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Thomas N’Kono, l’ispiratore

Un portiere, un’icona generazionale per chi, negli anni Ottanta, volesse uscire dai canoni, un tocco di calcio internazionale in un’epoca di cambiamenti. Semplicemente Thomas N’Kono.

Ci sono vite che fanno storia a sé, esistenze che marchiano altre esistenze che poi, nel loro fluire, faranno la storia e saranno ricordate per sempre. Queste figure non sarebbero esistite senza che ce ne fosse prima una, anticipatrice ed ispiratrice. Insomma, una figura simile a quella che fu Thomas N’Kono per Gianluigi Buffon.

Rivoluzionario

Thomas N’Kono è un personaggio fondamentale per il calcio moderno: fu il primo portiere di colore ad aver giocato in Europa, precisamente nell’Espanyol, e non fu una meteora.

Estate del 1982, N’Kono e il Camerun si fecero notare in positivo ai Mondiali di Spagna, fuori per la sola differenza reti e proprio un suo errore risultò decisivo per gli azzurri. Uno scivolone, una perdita di aderenza dei tacchetti al manto erboso e Graziani può festeggiare: l’Italia intera tira un sospiro di sollievo. Capita anche ai migliori di sbagliare.
L’Espanyol lo nota, N’Kono firma dopo la rassegna iridata per riscrivere pagine di storia del calcio e dell’umanità, abbattendo barriere mentali e issandone a sua volta tra i pali.

Per diversi anni è stato il giocatore africano con più presenze nella Liga, superato da un altro mito moderno, Samuel Eto’o, il Black Mamba che, insieme ad una nidiata di fenomeni da tutto il continente, porterà i giocatori africani allo stesso grado di considerazione dei colleghi europei e sudamericani. Ma senza persone come N’Kono, non avremmo avuto i Drogba e i Mané.

Qualcuno doveva tracciare la via. Qualcuno doveva far capire al mondo intero quanto il calcio africano fosse pronto a rompere i confini e gli ordini precostituiti: l’Africa non doveva essere più schiava o inferiore, bensì splendente di luce propria.

Buffon ed io

I destini si incrociano, l’ispirazione entra in gioco, il mito prende forma. Gianluigi Buffon non sarebbe mai stato il Numero Uno dei numeri uno senza Thomas N’Kono. Vuoi perchè nelle giovanili del Parma c’era la necessità di un portiere, vuoi perchè il ragazzino rimase folgorato da questo gattone in pantaloni lunghi, indossati sempre e comunque. La leggenda di Buffon nacque grazie al portiere del Camerun.

Gigi è un amico, a volte ci sentiamo. È stato un onore sapere che ha chiamato suo figlio come me. Era addirittura presente al mio addio al calcio giocato in Camerun nel 1999. Ti lascio immaginare lo stupore della gente nel vedere un ventenne bianco durante quell’occasione.

Thomas N’Kono ai microfoni di Ultimo Uomo

Immaginate: in un universo parallelo scorrono le immagini del Mondiale tedesco e, al posto di trovare Buffon, eccovi un altro uomo, chiunque vogliate, che sia Angelo Peruzzi o qualunque altro essere parante. Gianluigi Buffon, nel 2006, sarebbe stato un buon centrocampista di provincia, avrebbe assaggiato la Serie A con il Parma per poi lasciare il segno, in giro per lo stivale, lontano dalle grandi metropoli. L’Europa è un sogno, la Nazionale un’utopia. Senza N’Kono questo sarebbe potuto essere un futuro plausibile.

Alcune esistenze lasciano il segno, altre ancora si rivelano fondamentali.


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Fonte foto di copertina: Goal.com https://www.goal.com/en-za/news/the-remarkable-story-of-thomas-nkono-and-rcd-espanyol/10xbp8ajk4p6v1ub8lr08pnitb

Di Luigi Della Penna

Classe 1996, mi definisco un cacciatore di storie e un mendicante di emozioni. Il calcio è vita, ma un'esistenza senza football non sarebbe la stessa cosa.

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