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Il Chelsea riparte da Tuchel

Si chiude dopo appena un anno e mezzo l’esperienza di Lampard al Chelsea nelle vesti di allenatore. Al suo posto approda nella parte blu di Londra Thomas Tuchel.

Il calcio si sa, a volte sa essere crudele. Non importa se sei una leggenda vivente di un determinato club, appena indossi giacca e cravatta al posto di maglietta e pantaloncini, il passato composto da trofei e storiche vittorie si dissolve in un lampo. Rimangono gli applausi e la stima del pubblico, certo, ma alla fine quello a cui ogni allenatore rimane aggrappato è l’ingombrante filo dei risultati. Il Chelsea saluta per la seconda volta Frank Lampard ed accoglie il tecnico tedesco ex Borussia Dortmund e Psg. Ripercorriamo l’avventura di Frank a Londra e proviamo ad inquadrare l’attuale Chelsea con Tuchel in panchina.

La prima stagione di Lampard

Lampard approdò nuovamente a Stamford Bridge il 4 Luglio 2019 dopo una prima esperienza da manager in Championship con il Derby County. Una stagione, quella a Pride Park, culminata con la finale playoff persa contro l’Aston Villa, un risultato che convinse Roman Abramovič a puntare sull’ex leggenda inglese per la rifondazione del mondo Blues nel post Maurizio Sarri. Appena messo piede in quella che è stata la sua casa per 13 anni, Lampard si trovò di fronte ad una sfida tanto stimolante quanto impegnativa. Mercato bloccato e tanti giovani da valorizzare rientrati dai vari presiti in giro per l’Europa. Le aspettative non erano altissime, anzi, probabilmente se avesse raggiunto a malapena la zona Europa League al primo anno alla guida del Chelsea, nessuno si sarebbe lamentato. Il risultato finale, invece, mise in mostra un ottimo quarto posto e un’uscita agli ottavi di Champions League nei confronti del Bayern Monaco di Flick, da lì a pochi mesi campione di tutto in Europa.

Una stagione fatta di tanti alti e bassi, tutto sommato un percorso compatibile con una fisiologica crescita di Lampard e del Chelsea. Grazie a lui, inoltre, tutto il mondo iniziò a conoscere i veri frutti di uno dei vivai più virtuosi d’oltremanica. Da Mason Mount e Fikayo Tomori, entrambi allenati l’anno precedente a Derby. Fino ad arrivare ad Abraham, Reece James, Billy Gilmour e tanti altri giovanissimi ragazzi lanciati sul prato di Stamford Bridge dall’ex capitano del Chelsea.

Mercato faraonico e alte aspettative

Havertz chelsea
Havertz posa con la nuova maglia il giorno della presentazione
(Fonte immmagine: SkySports)

Ancor prima del termine della scorsa stagione, nel bel mezzo del post lockdown di Premier, il Chelsea iniziò a programmare i nuovi acquisti. In controtendenza a quasi tutto il mondo sportivo messo in ginocchio dalla pandemia, Abramovič si diede alla pazza gioia. Arrivò Hakim Ziyech, meraviglioso ingranaggio dell’Ajax di Ten Hag, seguito da Werner, Chilwell, Mendy e infine Kai Havertz, vero pezzo da novanta del faraonico mercato estivo del Chelsea. Una spesa complessiva di quasi 250M€.

A questo punto dobbiamo considerare alcuni aspetti. Lampard, senza una vera preseason, fu costretto a sperimentare il suo Chelsea in corso d’opera. Nonostante un buon inizio in campionato e una agile qualificazione agli ottavi di Champions League, i Blues a lungo andare mostrarono tanti difetti. Una delle principali problematiche fu il continuo cambiamento degli interpreti nel 4-2-3-1. Werner giocava spesso fuori posizione, relegato in molti casi sul versante sinistro del campo e l’alternanza come riferimento offensivo tra Giroud ed Abraham non ha mai chiarito una vera e propria gerarchia nell’undici iniziale. Considerando nel mezzo l’assenza di Havertz a causa della positività al COVID-19, e il reintegro di Ziyech da diversi problemi fisici, alla fine Lampard si è ritrovato con l’intera rosa a disposizione solo a Novembre. Molti hanno tirato in ballo la manca di esperienza, e probabilmente sì, ha influito molto nella gestione della squadra, ma in queste circostanze il tempo per assimilare concetti di gioco, e integrare al meglio in nuovi arrivati sarebbe stato fondamentale.

Abramovič, però, anziché confermare la fiducia al suo allenatore, ha deciso di agire come aveva già fatto in passato: mettere sul banco degli imputati il manager senza guardare in faccia nessuno. Basterebbe tornare indietro di qualche anno, quando a cadere per mano dell’imprenditore russo furono Ancelotti e Mourinho, silurati entrambi come due qualsiasi personaggi transitati da Stamford Bridge nonostante i grandi risultati raccolti nel recente passato.

Parola a Thomas

L’esonero di Lampard era già nell’aria da un mese. Nel frattempo a Parigi si esauriva il tempo di Tuchel alla guida del PSG in favore di Pochettino. Cosa aspettarsi adesso dal tecnico tedesco nell’immediato futuro? Innanzitutto una chiara identità di gioco, e questo si è già potuto intravvedere nelle partite di Premier League contro Wolverampthon e Burnley. L’idea di Tuchel è quella di puntare su un 3-4-2-1. Se il primo risultato ha messo in mostra uno sterile 0-0, con un 79% di possesso palla composto da ben 820 passaggi completati, contro il Burnley, invece, si sono messi in mostra alcuni dettami molto interessanti.

Le certezze sono nel reparto arretrato. Mendy, Azpilicueta, Thiago Silva e Rudiger sono inamovibili. Stesso discorso potrebbe riguardare Jorginho e Kovacic, titolari in mezzo al campo in entrambe le uscite con il tecnico tedesco. Le vere novità sono sugli esterni. Se Chilwell ha trovato spazio contro i Wolves, nel 2-0 nei confronti del Burnley Tuchel ha deciso di puntare nuovamente su Marcos Alonso. Soprattutto, sulla fascia destra sembra nuovamente il momento di tornare a brillare da titolare per Hudson-Odoi. Il classe 2000 è stato tra i migliori in campo, e potrebbe risultare decisivo in questa seconda metà di stagione per il Chelsea. Nella zona della trequarti/attacco, per adesso, la musica è sempre la stessa: rotazioni. La ricerca di un equilibrio nelle gerarchie sarà uno dei punti cardine dell’era Tuchel. Contro i Wolves è stata schierata la coppia Havertz-Ziyech dietro a Giroud, nel match contro il Burnley, invece, Mount dietro ad Abraham e Werner.

Le idee del nuovo allenatore sono state assimilate bene dalla squadra, anche se servirà ancora una volta tempo per analizzare a fondo dove può realmente arrivare questo Chelsea. I presupposti sono ottimi dalla scorsa estate, ma è chiaro: c’è ancora tanto lavoro e Abramovič chiede risultati immediati.


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Fonte foto copertina: foxsports.com / profilo Instagram Chelsea

Di Massimiliano Mirabeni

Collaboratore di Sottoporta da 2 anni e founder di Dribbling - Parola al Calcio.
Amo scrivere e parlare di calcio ad ogni ora del giorno, cercando nel tempo libero di laurearmi in Chimica.
Sono nato ammirando l’Arsenal di Wenger e cresciuto nel segno del Barça di Pep Guardiola, ma il mio cuore apparterrà per sempre a Dimitar Berbatov.

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