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Sevilla e il mistero del 14 ottobre

Il Sevilla Fútbol Club venne fondato il 25 gennaio 1890 ad opera di un gruppo di giovani di origine inglese. Nella Spagna dell’epoca non era raro imbattersi in marinai ed emigranti inglesi che, avvinti dal fascino senza tempo delle province iberiche, avevano deciso di attraccare e stabilirsi nella penisola.

Se le stout scure servite dai publicans nelle caratteristiche pinte potevano essere sostituite dalle caraffe di vino tinto, lo stesso non si poteva dire degli sport nazionali, mai del tutto soppiantati dalla crudele ebbrezza della corrida.
Divise rosse e bianche per richiamare la madrepatria, un pallone di cuoio che rotola per le sconfinate praterie dell’Andalusia e ai piedi dei Pirenei. Molte squadre spagnole nacquero così, da giovani di origine britannica. È il caso dell’Athletic Bilbao, che tuttora mantiene il th tipico della lingua d’Albione nella nomenclatura, e del Sevilla. Fu per desiderio di esportare il gioco preferito della terra natia che agli albori dell’anno 1890 i fratelli Carlos ed Enrique Welton e l’amico di sempre Isaiah White fondarono il Sevilla Fútbol Club. Dopo circa un mese e mezzo, precisamente il 7 marzo dello stesso anno, il Sevilla invitò l’Huelva a disputare la prima partita di calcio giocata in Spagna.

Huelva, come Siviglia, è una delle città più importanti dell’Andalusia. All’epoca poteva contare su una nutrita presenza di immigrati inglesi, e sulla loro passione per lo strano gioco del football. A testimonianza del forte retaggio britannico, le prime due formazioni complete a scendere in campo nella terra del flamenco e dello Sherry de Jerez avevano nomi di chiara origine inglese.
Maccoll, Logan, Stroulger, Rickson, Annodall, Mandy, White, Enrique Welton, Greig, Sturgart e Nicholson, per il Sevilla. Alcock, Yachts, Wakelin, Duclos, Boundary, Kirk, Daniel, Curtis, Gibbson, Badly e Smith, per l’Huelva. Curiosamente però la società calcistica del Sevilla non fu registrata fino al 14 ottobre del 1905, quando il governatore José Carmona approvò lo statuto. È per questo motivo che il compleanno della squadra viene tradizionalmente celebrato il 14 ottobre, come lo splendido inno del club ci ricorda.

Cuentan las lenguas antiguas
que un 14 de octubre nació una ilusión
su madre fue Sevilla, y le prestó su nombre
y para defenderlo le dio a una afición.

Fu in occasione della fondazione ufficiale del club che Galician Josè Luis pronunciò la frase “Todos los hombres de cualquier nivel social, ideas religiosas o políticas tendrán aquí cabida”. “Tutti gli uomini di qualsiasi livello sociale, idee religiose o politiche verranno qui accolti”, vero e proprio emblema della società.
Nel 1932 Ramón Sánchez-Pizjuán venne nominato presidente del Sevilla. Nelle 24 stagioni alla guida del club, interrotte dalla sua dipartita del 1956 e da una parentesi nella Federazione Spagnola, il club vincerà il suo unico campionato spagnolo (nel 1945), oltre a tre Coppe nazionali e cinque coppe di Andalusia.
Il nome di Sánchez-Pizjuán è legato a doppio filo a quello del Sevilla: fu durante la sua presidenza che la squadra si confermò come una delle più interessanti di Spagna, e fu lui a far progettare l’attuale stadio dei rojiblancos. Al completamento dei lavori, la struttura fu intitolata al leggendario presidente.

Lo stadio Ramón Sánchez-Pizjuán
Fonte: Estadio Deportivo

Ejemplo de sevillanía
familia roja y blanca del Sánchez Pizjuán
mi corazón que late gritando ¡Sevilla!,
llevándolo en volandas por siempre a ganar.

Negli anni, si sviluppò un’acerrima rivalità con i concittadini del Betis Siviglia. Biancorossi contro biancoverdi, barrio de Nervión contro barrio de Heliópolis, Sánchez Pizjuán contro Benito Villamarín.
Ma anche ricchi e nobili contro i poveri operai, bauscia contro casciavit direbbero a Milano. Il Sevilla è squadra d’élite, di estrazione britannica, un’autentica nobile. Contravvenendo al suo stesso motto, all’epoca non poteva permettere a chiunque di entrare nel Buckingham Palace del calcio spagnolo. E così quando un brillante giocatori figlio di operai cercò di ottenere un provino per vestire la maglia rojiblanca, i vertici del Sevilla decisero di far prevalere il blasone sulla qualità. Il ragazzo tornò a casa visibilmente deluso, così come Eladio Garcia de la Borbolla, l’unico membro della dirigenza sevillista ad aver votato a favore dell’ammissione del giovane talento. Frustrato per la miopia dei colleghi, decise di fondare un’altra società, che si unirà all’allora esistente Sevilla Balonpié.

