Nel cuore pulsante dell’Ecuador si sta scrivendo una storia che va ben oltre il calcio. È la storia del Vinotinto FC, un club che incarna il sogno di una comunità migrante, quella venezuelana. E che trasforma il pallone in strumento di riscatto, integrazione e orgoglio.
La crisi economica e politica che ha colpito il Venezuela a partire dal 2013 ha generato una delle più gravi emergenze migratorie del continente. L’inflazione fuori controllo, la carenza di beni essenziali e l’instabilità sociale hanno costretto milioni di cittadini a lasciare il paese. L’organizzazione degli Stati Americani e l’UNHCR hanno definito questo flusso come il più grande esodo dell’Emisfero occidentale negli ultimi cinquant’anni. L’Ecuador, pur non essendo tra i paesi più ricchi della regione, ha accolto una parte significativa di questa diaspora.
All’inizio fu il Cuniburo
Nel 2023, si contavano circa 500.000 migranti e rifugiati venezuelani nel paese, con una forte concentrazione – circa il 70% – nelle province di Guayas, Manabí e Pichincha. È proprio in quest’ultima, alle pendici dell’omonimo vulcano, che prende vita una favola calcistica destinata a lasciare il segno. Il Cuniburo Fútbol Club nasce l’11 aprile 1992 grazie alla mente di Roberto Bonifaz. Inizia il suo cammino nei campi dilettantistici, con l’ambizione di dare spazio ai giovani talenti locali e di costruire una realtà sportiva solida. Dopo anni di sacrifici, nel 2006 arriva la prima grande soddisfazione: la vittoria della Coppa Pichincha e la promozione nella seconda categoria provinciale. Negli anni successivi, il club inanella un filotto di buoni risultati e diventa un punto di riferimento per il calcio giovanile, crescendo alcuni giocatori di livello come José Quintero, oggi protagonista nell’LDU Quito e nella nazionale ecuadoriana.
Il vero salto di qualità arriva però nel 2022. Con l’arrivo del direttore sportivo Germán Corengia – che ritorna al club dopo una parentesi da allenatore –, il Cuniburo FC avvia una metamorfosi radicale. Viene riorganizzata la struttura societaria, per renderla ancor più funzionale, con l’assunzione di personale qualificato in ogni settore: dallo scouting alla comunicazione, dal marketing alla medicina sportiva. Cambia così la storia del Cuniburo, che inizia ad appoggiarsi anche ad investimenti dall’estero e alla partnership con il Montijo, squadra spagnola di quarta divisione, che porta know-how e visibilità internazionale. La trasformazione a livello amministrativo porta risultati immediati sul lato sportivo. Infatti, il 7 ottobre 2022, la squadra ottiene l’inedita promozione nella Serie B ecuadoregna, coronando un sogno rincorso per trent’anni.
Un traguardo raggiunto grazie alla passione e alla visione di persone che amano il calcio e la propria comunità. La stessa che al suo interno ospita un gran numero di cittadini venezuelani. E questo ci riporta al punto di partenza. Difatti, la volontà del Cuniburo riflette non soltanto il desiderio di scalare i vertici calcistici del paese grazie a competenza e duro lavoro. Ma anche quello di favorire l’integrazione e la rappresentanza del popolo “vinotinto”, ormai largamente presente nei confini nazionali. E così, dopo una stagione di assestamento in seconda divisione, ecco che la squadra conquista la Serie A. Un cammino eccezionale, frutto di 18 vittorie, 6 pareggi e 9 sconfitte in 33 gare, nonché dalla palma di miglior attacco del torneo cadetto.
La promozione non soltanto rappresenta la prima storica volta del Cuniburo in massima divisione, ma anche un ulteriore cambiamento, che rimarca i valori di apertura citati in precedenza. Valori che vengono portati avanti da Giovanni Di Mella, azionista venezuelano e proprietario del Grupo Zaimella, che risiede a Quito da oramai qualche anno. L’uomo acquista la società e la rinomina prontamente “Vinotinto del Ecuador Fútbol Club”, cercando anche di attrarre le comunità di suoi connazionali all’interno del paese.
«Questo progetto è rivolto alla comunità venezuelana come un modo per ringraziare un paese che ha aperto le sue porte».
Il direttore sportivo Juan Manuel Durán
Così è, perché ogni qualvolta che il Vinotinto è in trasferta in città le cui collettività venezuelane sono presenti, eccole che esse cercano di raggiungere lo stadio ed unirsi alla tifoseria. Ogni partita diventa un evento comunitario, con bandiere, cori e un senso di appartenenza che va oltre lo sport.
E questo perché l’appartenere ad un popolo non è elemento vincolante ad un luogo predefinito. Il popolo pulsa nelle vene di chi lo forma, e quello venezuelano sarà sempre dove i suoi cittadini abiteranno, che si trovino a Caracas oppure a Guayaquil. Il Cuniburo aveva originariamente sede a Cayambe e giocava nello stadio “Guillermo Albornoz”. Ma a seguito dei risvolti societari il club oggi si alterna tra Ibarra e Quito per le sfide casalinghe. Nella capitale sono stati diversi gli impianti utilizzati, e ne ha così potuto beneficiare un gran numero di venezuelani che risiedono proprio nell’epicentro ecuadoregno. Occasione, quella del giocare fra le mura amiche, che diviene vera e propria opportunità di festa e riconciliazione.
«Abbiamo ideato un’animazione durante l’intervallo, un’ora folle in cui viene anche servito cibo tradizionale venezuelano, accompagnato da musica».
Steeven Pozo, addetto stampa del Vinotinto
Il Vinotinto FC è qualcosa di più
L’esordio in Serie A, avvenuto il 16 febbraio 2025 ha visto un battesimo importante per il Vinotinto. Un match di spessore contro il “Re di coppe”, l’LDU Quito, che si è chiuso con un prezioso 0-0. Ad oggi il club lotta per mantenere la categoria e non rimanere imbottigliato nelle zone calde di classifica, anche se il vero successo è già stato raggiunto. Ha dato voce ad una comunità, ha costruito ponti tra culture e ha dimostrato che il calcio può essere molto più di un gioco. Questo perché la creatura ideata e modellata dai vari Roberto Bonifaz, Germán Corengia, Giovanni Di Mella e dall’attuale presidente Alejandra Durán non è solo una squadra di calcio. È un progetto sociale, che al suo interno ha avviato programmi di inclusione per giovani migranti, corsi di formazione per allenatori e dirigenti, e attività culturali che coinvolgono le famiglie.
L’obiettivo è creare un ecosistema virtuoso, dove sport e comunità si alimentano a vicenda. In collaborazione con ONG locali e internazionali, il Vinotinto FC, così come il governo dell’Ecuador, promuove valori di solidarietà, rispetto e integrazione. E guarda al futuro con ambizione, con la voglia di espandere il settore giovanile, costruire un centro sportivo moderno e diventare un modello per altri club della regione. In un mondo segnato da crisi, migrazioni e divisioni, il Vinotinto FC rappresenta una luce. Ha ridato dignità a una comunità, ha acceso passioni sopite e ha dimostrato che l’identità non è legata a un luogo, ma alle persone. Il calcio di certo non rappresenta tutto, non lo rappresenterà mai, ma nella quotidianità può essere quella fiamma che ha il potere di riaccendere i sorrisi e le passioni nella vita e nei cuori di molti. E il Vinotinto FC, oggi, è quella fiamma.
Immagine di copertina realizzata da Fabrizio Fasolino
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