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La famiglia Glazer deve andare via

I tifosi dello United sono decisi a cacciare i Glazer da Manchester, ma potrebbe essere troppo tardi per recuperare i valori fondanti del club.

Nel 1994, la cantante irlandese Sinéad O’Connor pubblica un pezzo dal titolo ‘Red Football’.

“Non sono un pallone rosso, che puoi prendermi a calci nel giardino”, suonano, tradotti, i primi versi.

In quegli anni, il DNA del Manchester United nella nuova Premier League sta andando via via consolidandosi. Alex Ferguson ha rifondato il club sulla Class of ’92. Lo United è la squadra più dominante degli anni ’90 in Inghilterra, suggellando in Europa, nella clamorosa finale del 1998 contro il Bayern Monaco, un trionfo che mancava da 30 anni. Era stato Matt Busby, nel 1968, il primo allenatore dello United capace di conquistare l’Europa, 10 anni dopo la tragedia di Monaco.

Nel 1974 era arrivata la retrocessione in Second Division. Un purgatorio durato una sola stagione, ma che avrebbe cementato il rapporto fra la Red Army e il club. Solo nel 1993, con Alex Ferguson, lo United sarebbe tornato sul tetto d’Inghilterra.

La fedeltà dei tifosi dei Red Devils non è mai stata in discussione. Nella buona e nella cattiva sorte, e al netto del sentimentalismo pop pro-Citizens di Jimmy Grimble, Manchester è quasi sempre stata “Red”. Neppure l’ascesa del Manchester City degli sceicchi e un dualismo cittadino che da diversi anni pende ormai dalle parti dell’Etihad hanno scalfito questo autentico atto di fede.

La minaccia al sentimento d’amore e passione dei tifosi verso lo United non è giunta dai risultati e nemmeno dalle difficoltà crescenti della rivalità stracittadina. Il pallone rosso che rotola nel giardino, che rappresenta i valori fondanti del club, è stato bucato dalla nuova proprietà americana: la famiglia Glazer.

La scalata della famiglia Glazer e il ruolo di Ed Woodward

Una data cardine nella timeline che riassume la scalata della famiglia Glazer alla proprietà del Manchester United è il 2 marzo 2003. Su consiglio dell’ex banchiere Ed Woodward, successivamente plenipotenziario del board di azionisti e consiglieri dal 2013, il tycoon americano Malcolm Glazer acquista il 2.9% delle quote.

Glazer viene da una famiglia di ebrei lituani e la sua attività imprenditoriale e finanziaria, nell’orbita dei super ricchi newyorkesi, ha quel classico non so che di favolistico. Quando il padre passa a miglior vita, il giovane Malcolm eredita gli oggetti del piccolo negozio di gioielli di famiglia, insieme ad un umile scrigno di legno contenente 300 dollari.

Evidentemente, nello scrigno doveva esserci qualcosa di più. Magari il biglietto d’oro della fabbrica di cioccolato di Willy Wonka. O magari no. Glazer si rivela fin da subito un mago degli affari e quei 300 dollari, con l’aiuto delle attività di sostegno della comunità ebraica ashkenazita di Rochester, si trasformano in qualcos’altro. Glazer comincia ad investire in alcune proprietà immobiliari nello Stato della Florida, in perenne espansione, che si rivelerà la sua seconda casa. Diventa presidente della First Allied Corporation, una compagnia che si occupa dell’implementazione di diversi tipi di business.

Un uomo ricco, si sa, per incrementare il suo patrimonio deve diversificare. Dopo alcuni tentativi andati a vuoto, come la scalata alla Harley Davidson, Glazer entra in affari con il futuro presidente degli USA George W. Bush, dal quale rileva la Zapata, compagnia petrolifera fondata dall’altro ex presidente Bush Senior. Glazer diventa quindi proprietario dei Tampa Bay Buccaneers, franchigia di Football Americano di successo, che con Tom Brady da quarterback è campione in carica della NFL. Ma non si accontenta e, nel 2003, entra nel board del Manchester United.

Lo United of Manchester e il risentimento dei tifosi

Nel giro di due anni, fra il marzo 2003 e il giugno 2005, la scalata dei Glazer è completa. La famiglia americana possiede il 98% delle quote dello United attraverso un prestito di 525 milioni di sterline e una “spesa” totale di 790 milioni di sterline.

Ma la cosa ai tifosi non va proprio giù. L’aumento esponenziale del costo dei biglietti per entrare nel Teatro dei Sogni, unitamente ad una gestione personalistica delle finanze del club, spinge un gruppo di fan hardcore a fondare l’FC United of Manchester. Un gesto in aperto contrasto con la proprietà, che a luglio, a Old Trafford, è costretta a farsi scortare dalla polizia per uscire dallo stadio, bersagliata dalla rabbia dei tifosi.

Appare chiaro che lo United sia nelle mani di personaggi che vedono nel club un tool per manovre d’alta finanza, mentre i conti reali continuano a registrare pesanti passivi. Le proteste si trasformano in guerra aperta nel 2010, quando ha inizio la “green and gold campaign”. Due colori che riemergeranno nelle manifestazioni dello scorso fine settimana con tutta la loro forza espressiva.

Il Manchester United continua a vincere fino al ritiro di Alex Ferguson, il quale si vocifera essere la testa di ponte di una cordata di imprenditori volta a rilevare il club dalle mani dei Glazer. Senza successo.

