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Messi e il Barcellona tra dubbi e incertezze

L’inizio non esaltante del campionato del Barcellona e le dichiarazioni dell’entourage di Griezmann fanno ripensare al “caso Messi”. L’argentino è al suo ultimo anno di contratto, in attesa di definire il suo futuro.

Quando il 27 ottobre Bartomeu ha annunciato ufficialmente le dimissioni da presidente del Barcellona, il primo pensiero di molti è andato al calciatore che più ne aveva risentito della sua gestione. Che i rapporti tra Leo Messi e l’ex proprietario del club non fossero idilliaci (se mai ci fossero stati) era cosa nota a tutti. Ma il passo indietro dell’imprenditore spagnolo è stato accolto dai più come una piccola vittoria, il primo passo necessario per vedere uniti a vita il club e il giocatore.

In realtà, il dubbio sulla sua permanenza resta. Chi ha visto l’allontanamento di Bartomeu dal mondo catalano come un forte punto a favore della riconferma dell’argentino, si è dovuto presto ricredere. Il problema è più grande di quanto sembri, e va inserito in una tematica più ampia, che va oltre la divergenza di idee tra due individui. Non è più un discorso di rapporti umani, è l’intero ambiente ad essere pesante.

Le ultime vicende

Non sono passate sottotraccia le ultime dichiarazioni dell’ex agente di Griezmann, non nuovo a questo tipo di uscite: “Messi è l’Imperatore che ha imposto il regime del terrore a Barcellona. O sei con lui o contro. Il primo anno non passava neanche la palla a Antoine, non lo voleva.” A rincarare la dose si è aggiunto lo zio del francese: “Non mi aspettavo un ambientamento così problematico. Al Barça non si lavora abbastanza, si svolgono allenamenti per accontentare determinate persone. Antoine deve impegnarsi per stare bene, a differenza di altri”.

Dopo la risposta scocciata del numero 10, che si è detto “stanco di essere sempre il problema di tutto”, ci ha provato lo stesso Griezmann a calmare le acque: “Leo è con me fino alla morte.” Ma è evidente che qualcosa non va. Manca tranquillità, dunque. È quella che servirebbe al Barcellona, protagonista di un avvio di campionato molto deludente. È quella che servirebbe a Leo Messi, stanco delle continue pressioni. Per lui, il solito ritornello già sentito. Quando il Barcellona vince e convince, Messi è il primo ad essere osannato. Quando i blaugrana perdono e deludono, l’argentino è il primo ad essere messo sotto inchiesta. E questo non gli sta più bene.

Prospettive differenti

Messi ha sempre dato il massimo per il club che lo ha cresciuto. E continuerà a farlo anche quest’anno, come dichiarato a Goal nell’intervista di quest’estate, quella dopo la famosa telenovela sul suo addio.

I problemi però ci sono, eccome. Alla base di tutto c’è sicuramente una visione differente di vedere e gestire il calcio. Se Messi, come Puyol o Xavi, si rifà alla filosofia di Johan Cruijff, la presidenza dal 2010 in poi è di tutt’altro avviso. Se con Guardiola veniva messo in primo piano il gioco, a volte a discapito del risultato, con Rosell e Bartomeu si è voltato pagina. Ciò che è importante è il club Barcellona, e solo quello.

Ma i contrasti tra Leo e il mondo Barça vanno ricercati anche in anni di insuccessi, e di mediocri successi. I roboanti tonfi in Champions accumulati negli anni contro Roma, Liverpool e Bayern avrebbero dovuto far suonare un campanello d’allarme. Messi, come ribadito da lui stesso, voleva solo un progetto vincente da parte della società. Non soldi. Non premi. È evidente a tutti come non sia stato accontentato, anzi. Il suo parere non è stato tenuto neanche in considerazione nelle trattative di mercato, e il Barcellona non ha saputo costruirgli attorno una rosa competitiva. I due campionati conquistati sotto la guida di Valverde non bastano a nascondere la delusione per le figuracce europee. Ed è così che il tecnico ex Bilbao, che aveva posizionato Messi al centro del suo progetto, ne ha pagato le spese.

Il litigio con Abidal e il nemico Setién

A giocare un ruolo fondamentale nell’esonero di Valverde è stato sicuramente Éric Abidal, l’ex calciatore diventato segretario tecnico del club: “Molti giocatori non erano soddisfatti e lavoravano male, in più il rapporto tra squadra e allenatore non è sempre stato buono. Ci sono cose che un ex calciatore riesce ad avvertire. Ho avvisato la società e hanno preso la loro decisione.” Dichiarazioni che hanno mandato su tutte le furie il talento argentino, che via social aveva invitato l’ex compagno di squadra a prendersi le responsabilità delle sue affermazioni, chiedendogli di fare i nomi.

