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La Rhino Cup è più di una competizione

Quando il triplice fischio dell’arbitro risuona in una delle polverose zone rurali del Mozambico meridionale, silenziosamente prende forma una straordinaria vittoria: alcuni preziosi esemplari di rinoceronte – che sarebbero dovuti finire nel mirino dei bracconieri – continuano a respirare. A esistere. È questa travolgente sinergia tra la passione per il calcio e la conservazione della biodiversità che definisce l’approccio innovativo della Rhino Cup Champions League.

«Il punto di svolta è arrivato nel 2016, quando io e Matt Bracken abbiamo visitato alcune comunità sul lato mozambicano del Kruger National Park. In quel periodo, circa 150 membri, anche giovani, di questi villaggi morivano in incidenti legati al bracconaggio» ci racconta Rohan Nel, co-fondatore e Chief Operating Officer della Wild and Free Foundation (WFF). Il bracconaggio nei confronti dei rinoceronti non è semplicemente un crimine. Spesso, purtroppo, rappresenta una delle poche opportunità economiche disponibili per i ragazzi che vivono in queste aree, con accesso limitato all’istruzione e alle opportunità lavorative. La promessa di guadagni immediati e sostanziosi ha creato un ciclo vizioso che indebolisce gli sforzi di tutelare e conservare l’ambiente circostante.

Rohan è nato e cresciuto in Sudafrica ed è un fotografo e videomaker professionista. Matt, invece, è stato il primo americano a diplomarsi al Protrack Anti-Poaching Ranger Training, un programma di formazione per rangers anti-bracconaggio in Sudafrica. I due, nel 2013, realizzarono il documentario “Boots on the Ground“, che racconta da vicino l’addestramento e la vita quotidiana di questi rangers impegnati in prima linea contro il bracconaggio. La pellicola debuttò al Wildlife Conservation Film Festival di New York e vinse il premio come “Miglior documentario amatoriale“. Quell’esperienza consolidò in loro l’idea di fare di più per proteggere la fauna africana. Decisero così di fondare un’organizzazione no-profit per aiutare le comunità locali e offrire soluzioni concrete per vivere liberi dal bracconaggio.

Quando arrivarono in Mozambico, chiesero: «Ma quindi, come possiamo aiutarvi?». La risposta degli abitanti fu semplice: «Aiutateci con il calcio». Quella richiesta non era solo una proposta ma rappresentava una sfida e una responsabilità concreta.

«All’inizio ci fu molta diffidenza e tanti sospetti. I capi del bracconaggio ci accusarono di essere agenti sotto copertura per spiare le loro attività. Alcuni leader comunitari dubitavano invece che il calcio potesse cambiare qualcosa. Ci trovammo davanti anche a ostacoli pratici: niente divise, niente campi, villaggi separati da strade pessime e nessun trasporto per i giocatori. Nonostante ciò, iniziammo con quattro squadre nel 2016. Fu una prova di fiducia. Oggi la Rhino Cup conta 24 squadre e 720 giocatori solo in Mozambico, con squadre femminili e giovanili incluse

Rohan Nel, co-fondatore e COO della Wild and Free Foundation

Per comprendere la portata della Rhino Cup Champions League, è necessario prima riconoscere il valore intrinseco e l’importanza dei protagonisti di questa storia. I rinoceronti rappresentano una delle specie più maestose e minacciate del regno animale, con una popolazione globale ridotta a circa 28.000 individui distribuiti tra cinque specie distinte. Questi magnifici megaerbivori fungono da veri ingegneri ecosistemici, plasmando attivamente gli habitat in vaste aree di Asia e Africa. Nel continente africano vivono due specie: il rinoceronte bianco e quello nero. Già dal XIX secolo però, il rinoceronte nero, l’esemplare più numeroso, finì al centro di una caccia spietata e sistematica.

La domanda crescente del corno di rinoceronte trasformò questi animali in bersagli ambulanti. Il corno di questi mammiferi non è un vero osso, ma è composto da cheratina, la stessa sostanza che compone unghie e capelli umani. Eppure, continua a essere considerato un oggetto di lusso e di culto in molte parti del mondo. Per alcuni è un presunto afrodisiaco, per altri un simbolo di potere da esibire, un amuleto portafortuna o addirittura una sorta di panacea nella medicina tradizionale asiatica. Tutte credenze prive di fondamento scientifico, ma che alimentano un mercato nero sbalorditivo, dove il corno di rinoceronte può valere più dell’oro.

