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We love Henry

Non è una classifica, ma una summa emozionale delle cinque meraviglie di Thierry Henry con la maglia dell’Arsenal. Un omaggio ad uno dei più grandi attaccanti di sempre.

Elegante. Questo è il termine che più comunemente gli viene affibbiato.
Ed è forse la sua eleganza, la bellezza nel vederlo giocare, che hanno reso Henry uno dei giocatori più iconici dei primi anni 2000.
Coordinazione, armonia di ogni singolo muscolo del corpo, danzava con leggerezza sul prato verde.
Volava come una farfalla, pungeva come un’ape.
Se si pensa a lui, non si può non associarlo alla maglia che lo ha reso celebre, quella dell’Arsenal.

Un connubio perfetto durato ben otto anni, dal 1999 al 2007, con l’aggiunta di un breve, ma suggestivo riavvicinamento nel 2012.
Un matrimonio con basi solide, garantito dalla profonda stima e ammirazione che Arsène Wenger, tecnico della squadra, nutriva per il talento francese.
È con addosso la 14 dei Gunners che Henry vive i momenti più significativi della sua carriera.

Quattro volte capocannoniere della Premier. Per due anni consecutivi, nel biennio 2003-2005, si aggiudica la Scarpa d’Oro (la seconda da condividere con Diego Forlan).
376 presenze, 229 gol e più di 100 assist, questi i suoi numeri. Bastano questi dati per descrivere il momento di forma che Titì ha vissuto in quegli anni.
Partiamo da qui, da ciò che Henry sapeva fare meglio: buttare la palla in porta.
Di gol ne ha fatti tanti, noi ne abbiamo scelti cinque, quelli che ci hanno fatto rimanere a bocca aperta, e che ci hanno fatto innamorare del suo calcio.

Primo piano di Thierry Henry, in occasione della finale di Champions del 2006
Primo piano di Thierry Henry, in occasione della finale di Champions del 2006.

1) Inter-Arsenal 1-5, Fase a gironi della Champions League 2003-2004

Il 25 novembre 2003 sembra essere una notte di Champions League come le altre a Milano. Si gioca Inter-Arsenal, seconda giornata di ritorno del Girone B.
I Gunners sono ultimi nel gruppo, a quota 4 punti. Non un inizio di competizione memorabile, ma i londinesi arrivano in Italia con la consapevolezza che una vittoria possa stravolgere la classifica.
L’Inter ha vinto 3-0 il match di andata giocato ad Highbury. Sta vivendo un ottimo periodo di forma: su 10 partite di campionato ha perso solo il derby, ed arriva da un 6-0 tennistico ai danni della Reggina.

È in questo contesto che si materializza una delle prestazioni più memorabili di Titì Henry.
A secco da tre partite (una notizia per un giocatore del suo calibro), mette a segno due goal e sigla due assist che permettono ai Gunners di imporsi per un totale di 1-5.
La perla arriva al minuto 85: sul risultato di 1-2, l’Inter è riversata in avanti, alla ricerca del goal del pareggio e ha un corner a disposizione, ma Campbell spazza. Il centrale alza un campanile che arriva sulla testa di Parlour, poco fuori dall’area: è un pallone complicato, che viene però sporcato a dovere dal centrocampista per Henry.

Le lunghe leve del francese si muovono veloci e macinano più di 40 metri prima di arrivare sul vertice dell’area di rigore. Ma non è solo, insieme a lui c’è Javier Zanetti.
Titì affronta l’argentino, uno contro uno. Fa per rientrare sul destro, poi il colpo di genio: ci ripensa, tocca la palla una volta, con il secondo controllo se la allunga bruciando Zanetti e riuscendo a incrociare alle spalle di Toldo.

Un diagonale preciso, pungente, che spegne ogni speranza dei tifosi interisti. Una conclusione frutto della lucidità, nonostante una corsa memorabile da una parte all’altra del campo.

2) Arsenal-Leeds 1-0, terzo turno di FA Cup 2011-2012

Sono passati più di quattro anni dall’ultima volta che Henry ha indossato la casacca dell’Arsenal.

È il 2012 e Titì gioca con i Red Bulls, negli USA.
Dopo aver trascinato il team di New York al quinto posto nella Easter Conference grazie ai suoi 14 goal, le speranze di vittoria del campionato vengono demolite nelle semifinali dai Los Angeles Galaxy di Donovan e Keane.
In inverno il campionato è fermo, Titì, però, di stare senza pallone non ne ha voglia. Vuole tenersi in forma ed arriva l’occasione giusta per farlo.
L’Arsenal sta per perdere Chamakh e Gervinho per la Coppa d’Africa ed è alla ricerca di un rinforzo. La società non ci pensa due volte e avvia subito i contatti con il club statunitense per il ritorno del francese.

Il club inglese non ci mette molto a strappare il si del giocatore. Prestito secco per due mesi: è questa la formula con cui Henry ritorna a casa.
Non per soldi, ma solo per riprovare l’emozione di indossare ancora quella maglia che lo ha reso grande.

E se non bastasse questo a rendere così romantica questa storia, Henry ci aggiunge pure un gol nel giorno del suo secondo esordio con i Gunners.
Il 9 Gennaio 2012 si gioca il terzo turno di Fa Cup tra Arsenal e Leeds.
Titì parte dalla panchina, la partita è ferma sullo 0-0. Wenger lo butta nella mischia al 68’, ha bisogno del suo pupillo.
Gli bastano 10 minuti: si inserisce perfettamente alle spalle della difesa dei Whites, Song lo vede, servendolo con i tempi giusti. Controllo orientato e piattone di destro, a giro sul secondo palo.

It just had to be Thierry Henry, this script was written” le parole del telecronista.
Tripudio generale: anche se, solo per poco, il re è tornato.

3) Real Madrid-Arsenal 0-1, ottavi di finale d’andata della Champions League 2005-2006

Dopo aver superato agevolmente il proprio girone, l’Arsenal trova il Real Madrid sul proprio cammino, verso l’atto conclusivo di Parigi. Il Santiago Bernabeu attende dal 2002 che le Merengues tornino in finale: dovranno aspettare ancora per molto. I Gunners dominano, Henry, Reyes e Ljungberg danno vita ad una serie di azioni e virtuosismi da capogiro. Iker Casillas e Roberto Carlos sono costretti agli straordinari, lo stesso fuoriclasse francese, sovrastando Sergio Ramos, per poco non va a segno di testa. Brividi lungo la schiena dei padroni di casa. Si va al riposo sul risultato di zero a zero.

Ripresa, i ragazzi di Wenger partono subito forte: secondo minuto, Reyes serve a metà campo Henry, il quale resiste al tentativo di recupero da parte di Ronaldo, salta senza remissioni di colpa Alvaro Mejìa, sfugge al tackle di Guti, entra in area, accorre Sergio Ramos che entra in scivolata per arginarne la cavalcata, ma non può nulla, perchè Henry, un secondo prima, ha incrociato con il sinistro. Casillas tenta di deviare il pallone in angolo, ma è impossibile.

Una grande prova, da parte del miglior attaccante del mondo. L’Arsenal vincerà uno a zero, per poi impattare, in un pareggio a reti inviolate, al ritorno. Parigi non sembra più così lontana.

4) Arsenal-Charlton 4-0, Premier League 2004-2005

Sono gli anni delle due Scarpe d’oro, di un Henry spettacolare sotto il cielo di Londra.

Quanta bellezza viene espressa da un gol di tacco, specie se spalle alla porta e con un difensore alle calcagna, avvinghiato al centravanti neanche fosse la sua ombra. Non basta una marcatura ferrea, non puoi fermare la genialità di un gesto in maniera così velleitaria. Henry difende palla, attende un secondo, ovvero il tempo necessario perché il suo aguzzino perda l’equilibrio e, con la calma dei grandi saggi del football, fa passare il pallone in mezzo alle gambe del tapino.

Buca d’angolo, come se fosse l’esito scontato degli eventi.

5) Arsenal- Manchester United 1-0, Premier League 2000-2001

Il Manchester United sarà anche il grande mattatore d’Inghilterra a cavallo dei due millenni, ma l’Arsenal sta ponendo le basi per il ciclo degli Invincibili che da lì a qualche anno stravolgerà il mondo della Premier League. Nel frattempo, i Gunners rivaleggiano con in Red Devils e Henry fa urlare, in preda all’eccitazione, gli amanti del gioco del calcio.

Se doveste scegliere una dote in particolare, per esaltare la carriera dell’iconico attaccante, potreste pescare dal mazzo la capacità spaventosa di segnare con facilità e in ogni modo, anche quello impensabile. Un esempio, la girata da antologia di quel primo giorno d’ottobre del 2000, quando Highbury ha urlato il suo canto di ringraziamento eterno, per tanta grazia in un solo individuo.

Mezz’ora della prima frazione, pallone per Henry, il quale si trova a venticinque metri dalla porta di Fabien Barthez, per giunta di spalle e con un mastino come Gary Neville a sbarrargli il cammino.

Un giocatore normale avrebbe passato il pallone al compagno più vicino, magari facendo trascorrere qualche secondo per temporeggiare e non perdere il possesso, ma Thierry non è mai stato un calciatore ordinario, perciò, con un primo tocco realizza una traiettoria verticale, di quelle che da piccoli si usano per calciare al volo. La palla neanche fa in tempo a cadere al suolo, rimane per un istante a fluttuare sul manto del vecchio teatro londinese. Titì non le concede scampo, arabesca con il destro: ne esce una traiettoria senza eguali. Barthez rimane basito.

L’improvvisazione è il più grande atto al servizio del talento.

L’articolo è stato scritto a quattro mani da Luigi Della Penna e Gualtiero Sanapo.


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