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Lo strano caso del dottor Manchester e del signor City

Il mese di febbraio si è aperto con una pesante stangata a Manchester, sponda City.
Dopo aver esaminato accuratamente le prove di comportamenti in aperta violazione del regolamento da parte della società, la UEFA aveva emanato la propria sentenza. Citizens esclusi per due anni dalle Coppe Europee e costretti a pagare una multa di 30 milioni di euro.

Il provvedimento punisce delle manovre poco chiare del club nel quadriennio 2012-2016, riferendosi quindi a dei fatti commessi in passato e non a delle violazioni attuali.
Nel maggio 2014 la dirigenza del City aveva stipulato un Settlement Agreement con la UEFA a causa delle ingenti perdite in bilancio, ben oltre il limite consentito dalle norme del Fair Play Finanziario. Poiché gli inglesi non erano riusciti a rispettare tali parametri, la UEFA ha cercato di guidare il club verso il pareggio di bilancio – il cosiddetto break even – per il biennio seguente. A prima vista, sembra dunque che non vi sia stato nulla di strano nell’operato della dirigenza del City, tanto meno qualcosa di tanto grave da giustificare un’esclusione dalle Coppe.

Il caso Football Leaks

Nel novembre 2018, però, scoppia la bomba. Rui Pinto, l’hacker portoghese che si cela dietro l’operazione Football Leaks, fa pervenire al quotidiano tedesco Der Spiegel delle prove che incriminano il City. Dal dossier di Pinto si evince che il club abbia deliberatamente truccato i bilanci e messo in atto una truffa ai danni della UEFA. Lo scopo, naturalmente, quello di aggirare illegalmente i vincoli da quest’ultima imposti. L’inchiesta pubblicata dal Der Spiegel raccoglie prove e documenti riguardanti soprattutto il Manchester City e il Paris Saint-Germain. Nel mirino del giornale finiscono soprattutto gli incontri tra i vertici delle due società, l’allora presidente UEFA Michel Platini e l’ex segretario generale Gianni Infantino. Tali incontri, giustificati come necessari alla definizione dei Settlement Agreement da parte del City e dei parigini, non sono però stati presi in esame per l’indagine attuale, in quanto non apertamente contro le regole.

Gianni Infantino e Michel Platini
Gianni Infantino (a sinistra) e Michel Platini
Fonte: Google

Una nuova scoperta

Il vero motivo dell’inchiesta è quindi da ricercarsi in alcune e-mail spedite dall’allora direttore finanziario del Manchester City Jorge Chumillas in cui viene rivelato che la sponsorizzazione di 80 milioni di euro da parte dell’Etihad Airways era stata inserita a bilancio in modo fittizio. La compagnia di bandiera degli Emirati è di proprietà della famiglia Al Nahyan, ma non è direttamente collegata alla figura dello sceicco Mansour. Tuttavia, solo una piccola quota di questi 80 milioni è stata versata direttamente da Etihad nelle casse del Manchester City: il resto veniva immesso dall’Abu Dhabi United Group, una società di proprietà dello sceicco Mansour. Ciò costituisce un caso lampante di falso in bilancio, nonché di sponsorizzazione illecita, e ha pertanto scatenato l’ira della UEFA.

Sviluppi e ricorsi

A peggiorare ulteriormente la situazione ci ha pensato il comportamento del Manchester City. Il club si è infatti rifiutato di collaborare con le indagini, non consegnando alle autorità competenti le e-mail di Chumillas. Tale scelta ha indispettito ulteriormente la UEFA, portandola ad emettere il verdetto originario: due anni di squalifica dalle competizioni internazionali e 30 milioni di euro di multa.
I Citizens hanno immediatamente fatto ricorso al TAS – Tribunale Arbitrale dello Sport – di Losanna, sperando di fare leva sulla presunta indimostrabilità delle accuse qualora le prove ottenute da Football Leaks fossero state ritenute inammissibili.
Il 13 luglio è finalmente arrivata la decisione del TAS. Ricorso accolto, nessuna esclusione dalle Coppe e multa ridotta di due terzi, a soli dieci milioni di euro, per non aver collaborato nelle indagini.

