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Delio Onnis, le Roi de France

Non tutti sanno che il più grande marcatore nella storia del campionato francese è italiano. Il suo nome è Delio Onnis.

Un mito del calcio, sconosciuto alla maggior parte degli appassionati del suo paese, l’Italia. Strano destino, quello di Delio Onnis, passato alla storia come il più grande cannoniere della storia della Ligue 1, ai tempi denominata Division 1, dopo aver realizzato 299 reti, alle quali vanno aggiunti svariati gol in Ligue 2 (30) e nelle coppe nazionali ed internazionali, con oltre 400 centri totali. Cinque volte capocannoniere come Carlos Bianchi, suo rivale dell’epoca. Michel Platini, a precisa domanda sul perché non avesse mai trionfato in tale classifica, rispose che, con quei due in giro, era letteralmente impossibile competere.

Storia di un “Tano”

Delio Onnis con il Monaco.
Delio Onnis con il Monaco. ( Fonte: Goal.com)

Delio Onnis nasce a Giuliano di Roma, in provincia di Frosinone, il 24 marzo del 1948, da padre sardo e madre ciociara. L’Italia del dopoguerra è in piena ricostruzione sociale e la famiglia Onnis prende la decisione di emigrare in Argentina, a Buenos Aires. Nella capitale, il giovane Delio impara a giocare, affina la propria tecnica e quell’innato fiuto del gol che lo contraddistinguerà per tutta la carriera. Ad inizio anni Sessanta muove i suoi primi passi nell’Almagro, per poi passare al Gimnasia La Plata.

Lo chiamano el Tano, l’affettuoso epiteto con il quale gli argentini definiscono gli italiani, soprannome che lo stesso De Rossi riceverà dai tifosi del Boca.

Delio si dimostra un centravanti dalla spiccata vena realizzativa e, in Italia, qualcuno si è accorto di lui. Ma con un club professionistico del nostro paese non può giocare, a causa di un regolamento cervellotico che proibisce ai calciatori italiani, che giocano all’estero, di disputare match tra i professionisti senza aver accumulato tre anni di esperienza in Serie C. Capitolo Nazionali: la federazione italiana sconsiglia giocatori dall’estero, la dittatura di Videla, quando Onnis gioca in Francia, “suggerisce” di non convocare atleti tesserati oltre confine.

Re di Francia

Dopo aver dato spettacolo con la maglia del Gimnasia, nel 1971 sbarca in Francia, al Reims: arrivano due salvezze e 39 gol. Nel 1973, Jean Louis Campora, presidente del Monaco, decide di portare il prolifico attaccante nel Principato di Montecarlo. Sette stagioni sul filo del rasoio emotivo, gol a raffica, il duello con l’altro argentino, Carlos Bianchi, è intenso. Nel 1976, nonostante Onnis, il Monaco retrocede, ma torna subito nella massima serie grazie proprio a Delio, capocannoniere della stagione di Division 2. Arriva una grande vittoria: nella stagione 1977-1978 il Monaco trionfa in Division 1. Onnis si ferma a quota 29, Bianchi è il re dei bomber con 37 centri. Non importa. Due anni dopo arriva la Coppa di Francia, ma le soddisfazioni finiscono qui.

Delio non è più considerato indispensabile.

Cambia casacca, trasferendosi al Tours, dove, nel 1981 e nel 1982, vince due volte la classifica dei cannonieri. Un riconoscimento che si va a sommare insieme a quelli del 1975 e del 1980 (a pari merito con il tedesco Erwin Kostedde). Con la maglia del Tolone poi, quando le primavere passate sono ben trentotto, Onnis raggiunge quota cinque, nel 1984.

Considerazione

Delio Onnis miglior marcatore Ligue 1
Delio Onnis. ( Fonte: FEP / PanoramiC)

Soprannominato Monsieur 300 buts, per ironia del destino si è fermato ad un solo gol di distacco dal trecentesimo. “Non mi piacciono le cifre tonde“, dirà scherzosamente anni dopo.

Delio Onnis ha vissuto, per buona parte della propria carriera, nell’epoca sbagliata: vittima di un regolamento autolesionista post-Corea, per quanto riguarda l’Italia; penalizzato probabilmente dal fatto di giocare in Francia con leggero anticipo sugli eventi che porteranno, proprio sul finire della sua carriera, alla ribalta del football transalpino, con la nidiata capitanata da Platini. Nel 1982 i Blues arrivano quarti ai Mondiali di Spagna, nel 1984 trionfano nell’Europeo casalingo, ma Delio ha ormai superato abbondantemente i trenta e le speranze di giocare in Italia erano ormai evaporate. In più, come da lui stesso ammesso, il campionato francese era ancora in uno stato di embrionale arretratezza, rispetto ai livelli italiani e argentini. Un peccato, perché Delio Onnis non avrebbe sfigurato.


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Fonte foto di copertina: Catenaccioecontropiede.it

Di Luigi Della Penna

Classe 1996, mi definisco un cacciatore di storie e un mendicante di emozioni. Il calcio è vita, ma un'esistenza senza football non sarebbe la stessa cosa.

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