La magnificenza dei trofei della Rhino Cup (Credits: Wild and Free Foundation, profilo X)

Un desiderio insensato che continua a spingere il bracconaggio, che ha provocato un collasso demografico catastrofico. Pensate che la popolazione del rinoceronte nero è precipitata da circa 70.000 individui nel 1970 a soli 2.410 nel 1995, registrando un declino del 96% in appena 25 anni. Grazie ai persistenti e coordinati sforzi di conservazione implementati in tutta l’Africa, da allora il numero di rinoceronti neri è gradualmente aumentato, raggiungendo oggi circa 6.500 esemplari. Tuttavia, questa fragile ripresa rimane costantemente minacciata da reti criminali internazionali sempre più sofisticate, che utilizzano metodi avanzati per eludere i controlli delle aree protette.

È in questo contesto che emerge l’audace intuizione della Rhino Cup Champions League. La Wild and Free Foundation ha puntato dritto al cuore del problema per offrire ai giovani un’alternativa e molte opportunità. In un continente dove il calcio è una vera e propria religione che unisce milioni di persone, Rohan e Matt hanno compreso realmente che per raggiungere i giovani delle comunità più vulnerabili, e coinvolgerli nella protezione dei rinoceronti, bisognava partire proprio da un pallone. Non campagne pubblicitarie, non proclami o convegni, ma scarpette, maglie, lavagnette tattiche e campetti improvvisati. Bisognava parlare la loro lingua, entrare nelle loro vite attraverso la passione più pura e condivisa: quella per il gioco del calcio.

I ragazzi della Rhino Cup lottano su ogni pallone (Credits: Wild and Free Foundation, profilo X)

La missione della Rhino Cup Champions League è quella di responsabilizzare i giovani e le comunità che vivono intorno ai parchi nazionali e alle riserve naturali in Africa attraverso il calcio. L’obiettivo? Ridurre la dipendenza dal bracconaggio, contribuire alla salvaguardia del rinoceronte africano e favorire un calo della criminalità.

«Grazie alla nostra collaborazione con la Wild and Free Foundation, abbiamo un ottimo modo per combattere la caccia al rinoceronte. Qui gli esseri umani rischiano di perdere la vita, mentre altri vengono spediti in prigione e magari ci restano». Queste parole sono di Orlando “Watch” Cossa, che è stato anche tecnico del Club De Corumana. Inizialmente scettico, Cossa ha dovuto ricredersi quando ha visto coi suoi occhi diversi ex bracconieri voltare pagina e ricostruire i legami con la comunità per poter giocare a calcio. Orlando “Watch” Cossa guida oggi la lega in Mozambico.

Ogni partita della Rhino Cup non è solo un momento di aggregazione comunitaria, ma anche un piccolo impulso all’economia locale. In qualunque match, in qualunque angolo, si possono trovare, infatti, piccoli venditori ambulanti che vendono cibo, bibite e persino alcuni prodotti d’artigianato. Tutto questo innesca un circolo virtuoso di attività economica legale. Si crea così un’ecosistema multidimensionale che fornisce a molte persone alternative concrete e sostenibili alle pratiche illecite. L’emergenza sanitaria globale del 2020 ha però generato effetti collaterali devastanti. Mentre la pandemia decimava i flussi turistici e costringeva a ridimensionare la vigilanza territoriale, si registrava un’escalation allarmante del bracconaggio, che non risparmiava nemmeno le riserve naturali più celebrate e sorvegliate.

In questo scenario critico, l’idea di ampliare la portata della Rhino Cup Champions League ha acquisito ancora più forza, per estendere il suo impatto nelle aree più vulnerabili. Fin dal suo lancio, era chiaro che la Rhino Cup non fosse solo un torneo: era una scintilla, un potenziale punto di svolta. Così, nel 2021, sono nate le prime espansioni oltre il Mozambico. In Namibia, paese che custodisce oltre un terzo dei rinoceronti neri rimasti in Africa, è nata una collaborazione con Save the Rhino Trust nella zona di Kunene/Etosha. A partire dal loro torneo annuale legato alla Giornata mondiale del rinoceronte, è stata istituita la RCYCL, dove la Y sta per Youth (Gioventù). Una semplice aggiunta voluta dal governo namibiano, accolta però con grande entusiasmo.

In Zimbabwe, grazie alla partnership con Painted Dog Conservation, la RCCL ha preso forma coinvolgendo inizialmente 20 squadre provenienti dalle comunità che vivono attorno al Parco Nazionale di Hwange. Col passare degli anni, il torneo si è trasformato in un appuntamento atteso e profondamente sentito.

