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Qual è l’eredità di Qatar 2022

Vince l’Argentina, Messi supera definitivamente CR7 e affianca Maradona. Il Marocco è la sorpresa – ma non troppo – di questa edizione e tante delusioni eccellenti, soprattutto nell’area UEFA. Un po’ di riflessioni su Qatar 2022.

È strano, eppure bisogna tirare le somme di un Mondiale a ridosso dell’inverno. In Qatar abbiamo assistito ad una Coppa del Mondo atipica, eppure quasi “sincera” alla luce dei protagonisti che si sono distinti, in positivo o in negativo. Essa ha offerto un mix effervescente di strategie e soluzioni, con i giocatori che sono arrivati all’appuntamento nel pieno della forma. La squadra migliore è stata l’Argentina di Scaloni, che ha prevalso solo ai rigori contro la Francia, non al 100% perché alcuni calciatori transalpini hanno avuto a che fare con l’influenza.

L’Argentina ha invece giocato in una condizione psico-fisica ottimale, fino all’errore di Otamendi al minuto 80. Il calcio lo si ama perché è così dannatamente e imprevedibilmente bello, così meraviglioso in ogni minuto, soprattutto ad alti livelli.

Il trionfo di Messi e di De Niro

È bastata una semplice sbavatura per cambiare definitivamente l’inerzia della partita. L’Argentina smette di pressare e Kylian Mbappé, fino a quel momento spettatore non pagante, mette a segno in 90 secondi due reti. Il conto finale sarà di tre centri al termine dei supplementari: solo Geoff Hurst aveva realizzato una tripletta in una finale di Coppa del Mondo prima di lui. Ma era nel destino che la Selección dovesse vincere Qatar 2022, ci sono state varie coincidenze che lo hanno fatto subito pensare. Nella finale del 1986 Giove era in Pesci, quest’anno pure. Solo due volte Robert De Niro è stato in Argentina: nel 1986 e 2022. L’arbitro della finale, sia dell’edizione 1986 che del 2022, è nato il 7 gennaio. Forse era già scritto, chi lo sa…

Messi conquista il Qatar (fonte: Instagram fifaworldcup)

Con la vittoria contro la Francia sarà per sempre Messi > Cristiano Ronaldo. È stato un Leo “messiano” in questo Mondiale, non “maradoniano“: si è espresso, nelle giocate e nell’impegno, come ai tempi d’oro del Barcellona. In effetti, era da un po’ che non si vedeva un Messi così decisivo e carismatico. Maradona ha vinto un Mondiale, Messi invece no. Fino al 18 dicembre 2022. Qatar 2022 sarà sempre ricordato come il Mondiale di Messi.

Finalmente sono state spazzate via le pressioni che da anni lo tormentavano. La ricerca, soprattutto italiana, di dover, più che voler, paragonare il mito Messi al mito Maradona non trova sbocchi ragionevoli. È normale che, solitamente, strumenti o tecnologie un tempo all’avanguardia diventino obsoleti e superati. La storia cambia e nel mentre noi ci adeguiamo, ci aggiorniamo, progrediamo insieme ad essa.

Cambiano i componenti, i materiali, le regole, i viaggi, gli allenamenti, i mezzi di comunicazione, tutto. Tuttavia, ci sono delle variabili salde e immutabili che non seguono queste regole e che non possono essere messe sulla bilancia. Per questo è difficile fare paragoni quando c’è un lungo lasso di tempo che separa due soggetti. O due calciatori. Ormai Messi e Maradona possono essere posti sullo stesso piano, è inutile forzare il paragone su chi sia il più forte in assoluto. Entrambi sono due icone calcistiche che andrebbero sempre apprezzate e celebrate per la traccia che hanno lasciato su questo meraviglioso gioco.

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È facile parlare della ”missione” di Messi a Qatar 2022, ma Leo non era l’unico in missione. Ángel Di Maria (a cui abbiamo dedicato un piccolo tributo) aspettava questa partita da più di otto anni, da quel maledetto fastidio alla gamba destra sofferto contro il Belgio che gli fece saltare la finale del 2014.