Giocatori del Manchester City
Come hanno aspettato la decisione?
Fonte: Instagram

La sentenza

La sentenza finale sarà pubblicata tra qualche giorno. Il TAS ha intanto rilasciato un comunicato ufficiale. “Il gruppo di arbitri incaricati della questione, composto da Rui Botica Santos (Portogallo), Presidente, Prof. Ulrich Haas (Germania) e Andrew McDougall QC (Francia), ha condotto un’audizione con le parti, i loro rappresentanti legali, i testimoni ed esperti l’8, 9 e 10 giugno 2020. A seguito dell’udienza, il gruppo di esperti scientifici TAS ha deliberato e concluso che la decisione emessa il 14 febbraio 2020 dalla Camera giudicante del CFCB dovrebbe essere annullata e sostituita dalla seguente:

MCFC ha violato l’articolo 56 del Regolamento sulle licenze di club e sul Fair Play finanziario.
La sentenza del TAS ha sottolineato che la maggior parte delle presunte violazioni segnalate dalla Camera giudicante del CFCB non sono state stabilite o prescritte. Poiché le accuse relative a qualsiasi occultamento disonesto dei finanziamenti azionari erano chiaramente violazioni più significative rispetto all’ostruzione delle indagini del CFCB, non era appropriato imporre un divieto di partecipazione alle competizioni UEFA.
Considerando le risorse finanziarie di MCFC, l’importanza della cooperazione dei club nelle indagini condotte dal CFCB, a causa dei suoi mezzi investigativi limitati; e il mancato rispetto di tale principio da parte dell’MCFC e il suo ostacolo alle indagini, il gruppo di esperti del TAS ha scoperto che un’ammenda significativa dovrebbe essere imposta all’MCFC e ha ritenuto opportuno ridurre l’ammenda iniziale della UEFA di 2/3, vale a dire all’importo di 10 milioni di EUR.

In breve

In breve, il TAS non ha stabilito l’innocenza del Manchester City, ma ha dichiarato che la maggior parte delle presunte violazioni sono cadute in prescrizione – e dunque non possono essere sanzionate – oppure non sono state adeguatamente supportate da prove ammissibili. Non vi è dunque una piena assoluzione, ma neppure una condanna definitiva.
L’intera inchiesta rimane dunque in quel limbo giudiziario di incertezza che caratterizza le indagini sospese per prescrizione o mancanza di prove.
Poche ore dopo, con un comunicato ufficiale, la UEFA risponde alla sentenza del TAS. Nel comunicato si legge che: “La UEFA rileva che il panel TAS ha riscontrato che non vi erano prove conclusive sufficienti per confermare tutte le conclusioni del CFCB riguardo questo caso specifico e che molte delle presunte violazioni erano prescritte a causa del periodo di 5 anni previsto dai regolamenti UEFA”. Inoltre “La UEFA non farà ulteriori commenti in merito”.

Il TAS di Losanna
Il TAS di Losanna
Fonte: Corriere.it

Cosa ci lascia questa sentenza

Il comunicato finale della UEFA ha il sapore amaro di una resa, di quello stesso retrogusto che opprime il palato di molti tifosi. Fatta eccezione, naturalmente, per i citizens e i sostenitori del PSG.
Traspare il messaggio che la giustizia sportiva debba ancora perfezionare dei meccanismi, soprattutto quelli relativi alla prescrizione dei reati. Javier Tebas, presidente della Liga, si è espresso duramente nei confronti del TAS, chiedendosi se sia uno strumento adeguato a dirimere queste controversie.
Amarezza è forse la parola chiave per capire bene come ci si sente. Non per lo sceicco Mansour naturalmente, che è riuscito ad aggirare gli ostacoli del Fair Play Finanziario.
Ma è amarezza quel sentore di fiele che stringe il cuore di tutti i tifosi, nel vedere la fredda macchina del denaro prevalere su molti dei valori che li hanno fatti innamorare di questo meraviglioso sport.

Tanta amarezza

Una multa di pochi milioni di euro è una quisquilia per casse ben fornite come quelle del Manchester City. Ciò che più rattrista non è il verdetto del TAS, né la sospensione dell’esclusione dalle coppe – formalmente corretta. A far male è vedere come le norme siano state aggirate senza che vi sia stata una piena assoluzione de facto. Giudicare le prove come inammissibili e i reati come prescritti non equivale ad una condanna, sia ben chiaro, ma è altrettanto distante da un’assoluzione.
Preoccupa la remissività della UEFA di fronte a colossi come il Manchester City e il PSG.
Spaventa il rifiuto dei club di collaborare con le indagini.
Preoccupa l’eccessivo potere politico ed economico nelle mani di alcuni club, che possono quasi definirsi intoccabili.
È giunto il momento di pensare a qualche riforma del sistema attuale.
C’è bisogno di aria fresca, aria pura, prima delle nuove fioriture del biancospino.


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Di Andrea Margutti

Aspirante scrittore, fotografo, musicista e scacchista. Piedi storti e braccia larghe in marcatura. Non si aspetta molto dalla vita, ma se potesse riavere Recoba in rosa sarebbe contento.

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