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Hearts promossi: welcome back Jambos!

La promozione degli Hearts in Scottish Premier League sancisce il ritorno di una storica nobile del calcio scozzese di cui si sentiva particolarmente la mancanza.

È andato tutto secondo i piani, o quasi. Dopo un anno di purgatorio, i ragazzi di Robbie Neilson tornano nella massima serie scozzese, la categoria che merita il pubblico di Tynecastle. Una storia lunga quasi 150 anni quella dell’Heart of Midlothian, fatta di imprese e di gioie, ma anche di tanti dolori: un patrimonio della Scozia e di tutto il mondo del calcio, di chi ama questo paese e lo sport più bello del mondo.

Il cuore di Edimburgo

Se avete avuto modo di visitare la splendida città di Edimburgo, passeggiando per il Royal Mile vi sarete sicuramente imbattuti in un particolare mosaico di mattoncini rossi a forma di cuore che colora il selciato nero della strada più famosa della città. Quel simbolo, situato nei pressi dell’ormai scomparsa Old Tolbooth Prison, è chiamato Heart of Midlothian e diede il nome ad una sala da ballo della zona, frequentata dai futuri fondatori del primo Club di Football della capitale. Indovinate un po’ come si sarebbe chiamato questo Club? Chissà cosa avrebbe pensato di questo nuovo club Sir Walter Scott, dato che, pochi anni prima, dedicò un romanzo al “cuore di pietra” della città, all’interno della sua più celebre opera, le Waverley Novels.

Rigore per gli Hearts

Esattamente 16 anni dopo la nascita del club, avvenuta ufficialmente nel 1874, i Jambos o Jam Tarts (questi erano i soprannomi di giocatori e tifosi dell’Heart of Midlothian) parteciparono alla fondazione della Scottish League assieme ad altre 10 squadre. All’epoca, solo il mosaico sulla Royal Mile era tinto di maroon, l’iconica sfumatura di rosso che avrebbe dato vita all’ennesimo soprannome per i giocatori degli Hearts. Le divise ufficiali del club, infatti, erano bianche come il dischetto del calcio di rigore, il quale fece la sua comparsa come fondamentale di questo sport proprio grazie ai Jambos. Era il 20 dicembre del 1890 e gli Hearts affrontavano l’East Stirling in una gara valida per la Scottish Cup, altra neonata competizione.

La gara sembrava bloccata sull’1-1 quando la compagine di Falkirk (non fatevi ingannare dal nome) si avventura nell’area avversaria e trova il gol del vantaggio. Anzi no, lo avrebbe trovato se non fosse stato per Jimmy Adams, difensore degli Hearts, che decide di improvvisarsi portiere e devia la palla con la mano. Il giudice di gara a quel punto non può fare altro che concedere un tiro libero ai bianconeri… non molto utile, dato che i Maroons rispondono creando un muro umano, con 11 giocatori schierati sulla linea di porta. La partita volge in seguito a favore dei Jambos, ma questo curioso episodio farà discutere a lungo i vertici britannici. Nel 1891 si sarebbe verificato un altro avvenimento dello stesso tipo durante Notts County-Stoke; l’anno successivo sarebbe stato introdotto il calcio di rigore.

Hearts of Midlothian
Finale di Coppa di Scozia del 1896 tra Hearts e Hibs (Fonte: Heart of Midlothian – pagina ufficiale)

Tacchetti e moschetti

Il titolo di Scozia non tardò ad arrivare. Bastarono solo cinque anni agli Hearts per alzare il primo dei quattro campionati che può vantare il club. Nel 1896, invece, arrivò la prima Coppa di Scozia, dopo la vittoria a Logie Green contro gli acerrimi rivali dell’Hibernian. Quella partita passò alla storia come l’unica finale di Scottish Cup non disputata a Glasgow. Qualche anno più tardi, sorto il nuovo secolo, la Prima Guerra Mondiale spazzò via gioie sportive e giovani vite umane in casa degli Hearts. Ben 7 atleti Jambos furono stroncati dalle ingiurie della guerra, alcuni dei quali nella tristemente celebre Battaglia delle Somme, dopo essersi arruolati come volontari nel battaglione di Sir George McCrae. Gli Hearts caduti sono ricordati ancora oggi con un monumento eretto nel 1922 ad Haymarket, nei pressi degli uffici dove i calciatori stessi si arruolarono.

Anni ruggenti

Gli anni ’50 segnarono il ritorno alla vittoria per gli Hearts dopo il periodo buio vissuto a cavallo tra le due guerre. Tre ragazzi Maroons, infatti, crearono scompiglio nelle aree di rigore di tutta Scozia in quel periodo. I tre giovanotti erano Alfie Conn, Willie Bauld e Jimmy Wardaugh. Erano meglio noti come “The Terrible Trio”, un tridente in grado di regalare agli Hearts ben 516 gol in 952 presenze complessive. Hanno fatto la storia dell’intero calcio scozzese. Con loro il club conquista una coppa di lega nel 1956 e uno storico campionato nel 1958, con 132 gol all’attivo. Per quest’ultima impresa è doveroso citare altri due celebri personaggi come Jimmy Murray e Alex Young. I due attaccanti furono tra i maggiori responsabili dello storico +103 nella casella della differenza reti, record ancora oggi imbattuto.

Dave Mackay, a sinistra, celebra la vittoria del campionato del 1958 con Jimmy Murray e gli altri compagni (Fonte: The Scotsman)

La differenza reti dà, la differenza reti toglie

Nel 1958 la differenza reti segnò un record positivo per gli Hearts. Qualche anno più tardi, invece, avrebbe avuto un sapore amaro dalle parti di Gorgie Road. Correva l’anno 1965 e i Jambos stavano già organizzando la festa per il titolo prima di sfidare il Kilmarnock secondo in classifica. Sarebbe bastato non perdere la partita per due a zero per alzare il trofeo. E poi, un gol lo avrebbero segnato di sicuro i ragazzi di Tommy Walker. Avevano gonfiato la rete 90 volte durante la stagione… ma non quel giorno.
Il Killie andò in gol per due volte senza subirne nessuno e vinse il primo ed ultimo campionato della sua storia.

Se pensate che questo sia un episodio assurdo, non avete mai sentito parlare del campionato del 1986. Dopo una cavalcata impressionante di 31 partite nelle quali non ci fu mai spazio per la parola sconfitta, gli Hearts si avviarono festanti verso Dundee, dove li aspettava un’abbordabile sfida contro il Dundee FC, ultimo passo prima della vittoria del campionato. Il Celtic, primo degli inseguitori dei Maroons, si presentò in quel di Paisley, ospite del St. Mirren. La partita aveva il sapore di un’amichevole. I biancoverdi, infatti, per poter diventare campioni di Scozia avrebbero dovuto vincere con almeno cinque gol di scarto. In più, avrebbero dovuto sperare che gli odiati Jambos soccombessero a Dundee con un risultato di almeno due reti a zero per i padroni di casa.

Il Celtic chiuse il suo primo tempo vincendo 0-4. L’Heart of Midtlothian, forte del suo vantaggio in classifica, continuò ad amministrare la partita senza problemi, creando poco e concedendo anche meno. A sette minuti dal termine, gli Hearts erano sul tetto di Scozia. Fino a quando Albert Kidd, oscuro attaccante del Dundee FC, decise di stravolgere le sorti del campionato. In campo da pochi minuti, il venticinquenne Kidd insaccò il pallone in fondo alla rete per ben due volte. Prima di testa sugli sviluppi di un corner, poi con il suo destro. La sconfitta degli Hearts consentì alle due regine di Glasgow di cominciare un dominio tuttora ininterrotto. Nel 1985 festeggiarono i rossi di Aberdeen di Alex Ferguson, all’epoca Sir solo in Scozia. Quel 3 maggio 1986 la Scozia era pronta a tingersi di maroon; invece fu Albert Kidd a prendersi la scena, non più sconosciuto, perlomeno a Tynecastle.

Albert Kidd Hearts of Midlothian
Albert Kidd mentre segna un punto di svolta della storia degli Hearts (Fonte: The Celtic Star)

Anni turbolenti

Il 2004 sembrava non essere un anno fortunato per la società di Gorgie Road. I sogni europei infranti già nel girone di Coppa UEFA, Tynecastle messo in vendita come un bilocale qualsiasi di Rose Street, una situazione finanziaria piuttosto instabile. Per fortuna, il 2004 è anche l’anno della “Romanov Revolution”, che portò il magnate russo Vladimir Romanov ad acquistare il club. I tifosi degli Hearts finalmente ritrovarono il loro castello e, assieme al nuovo proprietario, iniziarono il percorso che avrebbe dovuto portare i Jambos sul tetto d’Europa. Ben presto, però, la realtà schiacciò tutte le fantasie e i sogni di gloria dei Maroons. Gli Hearts rimasero lontani dai grandi palcoscenici europei, ma furono più volte vicini ai trofei nazionali, come la coppa di Scozi,a sollevata nel 2006 e nel 2012.

