Mentre il mondo si prepara al grande spettacolo del Mondiale in Nordamerica, sei selezioni ricche di cultura e identità scendono in campo per l’Europeo CONIFA 2026. In Italia. Per ricordare al mondo che esistono.
Quando a febbraio abbiamo appreso che l’Europeo CONIFA si sarebbe disputato in Italia, abbiamo deciso di volerla seguire con attenzione. La CONIFA una Federazione internazionale speciale, che accoglie selezioni non affiliate alla FIFA, dando voce a minoranze, territori isolati o regioni culturali. Il 1° giugno 2026 si alzerà il sipario su uno dei tornei di calcio più singolari al mondo, ufficialmente chiamato CONIFA Euro 2026 Insubria.
L’Insubria è il nome storico della regione alpina e prealpina che abbraccia la Lombardia occidentale, il Canton Ticino e parte del Piemonte. La manifestazione si svolge pochi giorni prima del Mondiale FIFA in USA, Canada e Messico. Mentre il calcio che tutti noi conosciamo si prepara al suo spettacolo multimiliardario, nel cuore della Brianza va in scena qualcosa di diverso. Nessun contratto televisivo da capogiro, nessun grande sponsor, nessuna retorica del grande evento. Solo squadre che si sono arrangiate con budget limitati, alcune attraverso raccolte fondi, altre grazie al sostegno delle loro comunità. Un tocco di umiltà all’élite del calcio a cui siamo abituati.
La CONIFA è gestita quasi interamente da volontari e da appassionati che nel tempo libero coordinano qualificazioni, ranking e regolamenti. L’unico requisito comune per farne parte è uno solo: non essere affiliati alla FIFA. Le nazionali — o membri, come preferiscono definirsi — che parteciperanno al prossimo Europeo raccontano da sole la filosofia della CONIFA. Nel girone A si affronteranno Raetia, Padania e Groenlandia; nel girone B, Rouet-Provenza, Canton Ticino e Cipro del Nord. Sei realtà che rappresentano storie etniche, linguistiche, politiche, geografiche diverse, accomunate dal desiderio di avere un posto anche sul terreno di gioco.
Il format è semplice: due gironi all’italiana con le prime che accedono alla finalissima del 6 giugno e le seconde a giocarsi il terzo posto. Le partite si disputeranno allo stadio di Carate Brianza – impianto da 1450 posti della Folgore Caratese appena promossa in Lega Pro – e al campo sintetico di Verano Brianza. Strutture a misura d’uomo, perfette per l’atmosfera raccolta che questo torneo richiede e merita.
Non tutti i governi guardano con simpatia ad alcuni membri della CONIFA — basti pensare a Groenlandia o Cipro del Nord — perché portano con sé un peso geopolitico che nessun fischio d’inizio può sospendere. Quando il 1° giugno 2026 il fischio d’inizio risuonerà a Verano Brianza, però, in quel campo ci saranno ragazzi che giocano per qualcosa che non ha prezzo: il riconoscimento e l’orgoglio di indossare una maglia che rappresenta chi sono e da dove vengono.
Alcuni giocano per un popolo che per molti non esiste o per una nazione che nessuno ha ancora il coraggio (o la convenienza) di riconoscere ufficialmente. Il punto però è semplice. Esistiamo, e siccome esistiamo lo possiamo dire a tutto il mondo, attraverso il calcio. La CONIFA non risolve nessun conflitto né qualunque questione politica. Ma dimostra che è possibile condividere un campo, una partita o un momento anche quando le risposte restano in sospeso e il resto del mondo fatica a trovare un punto d’incontro.
Come Associazione Sottoporta ETS abbiamo scelto di sostenere e promuovere questo torneo perché condividiamo una convinzione di fondo. Pensiamo che ogni comunità ha una storia che merita di essere raccontata, ogni identità ha il diritto di essere riconosciuta. Siamo contro ogni forma di guerra e violenza, e crediamo che eventi come questo, dove popoli diversi si incontrano nel rispetto delle regole del gioco, siano una delle risposte più concrete che lo sport possa dare alla logica della divisione. In Brianza vale la pena esserci.