Otto lunghi anni d’attesa per avere la possibilità di essere ancora decisivo, stavolta nella partita più importante di tutte. Come a Pechino nel 2008, con la rete che valse all’Argentina l’oro olimpico. O come nel 2021 al Maracanà contro il Brasile, quando consegnò ai biancocelesti un successo in Copa America inseguito per ventotto anni. Come qualche mese fa nella Finalissima contro l’Italia: noi, purtroppo, lo ricordiamo ancora fin troppo bene. Mai reti banali per el Fideo, lo spaghetto di Rosario, che, con la rete di oggi, è il primo calciatore argentino a segnare sia in una finale di Copa America sia in una finale Mondiale.

Poi ci sono gli sconfitti, anche se, dopo una finale del genere e un cammino del genere, sembra strano definirli tali. La Francia di Kylian Mbappé si riconferma comunque una delle Nazionali più forti del Mondo. Deschamps non ha potuto contare su Maignan, Clauss, Kimpembe, Ferland Mendy, Kanté, Pogba, Nkunku e il Pallone d’Oro Karim Benzema. Sarebbero stati fondamentali, forse decisivi in finale.

La rosa era comunque profonda e aver sfiorato una clamorosa doppietta non è assolutamente cosa da poco. Del resto, solo l’Italia e il Brasile hanno ottenuto tale traguardo, ormai ben 60 anni fa. La forza del calcio francese sta nel produrre una quantità illimitata di giocatori di qualità, grazie anche al Centre National de Formation et d’Entraînement” di Clairefontaine. Non è un segreto, è un’arma che la Federazione transalpina hanno saputo gestire alla perfezione. Ma quando c’è Robert De Niro nel destino c’è poco che si possa fare…

Il Marocco merita un capitolo a parte

Nel 2021 Walid Regragui accendeva il suo computer, si collegava a Zoom e ascoltava un seminario di Mikel Arteta in cui mostrava la sua filosofia tattica, prendendo come spunto la vittoria per 2-0 del suo Arsenal in semifinale di FA Cup contro il Manchester City nel 2020. Allenava ancora il Wydad AC, club con cui ha vinto una CAF Champions League, e mai si sarebbe aspettato tutto ciò che è poi successo a Qatar 2022.

Il Marocco è diventata la prima nazionale africana a raggiungere le semifinali del Mondiale, battendo squadre come Belgio, Spagna e Portogallo. Delle quattro semifinaliste, i Leoni dell’Atlante sono stati coloro che hanno sfidato (e battuto) nel loro percorso alla penultima gara le nazionali col ranking FIFA complessivamente più alto. E pensare che Regragui era stato assunto solo in estate dalla Federazione marocchina, dopo l’addio del funesto Halilhodžić

Il 47enne ha compiuto un’impresa eccezionale in un lasso di tempo decisamente ridotto. Regragui ha lavorato sulla mentalità e sulla leadership dei giocatori chiave, ha costruito delle motivazioni che hanno permesso ai calciatori marocchini di andare oltre il proprio limite e avere la grinta necessaria per giocarsela con chiunque. Senza tralasciare un’ottima organizzazione tattica, probabilmente la migliore del Mondiale.

La storia non si fa con i se, ma noi vi invitiamo comunque a concentrarvi, per scopo ludico, su uno scenario alternativo. Cosa sarebbe successo se nella semifinale persa contro la Francia sia Aguerd che Saïss fossero stati in forma fisica ottimale e se Theo non avesse segnato un gol così bello così presto? Chissà se il Magic Marocco avrebbe imbrigliato anche i fenomeni francesi. Quando un orgoglioso Regragui afferma che “per vincere un Mondiale non siamo molto lontani“, bisogna crederci.

Abbiamo detto prima che tutto cambia e si evolve. Allora forse è il caso di focalizzarsi definitivamente su due lezioni importanti di questo torneo. Innanzitutto, il calcio africano nel suo complesso si è avvicinato prepotentemente ai livelli delle Nazionali UEFA e CONMEBOL. Infatti tutte le squadre d’Africa hanno vinto almeno una partita nella fase a gironi, ben 7 in totale, ovviamente il loro miglior risultato di sempre.

