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Il Lapadula peruviano

Gianluca Lapadula, dopo aver flirtato a lungo con Gareca, ha esordito con la Nazionale peruviana: vediamo come ci è arrivato e com’è andato il suo debutto.

Il percorso di avvicinamento di Gianluca Lapadula alla nazionale peruviana è stato piuttosto lungo e tortuoso. Nato a Torino da padre italiano e madre peruviana, Lapadula viene contattato per la prima volta all’inizio del 2016 dal tecnico della “AlbirrojaRicardo Gareca, ancora oggi sulla panchina della nazionale.

Un flirt lungo oltre 4 anni

All’epoca Lapadula era reduce da un’ottima stagione al Teramo in Lega Pro e stava continuando a far bene con il Pescara. Gareca lo incontra per proporgli di partecipare alle qualificazioni per l’imminente Copa America che si sarebbe giocata negli USA. Dopo un periodo di riflessione, il giocatore scrive un messaggio in cui ringraziava per l’affetto e l’opportunità – “la più importante della mia vita fino ad ora” – dicendo però che preferiva concentrarsi sul campionato del Pescara, che trascina in A con 30 gol, fino ai play-off di giugno, troppo tardi per rispondere alla convocazione.

Durante il suo successivo passaggio al Milan viene chiamato a sorpresa da Ventura in sostituzione dell’infortunato Gabbiadini per le sfide contro Germania e Liechtenstein, senza scendere in campo. “Il mio sogno è sempre stato vestire la maglia della Nazionale azzurra” dichiara allora. Gioca, segnando una tripletta, in una partita non ufficiale contro San Marino nel 2017. Poi più nulla.

Lapadula tripletta San Marino
L’esultanza nella partita contro San Marino

Così a metà ottobre 2020 i media peruviani ricevono una comunicazione dalla Federazione. Lapadula ha cominciato le pratiche per la naturalizzazione al consolato peruviano di Torino, con l’aiuto di avvocati della federazione stessa, su richiesta del giocatore. Con il procedimento ancora in corso, Gareca convoca comunque Lapadula, perché, come ha spiegato in conferenza stampa: “La chiamata di Lapadula è dovuta al fatto che sta andando tutto bene, abbiamo deciso di chiamarlo per dargli il tempo di entrare e ambientarsi nel gruppo, ma non ho nulla di ufficiale“.

Mentre il giocatore posa con la maglia della Nazionale e si dice orgoglioso di poter giocare con l’Albirroja, negli ultimi giorni è arrivato l’ok definitivo dal Ministero.

L’esordio di Lapadula

Contro il Cile, con delle assenze pesanti in attacco, Gianluca si è conteso fino alla fine un posto con Aldair Rodríguez e Raúl Ruidíaz. A spuntarla però è stato proprio l’attaccante dei Seattle Sounders. Una doppietta di Arturo Vidal nel primo tempo ha compromesso le cose per il Perù, che non ha saputo reagire neanche quando Gareca, al 59′, ha mandato in campo Lapadula per il suo esordio ufficiale. La punta del Benevento sostituisce Ruidíaz e può sentirsi veramente un peruviano.

Il numero 9 disputa però uno spezzone di partita quasi anonimo. In 30 minuti corre, si sacrifica, ma tira solo una volta in porta, sprecando la sua prima occasione di segnare un goal con la Blanquirroja. Tocca solo sei volte il pallone, e ha il 100% di precisione dei passaggi solo perché ne compie solo uno. Lotta, ma non rende molto, di sicuro non la miglior partita in cui esordire, con un Cile che l’ha fatta da padrone.

Il viaggio intercontinentale, l’emozione e la frenesia del debutto, oltre alle aspettative su di lui che si erano create, non hanno permesso a Gianluca Lapadula di poter esprimere pienamente il suo potenziale sin dall’inizio. Per il futuro, magari con i rientri di Jefferson Farfan e il “BarbaroGuerrero (in molti già pensano sia Lapadula il suo erede), Lapa potrà sfruttare meglio le occasioni a disposizioni. Che ci saranno senz’altro.

Lapadula esordio Perù
Il nostro voto all’esordio è un 6-

I tifosi peruviani hanno apprezzato il comportamento in campo di Gianluca, come quando è stato l’unico giocatore della Nazionale ad aver protestato vivacemente per un possibile rigore contro. In Perù si punta forte su di lui per il futuro. Non si spiegherebbe altrimenti la benedizione fatta per lui da uno sciamano alle divinità delle montagne delle Ande e alla Madre Terra. Nella scialba partita contro il Cile, forse la benedizione doveva ancora arrivare…


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