Il capostipite della famiglia americana comincia a subire gli effetti di un doppio ictus e, ormai invalido, lascia le redini del business nelle mani dei suoi sei figli. Morirà nel 2014, quando il rapporto fra la proprietà e la tifoseria è giunto ai minimi termini, sintomo di una squadra che ha abbandonato i fasti di pochi anni prima.

Scontro totale: la famiglia Glazer a un bivio

I dati che emergono dalle attività finanziarie e dalla situazione debitoria dello United sono inquietanti e gettano benzina sul fuoco della rabbia dei fan. Nel novembre 2019 Ed Woodward annuncia un incremento del debito netto di 140 mln di sterline, portando il totale a 384.5 mln di pound. Di contro, gli eredi di Mr. Malcolm, in particolare Joel e Avram, continuano a godere dei dividendi milionari dei soci, con punte fra i 15 e i 30 mln a testa.

Attraverso la holding Red Football, che detiene le quote dello United alla New York Stock Exchange, i Glazer hanno effettuato una compravendita di azioni versando, nelle proprie casse, un miliardo di dollari, come riportato nell’inchiesta del The Guardian. Tutto ciò mentre il debito del club arriva, nel marzo 2021, a toccare i 455.5 milioni di sterline.

Cerchiamo di porre la questione in termini più semplici. Il modello finanziario posto in essere dai Glazer risiede in un certo “Wall Street Mindset”, che poggia totalmente su un mercato di azioni e sostanziosi interessi che nulla a che vedere con quanto il club fattura in termini di economia reale. Per fare un esempio, l’esonero di Mourinho fruttò un plus nel valore delle azioni dello United di 5.78% al New York SE.

Nel giro di pochi anni, se non mesi, il patrimonio dello United andrà via via diminuendo e non sarà più in competizione con quello dei cugini del City, i quali sono già parecchio avanti in termini di successo sportivo, oggi. La critica e i giornali hanno definitivamente abbandonato i Glazer e i fan spingono in tutti i modi verso la cessione del club.

Il Manchester United e il sogno imperfetto del calcio dei tifosi

Veniamo alle proteste del 2 maggio. La gestione della famiglia Glazer e di Ed Woodward tocca il fondo con l’annuncio improvviso e il successivo repentino fallimento della Super League.

Le proteste dei supporter dei 6 club di Premier coinvolti nell’affaire d’élite del calcio europeo toccano l’apice nelle città e all’esterno degli stadi. Mentre il Liverpool di Klopp fa visita a Old Trafford, la manifestazione inizialmente pacifica cominciata attorno al Teatro dei Sogni si trasforma in una vera e propria invasione della struttura. I fan distruggono uno degli ingressi dell’impianto ed entrano in campo. Le immagini dei tifosi dello United, non solo in rosso, ma anche in verdeoro, sul manto erboso di Old Trafford, vengono riprese dalle TV sotto lo sguardo attonito di commentatori e broadcaster e fanno il giro del mondo.

Qualcuno, non senza la solita retorica, insiste che i tifosi si stiano riprendendo ciò che è loro. Ed Woodward, nel frattempo, si era già dimesso giorni prima, annunciando che avrebbe però scelto personalmente il proprio successore. Intervenuto a Sky Premier League, l’ex leggenda dello United Gary Neville si è espresso sui due punti principali della controversia:

“Sono disgustato da questa roba della Superlega. Va contro tutti i principi di meritocrazia sportiva che, da tifoso e da calciatore del Manchester United, ho appreso e sviluppato. I tifosi hanno ragione ad essere in collera. Sarebbe meglio per tutti se i Glazer cedessero tutte le loro quote, per non avere più nulla a che fare con i processi decisionali del club”

Gary Neville a Sky Sport Premier League

Quale futuro attende lo United

La partita è stata rinviata alla giornata di ieri, giovedì 13 maggio. Il Manchester United, peraltro, ha perso 4-2 contro il Liverpool. Ma per i tifosi del football, il rinvio dell’incontro è stata evidentemente una vittoria di Pirro. Anzitutto, i media hanno faticato non poco a tenere un equilibrio fra l’appoggio alle proteste anti-Glazers e l’ovvia critica nei confronti delle azioni di teppismo di alcuni supporter. La polizia stessa non ha utilizzato parole dolci per i tifosi dei Red Devils. Ma le proteste verso la scellerata gestione finanziaria e sportiva del club hanno cominciato a sortire effetti indesiderati di medio lungo periodo.

Notizia fresca, infatti, che il marchio My Protein, di proprietà del The Hut Group e che avrebbe dovuto sostituire AON sui kit sportivi dello United, si è dileguato, bruciando un pre-accordo da 200 milioni di sterline in 10 anni. THG ha sede nell’area della Greater Manchester e teme un ritorno d’immagine negativo dall’affiliazione al club, almeno fino a che i Glazer saranno gli azionisti di maggioranza dello United.

In un’epoca in cui un fan che acquista prodotti del club nel sud-est asiatico, ha più valore della passione di un tifoso della middle-class legato territorialmente alla squadra, alla maglia e ai suoi risultati, la protesta dei supporter dello United assume un significato profondo.

Se ne facciano una ragione JP Morgan, famiglia Glazer e affini. Per quanto la destinazione appaia ineluttabile, i colori delle maglie e i palloni che determinano vittorie e sconfitte di un club, appartengono ancora ai tifosi.


Per Sottoporta, tutto il meglio del calcio internazionale: Il Golden Goal in dieci atti (prima parte)

Immagine di copertina: newsdome.co.za

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