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Andrzej Łyko, per non dimenticare

In occasione della Giornata della Memoria, bisogna ricordare Antoni Andrzej Łyko per non dimenticare le milioni di persone che subirono la sua stessa sorte.

Il Konzentrationslager, il campo di concentramento o di sterminio, una macchina di morte organizzata con certosina precisione: la Seconda Guerra Mondiale spazzò via milioni di vite, sia sui campi di battaglia che tra la popolazione civile; tuttavia, lontano dal frastuono delle bombe e dal sibilo dei proiettili, ebbe vita il progetto nazifascista di annientamento, fisico e morale, di intere categorie di esseri umani considerate inferiori, inutili, subumane. Le vite di milioni di uomini, donne e bambini vennero cancellate sistematicamente, con cinica freddezza, nel punto d’incontro più macabramente riuscito tra ideologia, scienza e industria della storia occidentale. Nei Lager condivisero questa triste sorte persone di ogni estrazione, compresi sportivi e giocatori di calcio: a tal proposito, in occasione della Giornata della Memoria, Sottoporta vuole rendere omaggio ad ognuno di loro, raccontando la storia del prigioniero 11780, Antoni Andrzej Łyko, che i tifosi polacchi chiamavano “Człowiek bez nerwów”, “l’uomo senza nervi”.

“Decisi che avrei fatto il calciatore come lui”

Nato in una famiglia operaia il 27 maggio 1907 a Rakowice, piccolo villaggio alla periferia di Cracovia, Antoni segue il destino di famiglia e fin da adolescente lavora in una fabbrica come tornitore. Nelle poche ore libere, lo svago è il calcio. Il fisico è esile, ma dribbling e velocità lo rendono la stellina della squadra del paese, il Rakowizance, e attirano le attenzioni del Wisła Kraków, il club più antico della Polonia, la squadra in cui tutti i ragazzi polacchi sognano di giocare. A 23 anni Antoni lascia la fabbrica e, nell’agosto del 1930, debutta in campionato contro l’LSK Łodz. Il Wisła non è il piccolo Rakowizance e il fisico minuto di Antoni non lo aiuta: fatica ad imporsi nell’undici titolare e segna il primo gol solo tre anni dopo, contro il Warta Poznań.

Divenuto finalmente titolare fisso, il suo giorno di gloria arriva il 25 maggio 1936. Per celebrare il trentesimo anniversario dalla fondazione del Wisła, la società organizza un’amichevole contro i maestri del Chelsea, vittoriosi per 2-0 sulla Nazionale polacca appena due giorni prima. Łyko fa impazzire i difensori inglesi, gioca una partita memorabile e segna il gol decisivo per lo storico 1-0. Quel giorno, sulle tribune, c’era un bambino, Leszek Snopkowski, che diverrà una leggenda del club negli anni ’50. In un’intervista, diversi anni più tardi, avrebbe affermato:

“Fu una gioia enorme. Avevo otto anni, ma ricordo ancora come giocò Antoni Łyko. Quel giorno decisi che avrei fatto il calciatore come lui e avrei giocato in quello stadio” .

Łyko Wisła Chelsea
Il Wisła prima della partita contro il Chelsea; Łyko è il 2 da sinistra. (Fonte: Polish National Digital Archives)

Da Rakowice a Katowice fino a Oświęcim

Łyko ormai è una stella della squadra. Diventa “l’uomo senza nervi” per la sua calma assoluta anche nelle situazioni di gioco più concitate e la freddezza nel trasformare i rigori. Gli si aprono le porte della Nazionale, con cui debutta nell’ottobre del 1937 a Katowice, contro la Lettonia. Viene convocato per i Mondiali del 1938 ed assiste dalla tribuna all’incredibile 6-5 con cui il Brasile elimina la sua Polonia. Gioca ancora una volta, sempre contro la Lettonia, nel 1938 e il 30 ottobre di quell’anno segna due gol nell’incontro di campionato, vinto 7-3 contro il LSK Łodz. Quella sarà l’ultima partita di Antoni, che chiude la sua esperienza al Wisła con 109 presenze e 30 gol. Si infortuna ad una spalla e perde quasi tutta la stagione.