Le stagioni calcistiche della RCCL si disputano in genere da marzo/aprile fino a ottobre/novembre. Un’eccezione particolare è rappresentata dalla Namibia, che adotta un formato leggermente diverso, chiamato “league-aments”. * «Praticamente, a causa delle grandi distanze tra comunità e squadre, lì i club si ritrovano una volta al mese, o secondo un calendario stabilito, e condensano le partite in un intero fine settimana, per poi ripetere lo stesso schema il mese successivo» chiarisce Rohan Nel. Inoltre, nei calendari vengono pianificati giorni o settimane extra per fronteggiare eventuali imprevisti legati al meteo: quando piove, difatti, viaggiare diventa impossibile. Le strade bagnate e fangose non sono sicure e i mezzi non sono attrezzati per affrontarle.

La visione della RCCL è ambiziosa perché punta a diventare la più grande lega amatoriale rurale dell’intero continente africano, a patto che si abbia un impatto sociale reale e misurabile. «Dopo Mozambico, Namibia, Zimbabwe, recentemente ci siamo insediati anche in Tanzania. Ed entro il 2030 puntiamo a espanderci in almeno nove Paesi africani» afferma orgoglioso Rohan.

* termine da sottolineare perché è un brillante incrocio tra league (campionato) e tournaments (tornei). Fantastico.

I dati raccolti dall’inizio della Rhino Cup Champions League rivelano il raggiungimento di risultati straordinari, come ci spiega Rohan. «L’impatto è stato enorme. In Mozambico, le comunità hanno registrato una riduzione del 90% negli arresti e nei decessi legati al bracconaggio tra il 2016 e il 2021. In Zimbabwe, ci sono state intere stagioni senza che un solo rinoceronte venisse ucciso nelle aree della lega. Nella regione del Kunene, in Namibia, i club giovanili coinvolgono oggi oltre 200 ragazzi in attività di conservazione del rinoceronte». Questi numeri non sono solo indicatori quantitativi: raccontano un trasformazione. E dimostrano che il calcio, se inserito in una strategia intelligente e mirata, può diventare un potente alleato.

«È impossibile contare il numero di rinoceronti effettivamente salvati, ma quello stiamo facendo con la Rhino Cup è la prova che il calcio è diventato un vero scudo protettivo, tanto per la fauna quanto per le persone». L’impatto della RCCL va ben oltre la conservazione, e Rohan ci dà la conferma. «Le comunità ci segnalano inoltre una sensibile diminuzione delle gravidanze adolescenziali e dei matrimoni precoci, poiché ora le ragazze hanno l’opportunità di giocare, viaggiare con le squadre e prolungare i loro studi. Per molte famiglie, la Rhino Cup rappresenta la prima occasione in cui le loro figlie vengono riconosciute come atlete e leader, e non soltanto come future mogli».

La forza della Rhino Cup risiede proprio nella consapevolezza che, in molte aree dell’Africa, il calcio può assumere un valore culturale e sociale che va ben oltre la semplice dimensione ricreativa. È un linguaggio universale capace di superare barriere etniche, linguistiche e socio-economiche. Un elemento unificante in grado di catalizzare energie collettive positive per creare senso di appartenenza e orgoglio territoriale. E, nel caso della Rhino Cup, anche un’insperata ancora di salvezza per una delle specie più minacciate del pianeta.

Conversando con Rohan Nel, sono emerse alcune storie davvero significative, come quella di Constance Phiri dello Zimbabwe, arbitra professionista che ha usato i guadagni delle sue partite per finanziare le lezioni di guida della figlia. Questo gesto non solo ha permesso alla giovane ragazza di ottenere la patente, ma ha anche rappresentato un esempio ispiratore per altre donne. Poi c’è Little Max. «Aveva circa 3 anni quando lo abbiamo incontrato per la prima volta, nel 2017. Suo padre è in carcere in Sudafrica per bracconaggio di rinoceronti, mentre la madre risiede tra Sudafrica e Mozambico».

