Categorie
Europei

Il rapporto tra la Repubblica Ceca e l’Europeo

Schick da più di 45 metri, il primo Panenka, il record finora perfetto ai rigori e il Golden (più Silver) Goal: trionfi e dolori della Repubblica Ceca (e Cecoslovacchia) legati a record e prime volte che vale la pena raccontare.

Sfogliando le pagine di un qualsiasi polveroso almanacco sui Campionati Europei di calcio, nell’albo d’oro sarà presente il nome della Cecoslovacchia. Era il 1976, l’anno di Panenka e del suo iconico rigore contro i campioni del mondo della Germania Ovest. Così come la Germania Ovest e altre squadre presenti nell’elenco, la Cecoslovacchia non esiste più. Nel 1992 si dissolse tra tanti malumori in Slovacchia e Repubblica Ceca. Cambiarono tante cose, ma continuò il gran rapporto storico che la Nazionale, ormai solamente ceca, aveva già tiepidamente maturato verso la manifestazione voluta dal dirigente sportivo francese Henri Delaunay.

Gioia e lacrime, idee e delusioni

Dopo la prima apparizione nel primo campionato europeo per Nazionali di calcio, nel 1960, la Cecoslovacchia mancò la rassegna per tre edizioni consecutive. Nel 1976, alla fase finale in due città dell’ex Jugoslavia, ovvero Zagabria e Belgrado, sede della finale, la Československá fotbalová reprezentace stupì tutti. Prima batté in semifinale l’Olanda di Cruijff e Neeskens con un uomo in meno dal 60′, poi ebbe la meglio sulla Germania Ovest.

2-2 ai tempi supplementari, 5-3 ai calci di rigore. Antonin Panenka si presentò come quinto tiratore nella lotteria dei calci di rigori, subito dopo l’errore di Uli Hoeness. Il gesto che fece è entrato di diritto nella storia del calcio. Da quel 20 giugno i cecoslovacchi, anzi, i cechi, dato che Panenka è nato a Praga nel dicembre del 1948, possono vantarsi di aver inventato quello che da noi è noto come cucchiaio, mentre nel resto del mondo porta il cognome del suo ideatore.

Sia la Cecoslovacchia che la Repubblica Ceca hanno sempre vinto quando sono andate ai rigori durante un Europeo, senza sbagliare mai un tiro. Masný, Nehoda, Ondruš, Jurkemik e Panenka andarono a segno sia contro la Germania, sia quattro anni dopo in Italia. In quell’occasione servirono anche le realizzazioni di Gögh, Gajdůšek, Kozák e Barmoš per strappare il terzo posto agli Azzurri.

Nel 1996, alla prima apparizione in un grande torneo internazionale dopo la dissoluzione, la Repubblica Ceca si spinse fino alla finale. In semifinale Kubík, Nedvěd, Berger, Poborský, Rada e Kadlec furono perfetti dal dischetto; il francese Reynald Pedros, un passato al Parma e al Napoli, no.

Nedved e Smicer al termine della finale di Euro 1996.(fonte: Twitter Damian Bednarz)

In finale avrebbe incontrato la Germania, che nel frattempo si era riunificata. Olivier Bierhoff, al minuto 95, avrebbe vendicato il Panenka di venti anni prima con la rete più beffarda di tutte: il Golden Goal. Già, la Repubblica Ceca è stata la vittima della prima partita nella storia del calcio decisa da un Golden Goal.

La squadra del Leone argentato è stata anche protagonista, guarda caso sempre durante un Europeo, del primo e unico match tra nazionali deciso dal Silver Goal. È stata una regola meno rigida (ma più inutile, lo possiamo dire?) rispetto al Golden Goal per decidere la fine dei supplementari, evitando i sofferti calci di rigore. In caso di rete nei supplementari, con il Silver Goal la partita sarebbe proseguita fino al termine del tempo di gioco, consentendo alla squadra avversaria di poter cercare di trovare il pareggio.

Neanche in questo caso la Repubblica Ceca fu fortunata. Al minuto 104 della semifinale di Euro 2004, Traïanos Dellas segna di testa su calcio d’angolo. Il tempo a disposizione dei cechi è troppo breve e la Grecia si qualifica per la finale contro il Portogallo padrone di casa. Alla luce dei suoi precedenti dal dischetto, magari il Golden e il Silver Goal sono state le uniche regole che hanno impedito alla Repubblica Ceca di vincere ancora ai calci di rigore…

Nella giornata di ieri, un’altra pietra miliare del tortuoso e viscerale feeling tra la nazionale ceca è stata posta da Patrik Schick. Il talentuoso classe 1996, ex Sampdoria e Roma, ha messo a segno una doppietta decisiva contro la Scozia.

Il secondo gol è entrato di diritto nella storia della competizione. La Repubblica Ceca parte in contropiede; il pallone capita sui piedi di Schick. L’attaccante supera la metà campo, vede Marshall fuori dai pali, tenta la magia. Nessuno era mai riuscito a segnare calciando da più lontano dei 45 metri e mezzo da cui è partita quella cartuccia fatata nella storia della competizione. La Repubblica Ceca, nel bene o nel male, ha un certo feeling con gli Europei.


Il meglio del calcio internazionale su Sottoporta: Simon Kjaer non è un eroe, ma uno di noi

Foto immagine di copertina: Twitter Sqvsqvsqvsqv

Di Cosimo Giordano

Opinionista sportivo nel tempo libero, founder di Sottoporta, amo la pizza e il calcio internazionale. Sono quel tipo che ogni tanto ripensa alla carriera di Pauleta e che va a curiosare sulle rose del campionato australiano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *