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Luka Modrić è un bene per la Serie A

Domenica 14 dicembre 2025 siamo stati a San Siro con l’obiettivo puntato su un giocatore in particolare: Luka Modrić. Stiamo parlando del Pallone d’oro che nel 2018 ha spezzato il duopolio Messi-CR7. Roba da capogiro. Proprio quell’anno, Jorge Valdano, non proprio uno sprovveduto, disse: “Modric è uno dei pochi giocatori al mondo che riesce a riconciliarti con il calcio. Modric è l’Iniesta di otto anni fa in Sudafrica: dà dignità al calcio.”

Nel 2025, anche a 40 anni (compiuti lo scorso settembre) Luka Modrić continua a fare sul rettangolo verde con prestazioni concrete e determinanti.Il croato non è arrivato in Italia per ottenere una comoda pensione, ma per restare un punto di riferimento imprescindibile per i suoi compagni.La sua presenza dimostra che la Serie A può ancora essere un palcoscenico prestigioso per chi vuole competere ad alti livelli (così come Jamie Vardy), non solo un approdo per carriere al tramonto. Alla faccia di chi diceva, ad agosto, che ormai “il campionato italiano è diventato un cimitero per elefanti“. Bastano un paio di gare sottotono e subito riemergono i soliti cliché. Finito. Bollito. Ex calciatore. Eppure, capitano anche ai fuoriclasse le giornate storte. Una cosa è certa: il cavallo lungo si vede alla lunga distanza, anche se stagionato.

Oltretutto, giudicare pesantemente un calciatore, che sia Modrić o il De Ketelaere di turno dopo 4-5 partite, senza dargli tempo di adattarsi ad un nuovo contesto, ad un sistema di gioco diverso e all’ambiente circostante è uno degli errori più grossolani che si possa commettere all’interno di un’ecosistema calcistico. Serve tempo, serve pazienza. Che poi tanto arriverà il parere del giudice supremo di questo gioco: il campo. Per fortuna dei tifosi milanisti e per sfortuna degli scettici, Modric sta rispondendo da campione. Anche a 40 anni, l’ex Real Madrid gestisce il pallone con eleganza, detta i tempi di gioco con una lucidità disarmante, verticalizza quando necessario e corre forse più del previsto. Modrić non sta semplicemente “resistendo” fisicamente, ma sta interpretando il calcio con quella intelligenza che solo l’esperienza può dare.

La Serie A sta in realtà adottando un approccio a due velocità: da un lato inserisce campioni affermati con appeal mediatico (Modrić ne è l’esempio perfetto), dall’altro investe su giovani e promettenti talenti. Lo stesso Jashari del Milan, Sucic e Diouf dei cugini interisti, Wesley della Roma, David della Juve, Baturina del Como sono tutti calciatori tra i 22 e i 25 anni dal potenziale considerevole arrivati nel Belpaese in questa stagione nonostante fossero cercati da altri importanti club europei. Valeva la pena puntarci. I club italiani lo hanno fatto, poi è sempre il (sacro) campo a decidere. Qualcuno ha fatto bene, qualche altro deve ancora dimostrare di che pasta è fatto. Ma i club italiani sono tornati ad investire sui prospetti più interessanti d’Europa e non è affatto un “cimitero di elefanti“. E anche se fosse, ben vengano i “vecchietti” di qualità che vogliono ancora dire la loro. Che problema c’è? Con uno come Modrić, l’età diventa irrilevante quando la classe è così luminosa.

Un profilo esperto, che sappia essere da chioccia per un giovane di buone prospettive, spesso è una manna dal cielo in ottica futura. Prendiamo in causa, ad esempio, Ardon Jashari, che ha 22 anni. Lo svizzero ex Club Brugge, che si allena quotidianamente con un Pallone d’oro, assorbe automaticamente i concetti di posizionamento, la gestione del ritmo partita e la mentalità vincente che nessun corso può insegnare. Jashari non diventerà mai come Modrić ma sicuramente stando con uno come il classe ’85 diventerà un giocatore migliore di quello che era prima di incontrarlo. Oggi Sottoporta ha avuto la fortuna di ammirare dal vivo uno dei centrocampisti più eleganti e intelligenti della sua generazione. Uno dei più forti di sempre.

Luka Modrić Milan San Siro
Modrić, con il numero 14, gestisce la palla in occasione di Milan-Sassuolo 2-2 del 14 dicembre 2025 (foto: Sottoporta)

La sua performance contro il Sassuolo non è stata sicuramente la migliore da quando in Italia, anche se comunque è stato determinante in occasione del momentaneo 1-1 del Milan. La percezione è quella che anche se leggermente sottotono, Luka è il fulcro irrinunciabile del Milan di Max Allegri, come dimostrano i 96 minuti giocati e i 120 tocchi del pallone. E come lo toccava con maestria quel pallone… Per lui, inoltre, 6/6 passaggi lunghi, un passaggio chiave e tre chiusure difensive. Adesso invece di affannarci a cercare la polemica e cercare la prova che “non è più quello di una volta“, apprezziamo il privilegio di averlo vissuto da vicino. Uno come Modrić dovremmo semplicemente godercelo, settimana dopo settimana. D’altronde, quanti altri Palloni d’Oro giocheranno ancora in Serie A nei prossimi anni?


Il meglio del calcio internazionale su Sottoporta: Intervista a Ivan Goncearuc del Dacia Buiucani

Immagine di copertina realizzata da Fabrizio Fasolino

Di Cosimo Giordano

Opinionista sportivo nel tempo libero, founder di Sottoporta, amo la pizza e il calcio internazionale. Sono quel tipo che ogni tanto ripensa alla carriera di Pauleta e che va a curiosare sulle rose del campionato australiano.

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