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Analysis: Porto – Juventus

Il primo momento di vera crisi della stagione dei bianconeri.

La sconfitta contro il Porto nell’andata degli ottavi di finale di Champions League è la seconda consecutiva per la Juventus, dopo quella dello scorso 13 Febbraio contro il Napoli. Si tratta del momento più difficile dall’inizio della gestione di Andrea Pirlo, in cui la squadra sembra non aver ancora trovato una vera e propria identità tattica.

Il gol di Mehdi Taremi ha reso fin da subito complicata la serata della Juventus, che dal primo minuto si è ritrovata costretta ad inseguire. Il vantaggio del Porto nasce da una situazione di possesso per la Juventus. Bentancur, schierato oggi da playmaker, si abbassa al livello dei difensori per ricevere. È una situazione ben diversa da quelle viste ad inizio anno, in cui uno dei tre centrali di centrocampo, a turno, veniva incontro ai difensori per posizionarsi come vertice alto del triangolo formato con due dei tre centrali difensivi.

Gli errori della squadra di Pirlo

L’errore principale del centrocampista uruguagio risiede nella postura del corpo nel momento della ricezione: Bentancur, infatti, riceve palla dando le spalle alla porta avversaria, escludendo in questo modo dalla propria visuale quasi tutti i compagni e finendo per scaricare palla verso Szczesny. Il passaggio si rivelerà poi essere un assist perfetto per l’attaccante del Porto, che insacca contrastando il portiere bianconero.

Non si tratta del primo errore di Bentancur in fase di impostazione. Il centrocampista juventino ha, fin da inizio anno, palesato notevoli limiti in termini di costruzione bassa, finendo per essere spesso mal posizionato e troppo frenetico col pallone tra i piedi. L’importanza di un giocatore come Arthur nell’impostazione bassa è ancora più evidente quando questo compito passa al centrocampista uruguagio, utile nel ruolo di centrocampista di rottura ma poco efficiente come vertice basso del 3-1-4-2 della Juventus. La ricerca della superiorità non solo numerica, ma soprattutto posizionale, sta infatti alla base dell’uscita palla dal basso prevista dal modulo di gioco di Pirlo, ed è un requisito necessario per poter garantire la risalita con la palla a terra.

La ricezione di spalle è stato un problema (sottolineato anche da Fabio Capello nel dopopartita di Sky) che ha coinvolto non soltanto Bentancur, ma anche altri giocatori fondamentali per la risalita della palla come Kulusevski e McKennie. Lo svedese, schierato come attaccante al fianco di Cristiano Ronaldo, complice la condizione non ottimale di Morata, ha giocato una gara anonima e fin troppo statica, grazie anche alla prestazione attenta di Uribe e Pepe in marcatura.

La squadra di Conceiçao è stata brava a trovare, fin da subito, gli accoppiamenti ideali per contrastare la manovra avversaria. Il lavoro svolto in fase di non possesso da Uribe e Corona è stato fondamentale, riuscendo a garantire una riconquista immediata che ha portato spesso a pericolose transizioni offensive guidate dal mediano Sergio Oliveira, autore di una prestazione di livello.

Il 4-4-2 in fase difensiva ha senso?

Come fatto da Sarri nel corso della parte finale della scorsa stagione, anche Pirlo ha deciso di adottare un 4-4-2 in fase difensiva, in cui McKennie si allarga sull’out di sinistra di fronte ad Alex Sandro. A differenza della disposizione scelta dall’allenatore toscano, in fase di possesso la Juventus di Pirlo si dispone con un 3-1-4-2, costringendo 6/11 della formazione a modificare spesso e rapidamente la propria posizione in campo.

Il Porto ha approfittato spesso della scarsa velocità della Juventus in transizione, sia con i centrocampisti, che riuscivano a dare il la ad una ripartenza con conduzioni piuttosto lunghe, sia con lanci lunghi verso i due attaccanti.

Porto Juventus 2-1
Il posizionamento non ottimale degli juventini in una situazione di transizione difensiva.

Il 49% degli attacchi della formazione portoghese è arrivato dalla fascia sinistra, in cui Otàvio e Sanusi riuscivano a creare superiorità numerica per via della posizione sbagliata di Danilo, troppo spesso al centro del campo in fase di possesso. Fin dai primi minuti di gara il brasiliano è parso in forte difficoltà in fase difensiva, complice anche la presenza fissa di Sergio Oliveira, che supportava costantemente la manovra fornendo un appoggio sicuro ai compagni.

Gli unici ammoniti della Juventus sono stati Danilo, Alex Sandro, De Ligt e Demiral, subentrato a Chiellini al 35’ del primo tempo. I cartellini sono arrivati tutti negli ultimi 30 minuti di partita, gli unici in cui la Juventus ha giocato in maniera più convinta in fase di possesso, riuscendo a liberare più facilmente Chiesa nell’uno contro uno sull’esterno.

L’importanza di Federico Chiesa

Fin dal suo arrivo alla Juventus, Federico Chiesa ha dimostrato di essere un giocatore di fondamentale importanza nello schieramento tattico di Pirlo. Quasi sempre schierato da quarto di centrocampo a destra, il centrocampista ex Fiorentina è l’unico della rosa bianconera a poter creare occasioni improvvise, come fatto nel match di campionato contro il Milan. Complici l’assenza di Cuadrado e la posizione di Danilo, per certi aspetti simile a quella occupata da Cancelo nel Manchester City, Chiesa ha giocato una partita più prudente in fase di possesso, limitandosi spesso a giocate elementari.

