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Gladbach: die Elf vom Niederrhein

A Mönchengladbach, nella Renania settentrionale, il calcio è qualcosa di più di un gioco.


La regione è un calderone di tradizioni ed etnie diverse, con il folklore tedesco che si unisce ai costumi dei confinanti Belgio e Olanda. Storicamente area industriale, a causa della grande abbondanza di materie prime e delle rapide acque del Reno, il terreno si è dimostrato particolarmente fertile per i germogli di un grande calcio.
Del resto, Mönchengladbach sorge a metà tra Amsterdam e Dortmund.
Due città di grande tradizione calcistica, nobili e blasonate, dalle tifoserie fedeli. E in virtù della propria posizione, il connubio tra Mönchengladbach e il calcio non poteva non sbocciare.

Ja wir schwören Stein und Bein
Auf die Elf vom Niederrhein
Borussia unser Dream-Team
Denn Du bist unser Verein!

Die elf vom Niederrhein, i ragazzi del basso Reno, come amano definirsi i sostenitori del Borussia Mönchengladbach, rappresentano una buona fetta della popolazione locale e sono sempre in prima linea quando bisogna supportare energicamente i propri campioni.
La grande famiglia bianco-verde giura fedeltà eterna ai colori, alla squadra e al suo territorio prima di ogni partita, quando l’inno risuona forte nello stadio e infonde coraggio ai giocatori.
Il Borussia è il nostro Dream Team, la nostra società.
L’unico divertimento ammesso il sabato pomeriggio è quello di recarsi allo stadio con i propri amici e cantare a squarciagola, in macchina come sugli spalti. Samstag mittag geht es los im Stadium […] und alle singen los. Leali e passionali, vigorosi e indefessi lavoratori, questi sono gli elf vom Niederrhein.

Le origini

Il Gladbach è la terza squadra più titolata di Germania, alle spalle dei colossi del Bayern Monaco e dell’altro Borussia, il Dortmund.
Il trio contiene le uniche squadre che possono fregiarsi di almeno due stelle sul petto, le quali rappresentano la conquista di cinque campionati. La fondazione del club risale al lontano 1960, ma i tifosi dovettero attendere gli anni ’60 per i primi successi. I primi successi nelle coppe nazionali e la sapiente gestione del tecnico Hennes Weisweiler permisero la creazione della squadra che avrebbe dominato il decennio successivo.
Günter Netzer, Jupp Heynckes e Berti Vogts, punti fermi della Mannschaft che vincerà il Mondiale nel 1974, partirono tutti dalle giovanili del Gladbach. La bassa età media della squadra e il gioco offensivo e spumeggiante dei primi anni ’70 valsero ai calciatori il soprannome di Fohlen, i puledri, che da allora è rimasto affiancato al Borussia.

I ruggenti anni ’70

Il decennio fu particolarmente florido e ricco di soddisfazioni: tra il 1970 e il 1979 i Fohlen conquistarono cinque campionati nazionali e due Coppe Uefa.
Nel 1977 raggiunsero la finale di Coppa dei Campioni, dove furono fermati solo da un Liverpool troppo superiore.
La grande stagione dell’ala danese Allan Simonsen fu premiata con il Pallone d’Oro. Tuttora egli rimane l’unico giocatore dei Fohlen ad aggiudicarsi tale riconoscimento.
La squadra non sarà più in grado di ripetere i fasti degli anni Settanta, vivendo saliscendi di infamanti retrocessioni e promozioni all’ultimo respiro. Tuttavia, la speranza di tornare a quei tempi d’oro grazie ad una nuova generazione di puledri non è mai morta:

Spielt Ihr wie zu Netzers Zeiten
Und fällt dann endlich mal ein Tor
Sind wir Fans nicht mehr zu halten
Und schon ertönt der Chor