La seconda è che il calcio africano non può essere approcciato come un blocco granitico e compatto, bensì va analizzato nella frizzante varietà di talenti, stili di gioco, perizie tecniche e accorgimenti tattici che offre. Le selezioni africane, dopo decenni di esportazioni dei talenti, sono diventate fonte di forte attrazione per giocatori che militano nei principali campionati europei. Così il Marocco può attingere da 14 naturalizzati che si sono formati nelle migliori accademie spagnole, francesi, olandesi o belghe; la Tunisia vanta in rosa 10 giocatori nati in Francia, uno in più del Senegal e due in più del Camerun.

Lodi a prescindere di Qatar 2022

La Croazia ha poco più di 4 milioni abitanti, eppure si è ritrovata per la seconda volta consecutiva in una semifinale Mondiale. Questa volta i ragazzi a scacchi biancorossi non hanno raggiunto la finale: il loro miglior risultato rimane quello del 2018, quando si sono arresi solo alla Francia. Si sono accontentati di un terzo posto come nel 1998, che comunque male non è.

Alberto Bertolotto, giornalista e scrittore sportivo, durante il periodo del Mondiale ha parlato con Robert Matteoni, il biografo di Luka Modrić, il primo calciatore ad aver interrotto il duopolio Messi-CR7 di Palloni d’Oro. Alberto ha scritto:

Tutti i calciatori non vedono l’ora di giocare con la Nazionale, qualsiasi partita essa sia. Già dai tempi di Šuker. Robert Matteoni mi ripeteva poco tempo fa che lo stesso Modrić, prima di andare in Qatar, continuava a dire ai suoi amici che attendeva con ansia i Mondiali per difendere i colori della sua terra. Stiamo parlando di uno che ha 37 anni e che ha 150 presenze con la maglia a scacchi. Altro che peso tra i vari impegni di club

I calciatori si identificano con i colori del proprio paese e, nonostante il ridotto bacino demografico, compensano tutto con la passione e la volontà di dare tutto per la propria patria. La cultura calcistica croata è in ascesa; dal terzo posto del 1998 in poi si è formata nel paese una voglia immensa di formare calciatori di qualità per la Nazionale. Ci saranno altre Golden Generation per i Vatreni.

Cody Gakpo è stato il calciatore offensivo che ha stupito di più, sebbene non fosse stato considerato all’inizio come una delle stelle in terra qatariota. Fisico imponente, versatile, tecnico, un vero giocatore moderno. Un vero affare per chi lo prende.

L’Inghilterra è andata fuori con la Francia, ma ha disputato comunque un discreto Mondiale, che fa ben sperare per il futuro. L’autoironia della stampa britannica tra un “French Fried” e un “They’re coming home“, con annessa foto dei calciatori inglesi, fa sempre sorridere.

Ha sorriso tanto, forse in modo malizioso, l’attaccante sudcoreano Cho Gue-sung. Dopo la doppietta al Ghana ha acquisito una popolarità stratosferica nel suo Paese, con i suoi social che sono letteralmente impazziti a causa delle migliaia di lettere d’amore e proposte nuziali pervenutegli in posta. A Qatar 2022 da ricordare anche le ottime campagne di Australia e Giappone, le prestigiose vittorie dell’Arabia Saudita e della Tunisia contro le future finaliste e il primo goal del Canada ai Mondiali, firmato Alphonso Davies.

Note disciplinari di Qatar 2022

Chi vince festeggia, chi perde spiega” dice Julio Velasco. Tra le delusioni di Qatar 2022 spicca senza di dubbio Cristiano Ronaldo. Pronti-via e diviene subito il primo calciatore ad aver segnato in 5 edizioni consecutive dei Mondiali. Poi, all’improvviso – ma non troppo – rescinde il contratto con il Manchester United. Prima è il leader, poi finisce in panchina. Prima viene osannato, poi viene criticato, immerso in mille polemiche e mille dicerie. Una situazione scomoda che non ha sicuramente aiutato il Portogallo, in confusione e senza idee contro il Marocco. Addio Mondiale per CR7 e beffa finale con il rivale Messi che conquista la Coppa più importante.