Y es por eso que hoy vengo a verte
Sevillista seré hasta la muerte
La Giralda presume orgullosa
De ver al Sevilla en el Sánchez Pizjuán

Nacque così il Betis, la nemesi del Sevilla, che ricorda ai nobili che al mondo esistono anche quelli brutti, sporchi e cattivi. E che anche loro giocano maledettamente bene al fútbol. Da quel fatidico giorno, oltre un secolo di derby spettacolari, agonici e all’ultimo respiro. Animati da odio viscerale e passione vibrante, che penetra nelle carni e spinge a preferire la bancarotta alla cessione di un giocatore ai rivali di sempre. Sevilla e Betis sono due facce della stessa medaglia, avvinte in una morsa di odio e amore: non ci sarebbe l’una senza l’altra, almeno non così come le conosciamo noi.

Y Sevilla, Sevilla, Sevilla
Aquí estamos contigo Sevilla
Compartiendo la gloria en tu escudo
Orgullo del fútbol de nuestra ciudad

Così come Batman non sarebbe lo stesso inflessibile difensore delle strade di Gotham se ad un certo punto non avesse trovato Joker sul suo percorso, la storia del Sevilla non sarebbe mai stata la stessa senza il Betis. Due Facce, come Harvey Dent dopo il mortale incidente che lo trasformò per sempre, così le due realtà di Siviglia si odiano e si fondono nei magici vicoli di una città meravigliosa. Ad aggiungere ulteriore benzina sul fuoco, le due tifoserie sono agli antipodi anche per quanto riguarda la fede politica. I sevillisti, di estrema sinistra, si contrappongono alle falangi biancoverdi, di destra, alimentando ulteriormente una rivalità intrisa di sentimenti profondi.

Dicen que nunca se rinde
Y el arte de su fútbol no tiene rival!
Más de cien años lleva mi equipo luchando
Y abanderando el nombre de nuestra ciudad

Al di là delle rivalità cittadine, tanto intense da spingere i due club a giocare in stadi differenti pur di non condividere nulla con gli acerrimi nemici, il Sevilla si è rivelata una delle più sorprendenti realtà calcistiche dell’ultimo decennio. I biancorossi hanno conquistato cinque Europa League e una Supercoppa UEFA dal 2005 ad oggi, puntando su talenti cresciuti in casa e su intuizioni geniali del direttore sportivo Monchi. Amato e odiato come la squadra stessa, il barbuto DS è riuscito a costruire una realtà di livello facendo sbocciare talenti come Dani Alves e Sergio Ramos sotto l’ombra della Giralda.

Ejemplo de sevillanía
Familia roja y blanca del Sánchez Pizjuán!
Mi corazón que late gritando Sevilla,
Llevándolo en volandas por siempre a ganar

Antonio Puerta con la maglia del Sevilla
Antonio Puerta vive ancora nei cuori biancorossi
Fonte: Four Four Two

Ma Siviglia è una realtà intrisa di passione romantica, non certo del cinismo dei blasonati catalani e madrileni, e non può dunque permettersi delle saghe eroiche a lieto fine.
Gli eroi del Sevilla e delle magiche notti europee, José Reyes e Antonio Puerta, sono stati entrambi strappati troppo presto alla vita in tragiche circostanze, lasciando che un’aura di mistica leggenda ammantasse le loro figure e ne rendesse immortali le gesta.
Perché il calcio è molto più di un gioco, soprattutto a Siviglia.

Y Sevilla, Sevilla, Sevilla
Aquí estamos contigo Sevilla!
Compartiendo la gloria en tu escudo
Orgullo del fútbol de nuestra ciudad


Su Sottoporta il meglio del calcio internazionale: Saranno vincenti – Ruben Amorim

Di Andrea Margutti

Aspirante scrittore, fotografo, musicista e scacchista. Piedi storti e braccia larghe in marcatura. Non si aspetta molto dalla vita, ma se potesse riavere Recoba in rosa sarebbe contento.

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