Dopo tanti anni di attesa, oggi la squadra sembra in grado di lottare nuovamente per il titolo.
La prima stagione di Marco Rose alla guida del Gladbach ha portato i Fohlen ad una storica qualificazione in Champions League, e sembra che la situazione possa solo migliorare negli anni a venire.
L’innesto del nuovo tecnico e la maturazione di giovani promettenti hanno portato risultati tangibili rispetto alla passata gestione. Sotto la guida di Dieter Hecking, infatti, i Fohlen avevano una percentuale di vittorie del 43% e basavano la loro strategia sulla solidità del 4-4-2 tanto caro all’attuale tecnico dell’Amburgo.
Forte dell’esperienza maturata a Salisburgo, Rose ha subito deciso di virare verso un 4-2-3-1 camaleontico, in grado di assumere vestiti differenti a seconda degli avversari. Gli effetti non hanno tardato a mostrarsi: rispetto allo scorso anno il Gladbach ha guadagnato dieci punti, vincendo il 54% degli incontri.

Il Borussia di Marco Rose

Il ruolo dei terzini di spinta è molto importante nei piani di Rose, e giocatori come Oscar Wendt e Stefan Lainer sono stati fondamentali durante la stagione.
Il laterale austriaco, precedentemente in forza al Salisburgo, è stato fortemente voluto dall’allenatore e ha saputo ripagarne la fiducia con prestazioni di altissimo livello.
Gli altri punti fermi sono stati senza dubbio Yann Sommer e Marcus Thuram.
Il portiere svizzero, alla sua sesta stagione con la maglia del Gladbach, ha notevolmente migliorato il proprio rendimento e ha saputo imporsi come titolare inamovibile.
La giovane ala francese, figlio d’arte, ha creato una meravigliosa intesa con Alassane Plea e Breel Embolo. Il trio ha più volte dimostrato di essere incontenibile in ripartenza, momento in cui la velocità di pensiero e di esecuzione dei tre attaccanti può esprimersi al meglio.

Gli elementi chiave

Embolo non è entrato subito nelle rotazioni di Rose, ma le sue progressioni palla al piede e la sua grande abilità nel dribbling ne hanno presto fatto il favorito per il ruolo di trequartista.
La solidità della coppia formata da Ginter ed Elvedi e la propensione al sacrificio dei mediani Zakaria e Kramer ha fornito equilibrio alla squadra.
Il Gladbach ha avuto la terza miglior difesa della competizione, dietro al Bayern e al RB Lipsia. L’affidabilità del reparto difensivo è stata una delle chiavi che hanno permesso ai Fohlen di conquistare l’ambito quarto posto e la qualificazione in Champions.

Le tattiche: tradizione e innovazione

Le altre armi sapientemente utilizzate dai ragazzi del basso Reno sono state l’incessante pressing di matrice teutonica e le transizioni micidiali del reparto avanzato.
Il meccanismo di pressing attuato da Rose riprende il gegenpressing del Dortmund di Klopp.
Il trequartista che si alza sulla linea degli attaccanti per infastidire la difesa avversaria, i movimenti continui delle ali e l’attenzione sull’uomo sono infatti principi mutuati dai gialloneri e applicati alla perfezione.
Il piano di Rose è quello di costringere gli avversari e il pallone sulle fasce, per poterlo poi recuperare e innescare delle ripartenze letali.

Spediti verso il futuro

L’unico rammarico del Gladbach è stata la mancanza di continuità, che ne ha minato il percorso in Europa League e ha permesso al Bayern di riappropriarsi della testa della classifica dopo un inizio zoppicante.
Il piazzamento in Champions ha comunque significato un grande successo, con Rose che ha commentato così la sua prima esperienza alla guida dei Fohlen: “Giocheremo in Champions League il prossimo anno, ci si sente bene, e ora sono seduto qui molto rilassato. Volevamo vincere e chiudere bene, siamo stati ricompensati. È qualcosa di straordinario. Oggi siamo felici di festeggiare, ci concederemo un drink o due.”
A Mönchengladbach regna ora un grande entusiasmo, e la tifoseria è trepidante in attesa di una nuova, emozionante stagione. Ja wir schwören Stein und Bein, auf die Elf vom Niederrhein. Borussia unser Dream-Team, denn du bist unser Verein!


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Di Andrea Margutti

Aspirante scrittore, fotografo, musicista e scacchista. Piedi storti e braccia larghe in marcatura. Non si aspetta molto dalla vita, ma se potesse riavere Recoba in rosa sarebbe contento.

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