Le uniche occasioni pericolose della Juventus sono nate da due movimenti di Chiesa, bravo a liberarsi dalla ottima e costante marcatura di Sanusi. Al 70’ viene imbeccato da Ronaldo che, dopo aver saltato un uomo sulla fascia sinistra, è bravo a convergere ed a trovare il compagno con un passaggio forte rasoterra. Chiesa controlla col destro, ma non si coordina benissimo e conclude debolmente verso la porta difesa da Marchesin. Si tratta, comunque, della prima vera combinazione pericolosa tra due giocatori juventini.

Un gol importante

Il gol di Chiesa nasce dalla prima verticalizzazione dei bianconeri. La ricerca della profondità è mancata per quasi tutta la durata dell’incontro, agevolando il lavoro dei due centrali Mbemba e Pepe che, non essendo particolarmente rapidi, avrebbero potuto soffrire i tagli alle spalle e gli inserimenti senza palla dei centrocampisti. La verticalizzazione di Alex Sandro in occasione del gol coglie di sorpresa il laterale destro Wilson Manafà, sicuramente migliore in fase offensiva, che viene superato dall’ottimo inserimento di Rabiot. Questa è la prima occasione in cui i movimenti dei giocatori juventini creano scompiglio nella retroguardia del Porto: Mbemba viene attirato dal pallone, mentre Pepe e Sanusi vanno entrambi su Morata, l’unico in maglia arancione all’interno dell’area di rigore. Il traversone arretrato di Rabiot è intelligente e trova Chiesa, come sempre bravo a seguire e chiudere l’azione sul secondo palo, che apre il piatto destro e trova l’angolo opposto.

A Pirlo manca ancora qualcosa?

Quando viene inquadrato a bordocampo, Andrea Pirlo sembra spesso timido, incapace di alzare la voce, quasi come se volesse lasciare libertà totale ai suoi giocatori. Essendo alla prima esperienza da allenatore, Pirlo talvolta fatica a leggere la partita nel modo corretto, effettuando cambi o modifiche tattiche troppo in ritardo rispetto a quando la partita lo richiederebbe. Incalzato da Fabio Capello nel post-partita su Sky Sport, ha detto di aver preparato la partita per ricercare la profondità con i due attaccanti e gli esterni, e che il problema principale fosse il numero di tocchi effettuati e il movimento della palla troppo lento.

In realtà, la Juventus ha faticato parecchio anche nel trovare transizioni rapide una volta recuperata la palla, per via di un pressing blando e troppo confusionario. Troppo spesso i bianconeri sono stati ingabbiati dagli scambi rapidi del Porto, bravo a costruire spesso dei triangoli in fase di possesso per rallentare il gioco, evitando poi i rischi con lanci lunghi indirizzati verso Taremi e Marega.

Anche durante il pressing, Pirlo non guida mai la squadra, ma si aspetta soltanto che i giocatori eseguano quanto provato in settimana. La scarsa comunicazione dell’allenatore durante i 90’ porta spesso a cali di attenzione che, in assenza di leader come Chiellini, risultano ancor più evidenti.

Dove sbaglia la Juventus?

Il gol del 2-0 del Porto nasce da un lancio lungo verso l’esterno, una delle classiche situazioni che si verificano da calcio d’inizio. Sulla seconda palla i giocatori juventini sono lenti, e Wilson Manafà ne approfitta per recuperare il pallone, entrare in area e servire Marega che in due tempi batte Szczesny. Al momento del gol, all’interno dell’area di rigore juventina sono presenti sette giocatori in maglia arancione e tre del Porto, due dei quali costruiscono il gol, a dimostrazione del fatto che spesso la squadra di Pirlo è poco attenta, anche in situazioni di difesa schierata.

Porto Juventus 2-1

Anche Cristiano Ronaldo ha faticato spesso ad associarsi con i compagni durante i 90’, finendo per calciare in porta soltanto una volta. Ronaldo è stato il secondo giocatore della Juventus per palle perse (16) alle spalle di Chiesa, ed il primo per numero di volte in fuorigioco. In generale, la scarsa prestazione della Juventus ha escluso spesso il portoghese dal gioco, che ha ricevuto troppo spesso lontano dalla porta e defilato sull’out mancino.

Lo scorso anno, gli ottavi di Champions hanno condannato la Juventus all’eliminazione dalla Champions League, nella doppia sfida a distanza contro il Lione di Rudi Garcia. Il gol di Chiesa regala comunque non poche speranze ai bianconeri, ma per sperare nella qualificazione Pirlo dovrà certamente intervenire per modificare diversi aspetti. I recuperi di Arthur, Cuadrado e Morata saranno fondamentali nel match del 9 marzo, in attesa del ritorno a completa disposizione di Paulo Dybala.


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Fonte copertina: Sky Sport

Di Davide Deffenu

Nato a Sassari, studio Economia e Management a Bologna. Appassionato di tattica, sono quello che segue le partite più improbabili.

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