Quando si ristabilisce, non c’è più spazio per il calcio. Il primo settembre del 1939 Hitler ordina di invadere la Polonia, dando il via al secondo conflitto mondiale. In tre settimane i nazisti occupano anche Cracovia. Łyko, che ha trovato lavoro nella società cittadina di opere idrauliche, entra a far parte della Związek Walki Zbrojnej (ZWZ), l’Unione per la Lotta Armata: la Resistenza polacca. Lo accusano di sabotare le condutture dell’acqua; viene arrestato dalla Gestapo e rinchiuso nella prigione di Montelupich. Il 5 aprile del 1941, con altri 933 prigionieri, i soldati tedeschi lo caricano su un treno che lo avrebbe portato in una cittadina poco distante da Cracovia: Oświęcim, conosciuta con il nome tedesco di Auschwitz.

Łyko mantiene le promesse

Łyko Auschwitz
Łyko ad Auschwitz (Fonte: Auschwitz Museum Archive)

Arriva al campo di prigionia e, come per tutti gli altri, le guardie immediatamente lo schedano, fotografano e marchiano con il suo nuovo nome: prigioniero 11780. Lavora come falegname e cerca di mantenere il silenzio sul suo passato di calciatore. Nel campo, infatti, venivano organizzate spesso delle partite di calcio per il divertimento degli ufficiali e dei soldati nazisti. Pertanto, si cercavano continuamente prigionieri che fossero stati giocatori. Gli internati le chiamavano “le partite della morte” perché ogni sconfitta della squadra formata dai kapò e dai prigionieri tedeschi era punita severamente.

“Normalmente tutti avevano paura di segnare un gol, perché non si sapeva mai come avrebbero reagito gli ufficiali che stavano assistendo” ricorda il sopravvissuto Czesław Sowul. Quando, nel momento in cui il suo passato era divenuto noto, scelsero Antoni per giocare, Czesław lo avvicinò. “Sapevo chi fosse e che giocatore fosse stato, così mi sono avvicinato e gli ho chiesto di segnare due gol in cambio di qualche sigaretta, che in quel momento erano difficili da trovare”. Łyko si allaccia gli scarpini e mantiene fede alla promessa ed al suo soprannome, segnando i due gol della vittoria. Gli ultimi della sua vita.

L’uomo senza nervi

La notte stessa si trova insieme ad altri 80 prigionieri del convoglio arrivato da Cracovia. Viene chiamato, fatto spogliare e marciare verso un letto di ghiaia fuori dal campo. La mattina successiva si riuniscono gli ufficiali delle SS con le mogli per assistere allo spettacolo dell’ennesima fucilazione di massa. Si fa colazione mentre una banda suona, poi ci si raduna su delle tribune improvvisate. Dopo la prima scarica di colpi Łyko si alza in piedi; gli sparano nuovamente, ma ancora una volta riesce a sollevarsi. È lo stesso comandante del campo Karl Fritzsch che, spazientito, scende dalla tribuna e lo finisce con un colpo alla nuca, tra gli applausi scroscianti del pubblico, come riportato minuziosamente nelle cronache del campo.

Łyko Wisła
Vogliamo ricordare Łyko con la maglia del Wisła (Fonte: trivela.com.br)

Insieme a Łyko, quel 3 luglio 1941 muoiono due giocatori dei rivali cittadini del KS Cracovia, i fratelli Witold e Mieczysław Zieliński, nonché l’ex presidente del Wisła, Bolesław Czuchojowski. Il suo corpo viene immediatamente cremato e le ceneri disperse, come quelle degli altri milioni di morti nei campi di prigionia e sterminio. Rakowice non ha dimenticato, però, uno dei suoi figli più famosi e coraggiosi ed oggi un tumulo alla sua memoria si trova nel cimitero cittadino.

Mai dimenticare

Primo Levi disse che “pochi sono gli uomini che sanno andare a morte con dignità”: possiamo affermare che Antoni Andrzej Łyko, ovvero l’uomo senza nervi, rientri tra questi. Primo Levi scrisse anche che “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare e le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate, anche le nostre”. Allora bisogna affermare che non si possono non conoscere e dimenticare queste storie e che si deve perseverare, nella conservazione della memoria collettiva di questi eventi, anche nei giorni successivi alla Giornata della Memoria, per non cadere una seconda volta nelle trappole che la storia pone costantemente all’umanità.


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Fonte immagine di copertina: infobae.com

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