Brasile, Spagna e Germania hanno almeno vinto un Mondiale da inizio millennio, ma per motivi differenti quest’anno hanno tutte fallito. La loro cultura, le loro idee e i grandi giocatori che producono permetteranno loro di lottare ancora per il titolo mondiale, ovviamente. Scuole di calcio così solide saranno sempre candidate alla vittoria finale. In questo sport, però, i pronostici servono solo per essere sovvertiti.

I tedeschi lasciano la competizione già ai gironi, senza aver mai fornito prestazioni effettivamente all’altezza. Gli spagnoli, dopo il roboante 7-0 inflitto al Costa Rica, rischiano di vanificare l’intero girone per 7 lunghi minuti e, alla fine, sbattono contro l’invalicabile muraglia marocchina. I brasiliani, infine, dopo lampi di joga bonito e pregevoli passi di danza, incappano in un assurdo e irripetibile rovescio contro i coriacei croati. Una sconfitta così improbabile che non ha ricevuto neanche un soprannome peculiare, come da tradizione per la Nazionale che vanta il maggior numero di vittorie, ma anche il maggior numero di storiche e illogiche debacle.

Altre note…

Il Belgio è probabilmente la delusione più grande. Nella nostra Guida al Mondiale ci eravamo chiesti se si potesse considerare quella belga effettivamente una Golden Generation: si può vincere così poco con così tanto talento? Le nuove leve dovranno sostituire giocatori fenomenali, probabilmente i più forti mai nati nel paese, come Kevin De Bruyne, Eden Hazard, Thibaut Courtois e Romelu Lukaku. Giocatori che, al loro canto del cigno, non hanno neanche superato il girone, segnando la miseria di un gol e rivelando una profonda spaccatura nello spogliatoio. Come ha affermato Zico in un’intervista esclusiva, però, la mancanza di titoli non può sminuire il valore effettivo di una generazione che ha segnato la storia di un paese e di un intero movimento calcistico.

Male l’Uruguay, la Serbia e la Danimarca, quotata da molti come la vera sorpresa, ma che ha chiuso il suo girone all’ultimo posto con un solo punticino. L’Uruguay dovrà affrontare una fase di transizione incerta e dovrà guardarsi dalla crescita della Colombia e dell’Ecuador, che non ha affatto sfigurato in quest’occasione. La Serbia ha onorato la migliore tradizione balcanica: tanto spettacolo, forse pure troppo, mentre la fase difensiva è decisamente da rivedere. La selezione scandinava era arrivata ormai a fine ciclo: eppure, nonostante questo disonorevole intoppo, il futuro appare roseo.

La Nazionale del Qatar, infine. Più di dieci anni di preparazione, di studi e di naturalizzazioni varie, per essere eliminato alla fine dopo soli cinque giorni dall’inizio della competizione. Resteranno solo le controversie, le tardive discussioni, le stanche accuse di sport washing, gli scandali di corruzione che legano l’emirato e il Parlamento Europeo, le 6.500 morti assordanti degli uomini senza voce e le aberranti dichiarazioni di Infantino e delle principali cariche sportive e politiche qatariote su tali incidenti e sulle violazioni di diritti umani.

Resterà, tuttavia, anche la consapevolezza di aver assistito ad un’edizione speciale sul piano dello spettacolo, dei risultati, delle partite e delle storie che rimpinguano la ricca e affascinante tradizione narrativa della Coppa del Mondo. Mondiale, arrivederci nel 2026, sperando ci sia finalmente anche qualche bandiera verde, bianco e rossa a sventolare per gli stadi nordamericani


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Fonte foto copertina: Guardian Sport – Pagina Instagram

Di Cosimo Giordano

Opinionista sportivo nel tempo libero, founder di Sottoporta, amo la pizza e il calcio internazionale. Sono quel tipo che ogni tanto ripensa alla carriera di Pauleta e che va a curiosare sulle rose del campionato australiano.

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