Ultima gioia quella Coppa di Scozia, dato che nel 2013 gli Hearts entrarono ufficialmente in amministrazione controllata, con 25 milioni di euro di debiti e 15 punti di penalizzazione nel campionato successivo. Un macigno troppo pesante per una squadra già fragile. Condannata fin dall’inizio alla retrocessione, questa arrivò ufficialmente il 5 aprile 2014, nonostante la vittoria a Glasgow contro il Partick Thistle per 4 a 2.

Poco più di un mese dopo, la società fu rilevata da Ann Budge, attuale presidentessa del club. Seppur con qualche difficoltà, è riuscita a dare stabilità in un momento molto delicato. La sua prima stagione in Championship fu una marcia trionfale. Gli Hearts vinsero il campionato con sette giornate di anticipo e 21 punti di vantaggio sui cugini dell’Hibernian. Il ritorno in massima serie tuttavia, non fu altrettanto felice. I Jam Tarts collezionarono risultati mediocri, posizionandosi sempre a metà classifica. Una nota positiva fu il raggiungimento della finale di Scottish Cup, che ridiede animo ai mai domi tifosi. Ci ha pensato poi una pandemia a riportare tutti con i piedi per terra. Anzi, anche più in basso, verso l’inferno.

Inferno, Purgatorio…

Quella precedente è stata una stagione difficile per l’Heart of Midlothian, interrotta dalla maledetta pandemia proprio nel momento in cui tutto sembrava finalmente andare per il verso giusto. Stavano arrivando le vittorie e, a tratti, anche un gioco vivace ad allontanare il fantasma della retrocessione. La fortuna, però, è cieca e non premia gli sforzi degli Hearts. La SPFL pone fine alla stagione 2019/2020 consegnando il titolo al Celtic e condannando i granata di Edimburgo alla Championship. A poco sono servite proteste e ricorsi, per i Jam Tarts il destino era già segnato. Non rimane che lavorare per consegnare alla squadra la categoria che le spetta, la Scottish Premier League.

L’anno di purgatorio non riserva molte sorprese. Guidati dall’esperienza dell’estremo difensore Craig Gordon e del capitano Steven Naismith, gli Hearts dominano la competizione in ogni campo, da Greenock ad Alloa. Ecco, forse ad Alloa qualcosa è andato storto in realtà, dato che il passo falso dei Maroons porta all’eliminazione dalla Scottish League Cup. Una sconfitta che la tifoseria di casa a Tynecastle proprio non riesce a perdonare ai propri calciatori. Per fortuna il recupero della Scottish Cup 2019/2020 ha regalato grandi soddisfazioni. Gli Hearts rispediscono ad Easter Road i cugini Hibees e volano ad Hampden Park, per una storica finale contro il Celtic dei 9 titoli consecutivi. La finale si rivela molto combattuta e i 90 minuti regolamentari si chiudono con un pirotecnico 3-3. I calci di rigore non hanno mai portato grande fortuna agli Hearts e anche questa finale non fa eccezione.

Tynecastle Hearts of Midlothian
Il castello dei Jambos (Fonte: Daily Business)

… e Paradiso!

La vittoria del campionato arriva ufficialmente il 10 aprile 2021, dopo un sonoro 6-0 all’Alloa Athletic e al doppio passo falso delle due inseguitrici, Raith Rovers e Dundee FC. Quel trofeo alzato al cielo da capitan Naismith due settimane dopo in un “Castle” deserto, però, riporta alla mente le ingiustizie subite, a detta dei Jambos, per mano della Federazione scozzese. BBC Sports Scotland ha addirittura definito la fredda esultanza dei Maroons per la vittoria della Championship “the most awkward celebration ever”. Quel che conta, però, è poter finalmente rivedere l’Heart of Midlothian nella massima serie.

Quest’anno la Scottish Premiership è stata orfana di una delle squadre che hanno fatto la storia del calcio al di là del vallo di Adriano, nonché di uno dei Derby più belli del mondo. L’anno prossimo, con il ritorno degli Hearts, state certi che non mancherà lo spettacolo. Tynecastle potrà tornare a tingersi di Maroon e ad accogliere i suoi 17mila cuori di Midlothian.


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Fonte immagine di copertina: Heart of Midlothian – Twitter account

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