Max vive con la nonna e la sorella e non comprende ancora che è nato in un luogo senza tante prospettive di futuro. Tra neanche dieci anni potrebbe diventare uno di quei ragazzi che attraversano il Kruger con un fucile in mano per cacciare i rinoceronti. «Max ha solo grandi occhi marroni che gridano aiuto, e il nostro obiettivo è assicurarci che non muoia nel Kruger. Non è impossibile: basta educarlo al valore della fauna selvatica. La natura non è malvagia. Ma al momento Max vede gli animali come “la cosa dei bianchi ricchi”, come qualcosa che gli ha portato via il padre e costretto la madre a emigrare. Per lui la conservazione è odio, non speranza». Little Max è l’esempio perfetto di ciò che la Wild & Free Foundation cerca di fare: affrontare il problema prima che inizi.

Infine, emblematico è il percorso di Enock Moyo, uno dei calciatori più promettenti mai passati per la RCCL Zimbabwe. Le sue prestazioni con l’Iganyana gli sono valse, nel 2024, la firma di un contratto con i Bikita Minerals, club della Zimbabwe Premier Soccer League. Il talento del giovane centrocampista offensivo non si è limitato al panorama domestico. Convocato in nazionale Under 20, Moyo ha segnato due goal nella COSAFA Championship di categoria disputata l’anno scorso in Mozambico.

I suoi goal hanno trascinato i Young Warriors fino alla semifinale del rinomato torneo del sud del continente. Un giocatore che ha iniziato il suo cammino sui campi sterrati della Rhino Cup e che oggi insegue, con il Simba Bhora – sua nuova squadra da inizio anno – il sogno di una carriera da professionista. Con lo sguardo rivolto verso l’Europa, meta ambita di ogni giovane talento africano che sogna di calcare i prati più prestigiosi del mondo.

Non si tratta solo di una chance economica, ma di una trasformazione profonda del concetto stesso di status e riconoscimento sociale. Il calciatore che segna un goal riceve sempre tanto affetto, tanta sincera ammirazione, a differenza di un bracconiere che torna a casa entusiasta sì, ma dopo aver fatto del male. È sempre meglio mandare la palla in rete che mandare un rinoceronte all’altro mondo. «La Rhino Cup è più di un torneo: è un cammino verso dignità, opportunità e orgoglio» chiosa Rohan. Ed è così.

Il recente workshop del 2025, tenutosi nel cuore pulsante della RCCL, a Sàbié, ha rappresentato un momento di riflessione collettiva. Non una semplice riunione tecnica, ma un cerchio di voci, idee e testimonianze nato per interrogarsi sull’impatto reale della lega e su come renderlo ancora più profondo e duraturo. Allenatori, arbitri, membri dei comitati locali: tutti hanno portato la propria visione, contribuendo a un dialogo autentico sul futuro. Non è un progetto “per” loro, è un progetto “con” loro.

La scelta di Sàbié come sede di questo importante incontro non è stata affatto casuale. Questo accogliente villaggio custodisce lo spirito originario della Rhino Cup Champions League. È qui che tutto ha avuto inizio. Ed è sempre qui, negli spazi che ospitano le squadre del Baptine FC e dello Zitha FC, che i partecipanti si sono ritrovati per confrontarsi. Hanno parlato di calcio, certo, ma anche di vita. Hanno riso insieme davanti ai piatti della cucina locale del ristorante Tshakane, si sono sfidati al Ntxuva – il tradizionale gioco noto anche come gli scacchi africani – e hanno scherzato lungo la riva del fiume Incomati. Il lavoro della Rhino Cup non può essere separato dalle comunità reali, dalle persone reali e dai cambiamenti reali che produce.

Di fronte alla minaccia di estinzione che incombe sui rinoceronti, il calcio ha risposto con coraggio diventando parte della soluzione. Ogni match di Rhino Cup Champions League diventa un atto concreto di resistenza e ribellione contro l’estinzione. Ogni goal segnato è un passo verso un futuro in cui i rinoceronti possono continuare a plasmare gli ecosistemi africani. E quando la natura vince, vincono tutti. Questa è una storia che dimostra, ancora una volta, come il calcio sappia andare ben oltre il semplice intrattenimento. Ed è sorprendente come, in ogni angolo del pianeta, questo gioco riesca a trasformarsi in strumento di speranza, educazione e cambiamento. Viva il calcio e vive la Rhino Cup.


Immagine di copertina realizzata da Fabrizio Fasolino

Un ringraziamento speciale va a Rohan Nel per aver risposto a tutte le nostre domande.

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Di Cosimo Giordano

Opinionista sportivo nel tempo libero, founder di Sottoporta, amo la pizza e il calcio internazionale. Sono quel tipo che ogni tanto ripensa alla carriera di Pauleta e che va a curiosare sulle rose del campionato australiano.

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