Valverde viene sollevato dall’incarico a metà del suo terzo anno: al suo posto Quique Setién. E le cose per Leo di certo non migliorano. Il culmine si ha durante la gara del 27 giugno scorso, contro il Celta Vigo. Messi ignora completamente le indicazioni del vice allenatore durante il cooling break. Poi negli spogliatoi a fine gara è lo stesso Setién a stuzzicarlo: “Se non ti piace quel che dico, quella è la porta”. Lo stesso Setién è tornato a parlare nell’ultimo periodo del suo rapporto con Messi: “È il più forte di sempre, nessuno è stato continuo come lui. Neanche Pelé. Ma come molti atleti ha un lato difficile da gestire. È molto riservato, ti parla con lo sguardo.

Messi: un addio solo ritardato?

Tutti questi elementi ci hanno portato dunque alle note vicende di questa estate. Messi e il suo entourage inviano un burofax alla società, rivendicando il diritto di potersi liberare in qualsiasi momento dal vincolo contrattuale al termine della stagione. Bartomeu, di tutta risposta, gli fa notare che la richiesta è stata presentata con notevole ritardo. La grande bufera scatenata si conclude con un nulla di fatto. Tutto rimandato di un anno, Messi rimane per il suo ultimo anno di contratto al Barcellona.

Ma quanto può fare bene a Messi rimanere in questo Barcellona? Quanto può dare ancora a questa squadra? Lui è un campione ed è ancora capace di vincere una partita da solo. Una, due, tre, ma non tutte. Messi sembra solo. Avrebbe voluto restasse Luis Suarez, il perfetto secondo violino. Il Barcellona gli ha dato il ben servito e non lo ha sostituito. Naturalmente Messi andrà in campo per vincere, per fare goal, per stupire tutti come solo lui ci ha saputo abituare. Ma se, nelle partite decisive, non sarà supportato a dovere, è inutile aspettarsi miracoli. E non sarà giusto criticare solo lui, perché una squadra di calcio è composta da 11 uomini.

I rapporti tesi, in mercato non non all’altezza, una leadership ultimamente più ideologica che concreta, e la mancanza di risultati non sono segnali confortanti. Il tempo di Messi al Barcellona sembra essere passato. E il timore è che ci si possa lasciar male. E il “sergente” Ronald Koeman non può fare molto, anche perché ha fatto intendere di dare la priorità alla squadra, al club, che a Leo. La paura è che lo strappo sia ormai irricucibile.

La sensazione è che Leo abbia bisogno di nuovi stimoli. Chi di sicuro può darglieli è il Manchester City di Guardiola, fresco di rinnovo. I Citizens si erano mossi già in estate, forti del solido legame tra tecnico e giocatore, ma il finale è noto a tutti. La cura Guardiola farebbe solo del bene a Messi, e lo aiuterebbe a esprimere gli ultimi sprazzi di grande calcio in un contesto nuovo. Intrigante naturalmente rimane l’ipotesi Inter. Potersi riconfrontare in Serie A contro un altro campionissimo come Cristiano Ronaldo non può far altro che incentivare la sete di vittorie dell’argentino.

Le alternative sono poche, ma ci sono. Manchester United e PSG sono le altre due società a potersi permettere l’ingaggio del sei volte Pallone d’Oro. E si potrebbe chiamare in causa anche il Newell’s Old Boys, il club di Rosario dove Leo ha tirato i primi calci al pallone e nel quale l’argentino vorrebbe chiudere la carriera. Messi ha già indossato la maglia della lepra nella gara contro l’Osasuna, per omaggiare la scomparsa di Maradona.

La realtà è che Messi ha davanti almeno tre anni ad alto livello. Magari più felice, magari lontano dal Barcellona, magari con un’altra squadra, con cui competere benissimo in ambito europeo. Ma è veramente da escludere un suo addio? Un grande amore è destinato a finire, o il romanticismo salverà tutto?


Su Sottoporta il meglio del calcio internazionale: Intervista a… Anthony Le Tallec

Fonte immagine di copertina Instagram Leo Messi

Di Gualtiero Sanapo

Mangio pane e calcio da quando sono in fasce, e questa dieta non mi ha ancora stufato. Amo le statistiche, vado pazzo per le curiosità.

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