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Jean-Pierre Adams: l’ex calciatore in coma da quasi 40 anni

Si è spento Jean-Pierre Adams. L’ex compagno di Trésor nella Garde Noire della nazionale francese era in coma dal 1982 in seguito ad un intervento mal riuscito.

Immagina.

Hai realizzato il sogno di diventare un calciatore, l’hai fatto nell’epoca dove si iniziano a sfidare le convenzioni sociali ed il razzismo e l’hai fatto in modo eccelso.

Ti sei preso i complimenti pure da Beckenbauer. Questo perché assieme al tuo compagno di difesa in nazionale hai formato, anche se solo per un breve periodo, una coppia che faceva paura a tutti.

Ecco, immagina di essere a fine carriera e tirare le somme. Ce l’hai fatta, adesso è tempo di dedicarsi alla famiglia e progettare un futuro da allenatore.

La tua vita però si ferma qui, ai progetti.

Questa, purtroppo, è la triste realtà di Jean-Pierre Adams.

L’infanzia difficile e l’ascesa al professionismo

Sconosciuto ai più, Jean-Pierre Adams nasce in Senegal nel 1948, ma già in età infantile si sposta in Francia grazie alla nonna, che progettava di farlo crescere in uno dei Paesi più sviluppati al Mondo.

Jean-Pierre cresce con una coppia adottiva a Montargis, un piccolo paesino nel centro-nord della Francia, a circa un’ora da Orléans. Proprio lì segue il proprio percorso educativo al Collège Saint-Louis. Sarà l’età adolescenziale a dare il là alla carriera calcistica del ragazzo.

Le giovanili del Cepoy, squadra del paese limitrofo, poi il Bellegarde, sempre nelle vicinanze, e, una volta terminata la scuola e trovato impiego in una fabbrica locale, Adams passa prima al Montargis e poi all’EBFN (Oggi Fontainebleau).

In quegli anni, a seguito di un grave incidente automobilistico nel quale perde l’amico Guy e della chiamata dello Stato per il servizio di leva militare termina il suo percorso nel settore giovanile, che lo ha visto protagonista di alcuni campionati vissuti da centravanti per via della sua grande prestanza fisica.

Tornato dal servizio di leva, dove era stato anche inserito nella rappresentativa militare, ecco la svolta.

Trascina il Fontainebleau per due volte consecutive al secondo posto nel Campionato Nazionale Amatori (3° livello, oggi soppresso). E attira l’attenzione del Nîmes, all’epoca in Prima Divisione.

La dottrina Firoud e gli anni a Nizza

Firma un pluriennale con i Crocos, dove il coach Kader Firoud lima le sue lacune tecniche. Quindi lo sposta. Prima sulla mediana e poi sulla linea di difesa, per cercare di coniugare anche la sua fisicità al bisogno della squadra. L’impatto col nuovo calcio è a dir poco positivo.

In quella stagione, con la solidità di Adams, il dinamismo della Freccia dei Carpazi Pîrcălab e i gol di Vergnes, il Nîmes chiude la Division 1 al quarto posto, accedendo così per la prima volta alla Coppa Uefa. Una competizione alla quale partecipa anche l’anno successivo grazie al grande secondo posto conquistato dai ragazzi di Firoud. La stagione 1971-1972 è infatti quella che consacra la Golden Generation del club, chiudendosi con la vittoria della Coppa delle Alpi.

L’anno seguente il franco-senegalese, finito il ciclo Firoud, parte alla volta di Nizza. Qui vive forse il periodo più lucente ma, paradossalmente, meno vincente della propria carriera, toccando la cima soltanto con un già raggiunto secondo posto in Division 1.

Jean-Pierre tra Bernadette e Trésor: abbattere i pregiudizi

Nel frattempo, all’età di 20 anni, in una sala da ballo conosce Bernadette, la donna della sua vita. Lei, dopo svariati contrasti con i genitori per via del colore della pelle di Jean-Pierre, convola con lui a nozze l’anno successivo. Il tutto sfidando l’intollerante e retrograda mentalità dell’Europa occidentale di fine anni ‘60. La società del tempo, infatti, inizia a vedere di buon occhio i calciatori di colore solo qualche anno dopo, facendo cadere il velo negli anni del debutto di Jean-Pierre in nazionale, dove, accompagnato dall’imprescindibile Marius Trésor, forma una solida coppia di difesa. Questa riesce a riportare la nazionale francese alla fase finale della Coppa del Mondo del 1978 dopo l’assenza nelle precedenti due edizioni. 

