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Beck, appunti sull’Europeo – 1

Punti, spunti e appunti sull’Europeo che lascia i materassi dei gironi per i chiodi delle partite secche.

Appunti di Roberto Beccantini sull’Europeo.

1) Il cuore di Christian Eriksen in cima a tutto, a tutti. 12 giugno, 43’ del primo tempo di Danimarca-Finlandia a Copenaghen: giù per terra, improvvisamente, fra l’angoscia del mondo, non solo il suo, e la reazione del capitano, Simon Kjaer, dei medici, della gente. Non era un film, il pianto della moglie Sabrina. Era puro dramma. Che, di lì a poco, la vita avrebbe espulso dalla morte.

2) I numeri dell’Italia: trenta partite utili consecutive, striscia che ha portato Roberto Mancini a eguagliare il record di Vittorio Pozzo («mancherebbero» due mondiali e un oro olimpico, pazienza); undicesimo successo di fila; 1.055 minuti d’imbattibilità difensiva. Bel gioco, chiunque giochi. Coccole persino dalla perfida Albione e dai francesi che, come sosteneva Jean Cocteau, «sono italiani di cattivo umore». In attesa dell’ottavo con l’Austria, non si trova più una iperbole nemmeno al mercato nero.

3) Chi in ginocchio e chi no. Il «Black lives matter» di Italia-Galles (loro, tutti genuflessi; noi, solo in cinque) ha agitato e spaccato il Paese. Personalmente, avrei aderito. Ciò premesso, le classifiche sono pericolose. Il razzismo non si batte con gli atti: si batte con i fatti.

4) Si ispira a Mircea Lucescu e Marcelo Bielsa detto il «loco». Marco Rossi è l’allenatore che ha scortato l’Ungheria a undici minuti, recupero incluso, dalla più clamorosa delle imprese. Le era toccato il gruppo della «muerte». Morale: ha tenuto il Portogallo sullo 0-0 fino all’84’; ha costretto Francia e Germania a travagliati recuperi. D’accordo, catenaccio e contropiede. Ma vogliamo mettere a confronto le rose e, come direbbe qualche sedicente broker, i «fatturati»?

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5) E’ proprio un cannibale, Cristiano Ronaldo. Cinque gol, tre su rigore, capocannoniere del torneo, 109 reti in Nazionale, preso l’iraniano Ali Daei, massimo dei massimi. A 36 anni, il marziano «mira» a campare. Beato lui.

6) Arbitri più Var: voto complessivo, 6,5. Fino a Portogallo-Francia era in fuga lo spagnolo Antonio Mateu Lahoz. Due penalty su tre azzeccati (non c’era, per me, quello su Kylian Mbappé). Rimane in testa, ma non più per distacco.

7) Già fatale a Gian Piero Ventura, la Svezia dei senzaIbra ha bloccato la Spagna, regolato la Slovacchia, rosolato la Polonia e issato la bandiera di Emil Forsberg in vetta al girone. Mai che nessuno se la fili. E occhio al Dejan Kulusevski post Covid.

8) Degli inglesi stupisce lo «score»: la miseria di due gol realizzati, entrambi da Raheem Sterling, e la «ricchezza» di non averne subito manco uno. Non sono cifre da impero, sono briciole da formichine laboriose. Aspettando Godot-Harry Kane.

9) Sbaglio o sta crollando la costruzione dal basso? Sopravvive qua e là – per esempio, a casa Italia – ma non più come indice assoluto ed esclusivo di modernità. Cameriere, champagne.

10) Un giocatore solo al comando: Robert Lewandowski. Tre gol. Ma troppo solo. E al comando di chi? Di una Polonia eterna incompiuta che si specchia nelle lune di Piotr Zielinski.

Abbattuto. (fonte: Instagram Robert Lewandowski)

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Fonte immagine di copertina: UEFA Euro 2020

Di Roberto Beccantini

Nato a Bologna il 20 dicembre 1950, giornalista professionista dal giugno 1972. Ha seguito nove Mondiali di calcio, da Argentina 1978 a Sudafrica 2010; otto campionati d’Europa di calcio, da Roma 1980 a Austria e Svizzera 2008; tutte le finali di Champions League dal 1992 al 2010 più altre finali sparse. È stato giurato italiano del «Pallone d’oro» e collabora con il “Guerin Sportivo”.

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