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Essam El-Hadary, l’Alta Diga

Alla veneranda età di 47 anni, si ritira il portiere egiziano El-Hadary, una delle icone del calcio africano.

Era il 25 giugno del 2018 e nella terza giornata dei gironi dei Mondiali di Russia si affrontavano Arabia Saudita ed Egitto. In porta per i Faraoni, Cuper decise di schierare Essam El-Hadary, facendolo diventare il calciatore più anziano a giocare una partita della Coppa del Mondo. A due anni da quello storico momento, il numero uno egiziano si è ritirato dal calcio mettendo fine ad una carriera durata quasi trent’anni.

L’ Alta Diga

Con il termine “Alta Diga” gli egiziani fanno innanzitutto riferimento a quella che noi conosciamo come “Diga di Assuan“. Inaugurata il 21 luglio del 1970, la diga fu voluta per far fronte ai problemi di grave aridità dell’Egitto, in quanto avrebbe reso coltivabili, inondandoli, 10’000 chilometri quadrati di deserto. Non è un caso, dunque, se il termine “Alta Diga” è stato utilizzato come soprannome per Essam El-Hadary, considerato da tutti un’icona nazionale, al pari di Aboutrika e Salah.

Nato nel 1973 a Kafr El-Bateekh, che significa “anguria” in arabo, El-Hadary comincia la sua carriera da calciatore in segreto: il padre è un artigiano e lo vorrebbe al suo fianco nel suo negozio, ma Essam si allena comunque e terminati gli allenamenti va a lavare i suoi vestiti infangati nel fiume prima di rientrare a casa.

Il grande calcio

Nonostante la volontà dei genitori, il talento di El-Hadary viene notato dagli osservatori del Damietta, club di seconda divisione. Al primo allenamento con il club locale, al diciassettenne Essam vengono offerti i guantoni da estremo difensore. Lui li rifiuta e scende in campo per l’allenamento a mani nude.

Nel 1993 El-Hadary debutta come portiere del Damietta, collezionando in due stagioni quasi 60 presenze. Il suo è un talento cristallino: reattivo fra i pali e dotato di ottimi riflessi, si rivela subito come un pararigori eccezionale. Le sue doti attirano le attenzioni delle squadre più importanti della nazione. A spuntarla, neanche a dirlo, è il club più titolato d’Africa: l’Al Ahly.

12 anni al Cairo

Nella sua permanenza più che decennale al Cairo, El-Hadary si afferma come un portiere di livello internazionale e comincia a riempire la sua bacheca: 26 trofei fra cui spiccano 8 campionati egiziani e 4 Champions League africane. Nelle oltre 500 presenze con i Red Devils, El-Hadary segna su punizione il primo dei suoi due gol in carriera. Durante la lunga militanza all’Al Ahly, El-Hadary diventa anche il portiere titolare della Nazionale. Esordisce in amichevole contro la Corea del Sud nel 1997 e con lui in porta, i Faraoni vinceranno ben 4 Coppe d’Africa, di cui 3 consecutive (1998, 2006, 2008, 2010).

«El-Hadary è stato il fattore chiave dei nostri successi. Per quanto riguarda Aboutrika, c’erano altri giocatori in grado di coprire quella posizione.»

Mohamed Zidan sull’importanza di El-Hadary nella vittoria delle tre coppe consecutive

La finale dell’edizione del 2006 sancisce forse il momento più alto della carriera di El-Hadary che neutralizza i rigori di Drogba e Konè, regalando il titolo ai suoi. L’attaccante ivoriano ex Chelsea dichiarerà: ” È il miglior avversario che abbia mai incontrato.

Nella finale della Coppa d’Africa 2006 El-Hadary entra in modalità “La Diga”

La fine di un idillio

Come in una delle celeberrime musalsalat (le soap opera arabe), la storia fra Al Ahly e El-Hadary sembrava destinata a diventare il connubio perfetto fino alla fine della carriera de “La Diga”. D’altronde l’unione fra il miglior portiere d’Africa e la squadra più vincente del continente non poteva che continuare per l’eternità… o terminare in maniera eclatante.

Nel giorno di San Valentino del 2008 El-Hadary comunica di aver firmato per il Sion. Un trasferimento clamoroso se pensiamo che il portiere aveva ancora due anni di contratto e che nessuno si sarebbe aspettato di vederlo esordire in Europa a 35 anni. La sua permanenza in Svizzera, nonostante le 32 presenze, sarà influenzata dalle problematiche giudiziarie legate al suo stesso trasferimento, per cui verrà sospeso per 4 mesi e il Sion penalizzato.

Una seconda giovinezza

Dopo l’esperienza europea, El-Hadary torna in patria dove, tranne due parentesi in Arabia Saudita e Sudan, giocherà fino al ritiro. In dieci anni cambia squadra dieci volte, militando per tre diversi periodi nell’Ismaily. La costante della sua seconda parte di carriera rimane la Nazionale per cui continua ad essere il numero uno, vincendo la già citata Coppa d’Africa 2010 e sfiorando il quinto titolo nel 2017 in Gabon con il CT Hector Cuper.

Con l’ex allenatore di Inter e Valencia, l’Egitto centra una storica qualificazione ai Mondiali del 2018 e El-Hadary viene convocato. Nell’ultima partita dei gironi, il già eliminato Egitto sfida l’Arabia Saudita. Il 45enne El-Hadary viene schierato titolare diventando il giocatore più vecchio a giocare una partita dei Mondiali e il primo portiere africano a parare un rigore.

La fine di una storica carriera

Al ritorno dalla Coppa del Mondo, El-Hadary annuncia l’addio alla Nazionale. Un connubio fra i più vincenti della storia del calcio, durante il quale il portiere egiziano ha stabilito numerosissimi record. Portiere con la più lunga striscia di imbattibilità nella storia della Coppa d’Africa (675′), El-Hadary è anche l’unico calciatore, insieme ad Ahmed Hassan, ad aver vinto quattro volte la Coppa d’Africa.

Il ritiro definitivo dal mondo del calcio arriva due estati più tardi quando, complice l’emergenza da Covid-19, El-Hadary decide di terminare una carriera da quasi 1000 partite e con una bacheca ricca di trofei e record battuti. Un addio annunciato con amarezza durante un’intervista tv durante la quale l’ex portiere dell’Al Ahly ha definito il calcio la sua “seconda moglie”.

Il calcio è la mia seconda moglie e abbiamo divorziato. Non c’è niente da aggiungere alla mia carriera. Non esiste miglior portiere di me in Egitto.

Le parole con cui El-Hadary ha annunciato il suo ritiro durante un’intervista

Della carriera e della sfaccettata personalità del più grande portiere africano della storia ci sarebbe molto da dire e da raccontare e non è da escludere che “La Diga” metterà per iscritto la sua incredibile storia. Una storia lunga e ricca di colpi di scena, come in una soap opera che dopo trent’anni arriva definitivamente ad una conclusione. Oppure no?


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Immagine copertina: Instagram Essam El-Hadary

Di Umberto De Marchi

Appassionato di tattica e delle storie sconosciute del calcio, sono un grande appassionato di musica e consumatore seriale di podcast.

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