Categorie
Europei

Beck, appunti sull’Europeo – 2

Punti, spunti e appunti sull’Europeo dopo gli ottavi di finale.

Punti, spunti e appunti sull’Europeo dopo gli ottavi, che ci hanno regalato emozioni e tante sorprese.

1) Che malinconia, gli italiani che lo chiedono agli avversari (vi inginocchiate? non vi inginocchiate?) invece di chiederlo a sé stessi. Non è un obbligo, l’inchino in memoria di George Floyd e per il «Black lives matter», e neppure indispensabile. Il razzismo si combatte con i fatti, non con gli atti. A patto di restare padroni dei propri sentimenti, della propria libertà. Ponzio Pilato è entrato nella storia per essersi lavato le mani, ma la pandemia non c’entrava. C’entra l’idea di fuga, che la vaselina traduce in «solidarietà»; c’entra il concetto di aver paura delle reazioni e di non aver coraggio delle azioni. Peccato.

2) Nell’uscita della Francia campione del Mondo e vice campione d’Europa c’è qualcosa che va oltre il «fino alla fine» degli svizzeri. Penso che sia proprio nella sua mentalità, attratta dal bello e distratta un attimo dopo averlo raggiunto (o un attimo dopo aver pensato di averlo raggiunto). Non si può dimenticare la semifinale del Mondiale 1982, a Siviglia, con la Germania Ovest: 0-1, 1-1, supplementari, 3-1,3-3. Rigori. D’accordo, l’abominevole svarione di Charles Corver che non espulse Toni Schumacher per aver travolto Patrick Battiston. Però i blu si fecero rimontare due gol. Nei supplementari, beffa delle beffe. In Italia sarebbero stati lapidati. Per Michel Platini, viceversa, quella ordalia rimane la madre di tutte le partite: troppo emozionante, troppo piena, per pesarla sulla bilancia del tabellino nudo e crudo. Contento lui.

3) Due reti in 29 gare di Nazionale, ma siamo già al referendum popolare. Federico Chiesa subito o durante, titolare per piegare il destino o primo piccone per spaccarlo? Il gol all’Austria, da panchinaro, ha orientato un tamburello scabroso e rilanciato il dilemma. Fino a sabato scorso, nessuno discuteva Domenico Berardi. E’ bastata una prestazione scialba per buttarlo giù dalla torre. Chiesa è la lama che scatta. Berardi, il fioretto che sfianca. E la staffetta, il compromesso «storico» di noi italiani dai tempi di Sandro Mazzola e Gianni Rivera. Un riempitivo. Un distintivo. Un diversivo.

Leggi altro su Sottoporta riguardante l’Europeo 2020

4) Lo confesso: alla topica dell’attaccante sorrido, alla papera del portiere no. E’ successo anche con Unai Simon, nel corso di Croazia-Spagna 3-5. Un errore colossale, con l’aggravante di averlo fatto pagare a Pedri, che nei secoli risponderà di un autogol: «quello».Fra vent’anni quanti si ricorderanno di come andarono effettivamente le cose? E comunque, sto con Simon. Che poi si è ripreso e ha salvato addirittura il risultato. Se un bomber si divora un gol, il punteggio non cambia. Se un portiere si «spara», cambia. Da ragazzi, fra i pali ci andava il più scarso. Sto con Simon perché, senza la tensione di un ottavo europeo, scrissi in un libro che Paolo Rossi aveva disputato da juventino il Mondiale del 1978, in Argentina. Simon, adesso sorridi tu.

5) Da padre austriaco, il catenaccio nacque in Svizzera negli anni Trenta. Karl Rappan prese un mediano e lo arretrò in difesa. Sulla stessa linea. Non dietro, come avrebbero poi corretto gli italiani, Gipo Viani in testa. Ecco: per eliminare la Francia, Vladimir Petkovic non ne ha avuto bisogno. Lo documenta lo score: 3-3. A ogni attacco, un contrattacco. Su tutto e su tutti, Granit Xhaka, di mestiere regista. José Mourinho vuole portarselo a Roma. Voce da Trigoria: e te credo.

6) Anatomia di un istante: in Inghilterra-Germania, poco dopo aver demolito l’equilibrio, Raheem Sterling ha imbeccato sciaguratamente Kai Havertz che, a sua volta, ha smarcato Thomas Muller davanti al portiere. Sembrava un’esecuzione, con Jordan Pickford a farsi il segno della croce. Invece no: dalla mira del tedesco è arrivata la grazia per l’inglese. Gli episodi, «questi» impostori.


Il meglio del calcio internazionale su Sottoporta, oltre agli Appunti sull’Europeo di Roberto Beccantini: Thomas Meunier è un gran bel terzino

Fonte immagine di copertina: UEFA Euro 2020

Di Roberto Beccantini

Nato a Bologna il 20 dicembre 1950, giornalista professionista dal giugno 1972. Ha seguito nove Mondiali di calcio, da Argentina 1978 a Sudafrica 2010; otto campionati d’Europa di calcio, da Roma 1980 a Austria e Svizzera 2008; tutte le finali di Champions League dal 1992 al 2010 più altre finali sparse. È stato giurato italiano del «Pallone d’oro» e collabora con il “Guerin Sportivo”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *