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Ode a Simeone e al cholismo

Come nasce la filosofia di gioco del “Cholo” Simeone e perché non morirà mai.

Ci si può mettere la firma: il “cholismo” è duro a morire. Nella serata della sconfitta con la Red Bull Lipsia, così come già successo con la Juve in precedenza, molti hanno festeggiato la débâcle di Simeone e gridato alla morte di questa filosofia di gioco, portata avanti da calciatore e sviluppata poi da allenatore. Ma il cholismo è la versione moderna di un calcio che nasce in Argentina negli anni ‘60 e affonda le radici in quell’anti-futbol di stampo Estudiantes di Bilardo e Zubeldìa. Per alcuni può essere irritante, ma è altresì vero che è più complessa e interessante di quanto sembri, soprattutto nella nuova veste che gli ha dato Diego Pablo.

Le radici

Zubeldìa amava dire: “Non si arriva alla gloria attraverso un sentiero di rose”. MentreLa partita deve essere vinta: è questo il fine” è una delle massime di Bilardo. Facciamo un passo indietro. Ripensiamo all’Argentina del Mondiale ‘86 o appunto all’Estudiantes vincente degli anni tra il 1968 e il 1970 e che rappresentò una sorta di rivoluzione. La cattiveria era essenziale, anche se sfociava in episodi poco da oratorio: basta andare a leggersi cosa fu la finale di Coppa Intercontinentale, proprio del ‘68, contro il Manchester United di George Best. Ma non erano solo famigerati, senza scrupoli e spavaldi: c’era un preciso studio tattico, dietro, per imbrigliare ed arginare gli avversari e tentare di vincere le partite. I non estimatori dicono: ok, palla al goleador di turno e s’abbracciamo; poi tutti in difesa.

In realtà non è così semplicistico: c’era tanto spirito di sacrificio e servivano buoni giocatori e qualche talento, oltre al bomber. Esempi: nell’Estudiantes c’erano Veron senior, Conigliaro, Madero e Bilardo. Nell’Argentina vincitrice in Messico nell’86 spiccavano su tutti Valdano, Burruchaga e Maradona. Cattiveria a parte, era un gioco finalizzato alla vittoria, attraverso ogni mezzo, fermando l’avversario (tatticamente – con centrocampo e difesa schierati a contenere le incursioni altrui), andando magari purtroppo a discapito dello spettacolo; ma il 4-4-2 che diventava all’occorrenza 3-5-2 era fluido ed efficace anche in fase d’attacco, oltreché dietro.

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Zubeldìa e Bilardo ai tempi dell’Estudiantes (foto da Pinterest)

La versione 2.0 di Diego Pablo Simeone

E qui il punto di congiunzione fra il “vecchio” e il nuovo, fra i maestri e l’allievo. Negli schemi disegnati da Simeone e nelle sue scelte, ci si affida alle giocate dei singoli, che lavorano appunto al servizio del collettivo, ma nel momento decisivo emergono: lampanti gli esempi di Diego Costa, Koke e Griezmann, protagonisti e goleador. Però quel modo solo apparentemente sommario di calcare il campo, difesa serrata delle proprie retrovie e palla agli attaccanti (come la riassumono i detrattori), si mixa col gioco più agonistico degli ultimi anni. Il suo è un calcio concreto, ma vivace. Efficiente e non spettacolare? Si, può essere. Ma se imbrocca la partita giusta… Quanto ci siamo divertiti a guardarli, nella finale di Europa League del 2018, contro l’Olympique Marsiglia? O nella vittoria in Supercoppa Europea, dello stesso anno, nel derby contro i blancos? Non è solo catenaccio: è organizzazione, concentrazione e azione. Soffocano l’avversario, si chiudono, ma poi rubano palla, lanciano ripartenze e contropiede veloci e liberano tutta la potenza dei propri gioielli.

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Diego Pablo Simeone – Atletico Madrid (foto da fifa.com)

“El esfuerzo no se negocia”

I tempi, però, corrono ancora e a metà agosto il cholismo ha ceduto il passo ad una formazione di volenterosi che stanno costruendo, da qualche anno, una realtà in terra tedesca e che sono stati più abili nel superare un maestro… Ma non morirà mai: ha radici troppo profonde e profeti troppo tenaci e combattivi. Perché come dice lui: “Lo sforzo non si negozia“. La squadra va impostata secondo le caratteristiche dei propri giocatori:

Ma al tempo stesso cerco soluzioni perché risultati e prestazioni siano sempre migliori. Il lavoro, inteso come sforzo per migliorare, non inficia il talento. Anzi, lo potenzia.”

D.P. Simeone

È una scuola che ha un’identità forte e troverà ancora modo di esprimersi e forse evolvere: senza necessariamente soccombere al calcio spettacolo di questi tempi moderni, predicato e attuato da Klopp o altri; sono visioni di gioco diverse che possono coesistere e continuare ad appassionare.


Il meglio del calcio internazionale su Sottoporta: Appunti di Nations League, pagina 2

Di Ilaria Ciangola

Di Trento. O.s.s. in Pronto Soccorso. Groundhopper, appassionata di calcio e amante di tutto ciò che è U.K.

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