi” che impinguò la rosa a disposizione del gaffer nativo del West Lothian.
Oltre agli ottimi risultati sul campo, a Kerr viene attribuito anche il più celebre dei soprannomi che indicano il Dundee United, “The Arabs”.

L’inverno del 1962 fu particolarmente freddo, diverso dai soliti (relativamente) miti inverni a cui sono abituati i Dundonians. Il manto erboso di Tannadice Park era completamente ghiacciato e la partita contro lo Stirling Albion rischiava di essere rinviata, opzione che Mister Jerry non volle nemmeno considerare. A Tannadice Street arrivarono dei cannelli utilizzati generalmente per bruciare il catrame, permettendo sì di rimuovere lo strato di ghiaccio che ricopriva il campo, ma rovinando anche l’erba sottostante e rendendo, di fatto, il terreno impraticabile. Jerry Kerr però teneva in serbo una soluzione anche per questo inconveniente.

Il campo da gioco fu completamente ricoperto di sabbia e in condizioni che ricordavano più una partita di calcio storico fiorentino che una di football, gli Arabs superarono gli ospiti per 3-0. Da quel momento in poi, per riferirsi agli arancioni di Dundee si userà sempre il termine Arabs.

Dundee United Arabs 1962
Gli operai al lavoro per rimuovere il ghiacco dal manto del Tannadice Park (Fonte: The Courier)

Gli anni d’oro

Tra i traguardi raggiunti da Jerry Kerr, ricordiamo sicuramente l’impresa nella Coppa delle Fiere 1966/67 contro il Barcellona al Camp Nou, che permise agli Arabs di diventare il primo club scozzese a vantare una vittoria in Spagna e di candidarsi ufficialmente come incubo per i blaugrana. Il lavoro di Kerr aprì la strada a quelli che saranno gli anni d’oro dello United con Jim McLean, ex vice-allenatore del Dundee FC e spostatosi a Tannadice Park nel 1971. I ragazzi terribili di McLean furono capaci di vincere due Scottish League Cup consecutive tra 1980 e 1981, imponendosi in entrambi i casi per 3-0, rispettivamente contro Aberdeen e i rivali cittadini. Successi che funsero solamente da preludio ad un 1983 trionfale: i Terrors divennero campioni di Scozia per la prima volta nella loro giovane storia, avanti di un punto sul Celtic di Charles Nicholas.

Se in patria i successi abbondavano, in Europa le soddisfazioni furono altrettante. Nel 1984 i Tangerines parteciparono per la prima volta alla Coppa dei Campioni e il percorso s’infranse in semifinale, contro la Roma. Dopo un prestigioso 2-0 all’andata, gli arancioni persero 3-0 nella gara di ritorno, caratterizzata da numerose polemiche e sospetti di corruzione. L’avventura continentale prosegue e si aggiunge di nuove gloriose pagine nella Coppa UEFA del 1987. Ai quarti di finale, gli scozzesi si trovano di fronte nuovamente il Barcelona, guidato da Gary Lineker: vittoria all’andata, vittoria al ritorno, 4 successi in 4 partite per il Dundee United, divenuto definitivamente un incubo per il Barcelona. Dopo aver eliminato pure il Borussia Mönchengladbach, il Dundee United raggiunge la finale della competizione, ma il campo avrebbe decretato come vincitore il Göteborg.

Dundee United Barcelona 1987
Kevin Gallacher vola in alto: il Dundee United espugna il Camp Nou il 18 marzo 1987 (Fonte: Daily Record)

Blackout e resurrezione

McLean smise di guidare la squadra dalla panchina nel 1994, ma ne continuò a tenere le redini come presidente. Il Dundee United all’epoca era la squadra più glamour del Regno Unito, aveva in rosa alcuni dei giovani più promettenti della nazione ed era stato capace di eclissare Rangers e Celtic, tanto che si parlava di New Firm tra orange e Aberdeen, le due nuove regine di Scozia. Come è stato possibile, allora, che gli Arabs, dopo aver vinto nel 1994 la Scottish Cup dopo sei finali perse consecutive, siano retrocessi già nella stagione successiva? Si tratta di uno dei più grandi misteri del calcio britannico. Il Dundee United tornò immediatamente in massima serie l’anno successivo (ma non riuscì a vincere la seconda divisione), ma da allora i successi latitarono. Ultimo urrà nel 2010, ad Hampden Park, dove i Terrors s’impongono sul Ross County e vincono la loro seconda League Cup.

Poi blackout. Delusioni, sconfitte, retrocessioni. Nel 2020, finalmente, la luce: il ritorno in Premiership dopo quattro anni di purgatorio. I Tangerines faticano in campionato, tanto da chiudere nella poco onorevole nona posizione finale, ma riescono a raggiungere la semifinale di Coppa di Scozia contro quell’Hibernian tanto caro ai padri fondatori. Per quanto riguarda invece il momento attuale, lo United è sicuramente la squadra più in forma di Dundee, trovandosi al settimo posto grazie anche alle importantissime vittorie raccolte nelle sfide contro i campioni in carica dei Rangers e nella stracittadina all’andata.

Quindi… chi regna in città?

Non ce ne vogliano i supporters dei Dees, ma il campo ha parlato chiaro.
Dal 1925 ad oggi si sono giocati 171 derby e a spuntarla sono stati quasi sempre gli Arabs, con uno storico di 82 vittorie contro le 48 del Dundee FC. Per 41 volte, invece, la stracittadina si è conclusain parità. Tra gli episodi recenti più eclatanti, ricordiamo sicuramente il 6-2 in favore del Dundee United nel derby disputato il primo gennaio del 2015, risultato rocambolesco ripetuto il 30 agosto 2019, quando le due squadre si affrontarono in un incontro di Championship.

Per fortuna non si tratta di una rivalità molto accesa: sono rari gli episodi di violenza tra le due tifoserie, a differenza di altri derby scozzesi come l’Old Firm o quello di Edimburgo, dove solitamente al calcio si frappongono tensioni politiche e religiose e i confronti non sono mai amichevoli.
Dundee FC e Dundee United hanno un’unica Firm, caratteristica più unica che rara, chiamata Dundee Utility, nella quale militano tifosi arancioni e tifosi blu fianco a fianco, senza distinzione alcuna. Questa scelta ha permesso a Dundee di competere con le Firm di città più grandi e di squadre più blasonate, soprattutto con i “nemici” di Aberdeen o St. Johnstone.

Abitare a chilometri di distanza permette di vivere questo meraviglioso derby senza doversi per forza schierare. Che sia Tannadice Park o Dens Park poco importa, lo spettacolo non manca mai in quel di Clepington e ogni avversario sa bene che dovrà lottare per strappare punti da queste parti. A proposito di lotta: il derby di ieri è terminato a reti bianche. Ma il risultato è quello che conta di meno davanti al fascino di queste due squadre. Viva e ribelle Dundee, orgoglio di Scozia e leggenda per tutti gli amanti del Football!


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Immagine di copertina tratta da: Dundee United – Pagina Twitter

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