Adams e Trésor: la Garde Noire della nazionale francese degli anni '70
Adams e Trésor: la Garde Noire della nazionale francese degli anni ’70 (Fonte: Pinterest/Micheal H)

Eccola la forza di Jean-Pierre: la solidità nel combattere. Affiancato da Trésor infatti, non solo combatte per la gloria della Nazionale, ma anche per la dignità sociale dei calciatori di colore, arrivando all’essere etichettato, con accezione positiva, come membro della Garde Noire, la “Guardia Nera” che difendeva la porta dei Bleus, così chiamata proprio per via del colore della pelle dei due centrali.

La fine della carriera e l’inizio dell’agonia

Dopo gli anni d’oro a Nîmes e Nizza, tra cali di rendimento e, seppur lievi, numerosi problemi muscolari e articolari, Adams inizia a percorrere la propria parabola discendente. Nel 1977 firma con un mediocre PSG chiudendo il campionato nelle due stagioni di militanza rispettivamente all’11° e 13° posto, per poi abbandonarsi prima ai ragazzi del Mulhouse in seconda divisione, poi ai dilettanti dello Chalon, dove, nel 1980 è allenatore-giocatore. Ha esperienza, capacità e voglia per diventare manager, e quella stagione in panchina è un gran banco di prova, tanto che nel 1981 inizia a frequentare corsi per diventare allenatore professionista a Digione, proiettandosi in una potenzialmente eccelsa carriera come coach.

Ecco, i progetti.

Ci fermiamo qui, perché già dalla prima settimana di corso, Jean-Pierre inizia ad accusare alcuni vecchi dolori articolari. Si procede così con delle analisi a Lione, e la diagnosi è particolare ma alquanto tranquillizzante: lesione al tendine del popliteo del ginocchio sinistro

Il 17 marzo 1982 Jean-Pierre si sottopone ad un piccolo intervento, dopodiché deve progettare assieme alla sua Bernadette la riabilitazione e poi proseguire il corso.

Jean-Pierre riposerà in eterno

La realtà è che una settimana esatta dopo il suo trentaquattresimo compleanno, lui, da quel letto, non si alzerà.

Un’organizzazione forse troppo superflua quella dell’Édouard Herriot Hospital di Lione, noto fino ad allora per l’eccellenza nel settore, causerà disagi logistici nell’assegnare postazione e periodo di degenza a Jean-Pierre, il quale si ritrova addirittura tra le mani di personale alle prime armi. L’anestesia di un tirocinante è in dose altamente eccessiva, l’inesperta intubazione causa mancanze d’ossigeno, e, per di più, l’intervento del chirurgo rientra tra i suoi primi effettuati: il triste risultato di questo assurdo susseguirsi di eventi è il coma.

Fine.

Buio.

Da quel momento in poi Jean-Pierre vivrà riposando: sono passati ormai quasi 40 anni da quel 17 marzo, e lui, fino al 6 settembre 2021 è stato lì, disteso e incosciente.

Nel corso del tempo moltissimi campioni hanno organizzato eventi di beneficenza in aiuto della scienza (nella quale Bernadette credeva ciecamente per un giorno poter ritrovare in vita suo marito), con l’obbiettivo di cercare di dare un aiuto forse più morale che economico alla causa.

Col passare degli anni le speranze che Adams si risvegliasse sono divenute sempre più flebili, ma Bernadette, che ha fin da subito escluso l’ipotesi eutanasìa, aspettava giorno dopo giorno accanto a lui con la solita routine quel momento che non è mai arrivato: cambio abiti, nutrizione, assistenza del fisioterapista per evitare l’atrofizzazione dei muscoli e tanto, ma tanto amore.

La donna ha vissuto l’incredibile stravolgimento della propria vita poco dopo i 30 anni, e fino ad ora che si sta avviando avvia verso la parte conclusiva della propria vita era lì. 

A fianco a lui.

A sperare, facendolo fino all’ultimo secondo, come solo chi ama davvero sa fare.

Che la terra ti sia lieve, Jean-Pierre.


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Fonte immagine di copertina: https://edition.cnn.com/2016/01/04/football/football-jean-pierre-adams-coma/index.html

Di Mirko Goretti

Nel tempo libero mi piace parlare di calcio, nel tempo occupato pure. Amante del Football d’oltremanica e nostalgico del calcio di qualche anno fa.

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