Mantas Kalnietis, ex giocatore di basket, ci ha raccontato della sua nuova vita da presidente del Kauno Zalgiris, la nuova regina del calcio lituano.
Più di qualcuno tra gli appassionati di basket ricorderà Mantas Kalnietis come un play guardia dalla carriera tutt’altro che banale. Nazionale lituano con due Giochi Olimpici all’attivo (Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016), bi-campione d’Italia con l’Olimpia Milano, campione d’Europa, anche se “minore” con il Lokomotiv Kuban e simbolo dello Zalgiris Kaunas a cavallo tra gli anni 2000 e 2010. Oggi il 40enne è ancora nel mondo Zalgiris, ma in un’inedita veste: quella di presidente del Kauno Zalgiris, la squadra di calcio dal 2015 (con denominazione ufficiale cambiata nel 2016) associata ai colossi della pallacanestro.
La crescita dello Zalgiris calcistico è stata negli ultimi anni vertiginosa. Nell’annata passata i biancoverdi di Kalnietis si sono consacrati come campioni in patria per la prima volta. Dopo la vittoria in Supercoppa e in coppa nazionale, il 31 ottobre 2026 hanno ottenuto il bis in TOPLYGA con la vittoria per 1-4 contro l’Hegelmann. Nel frattempo, il club di Kaunas ha fatto anche il suo esordio nella fase a gironi di una competizione europea. L’eliminazione all’ultimo turno di playoff contro il Besiktas, infatti, ha permesso ai lituani di strappare un pass per la Conference League (in cui lo Zalgiris ha già affrontato Brighton e Brann con due sconfitte all’attivo). Della crescita di questo progetto e di cosa può significare per tutto il movimento calcistico in Lituania, un paese che notoriamente preferisce la palla a spicchi, ci ha parlato lo stesso Kalnietis.
Kalnietis: “Con lo Zalgiris vogliamo dimostrare che tutto è possibile anche qui”
Sei stato un giocatore di basket molto popolare e di successo. Perché alla fine della tua carriera hai deciso di intraprendere un’avventura nel calcio?
“Ci sono diverse ragioni. Ho speso circa dieci anni della mia carriera all’estero e probabilmente all’inizio pensavo che avrei fatto l’allenatore. La transizione dal parquet alla panchina rappresenta infatti un ottimo percorso. Poi però ho realizzato che come allenatore non sai mai dove puoi essere. Un anno lavori in Italia, quello dopo in Francia e così via. A me mancavano tantissimo il mio paese, la mia città natale che è Kaunas. Il calcio è una mia grande passione da quando sono bambino e volevo fare la differenza qui, dato che il livello calcistico nel paese non è particolarmente elevato. Ho visto quindi un’opportunità di crescita, anche grazie al nome dello Zalgiris e a un nuovo stadio (Stadius Darius & Girenas, inaugurato nel 2022 è il più grande di tutta l’area baltica con oltre 15.000 posti, ndr)”.
La Lituania è nota come un paese cestistico, e Kaunas è nota come una città di basket. Qual è stata la reazione al vostro progetto?
“La cosa più importante per noi è dimostrare che tutto è possibile anche qui. Il livello e la passione per il calcio non è la stessa che in altri paesi europei, ma quest’anno partecipiamo alla Conference League e per molti lituani nonostante il tenore qualitativo il calcio è uno sport molto interessante. Se continuiamo a fare bene e offrire performance migliori di ciò cui sono abituati possiamo attirare attenzione e rivolgerla anche verso tutto il movimento calcistico”.
Voi siete a tutti gli effetti parte di una polisportiva con lo Zalgiris Kaunas BC (la squadra di basket), un concetto popolare in altri paesi d’Europa, si pensi a Spagna, Grecia o Serbia, meno da noi in Italia. Che rapporto avete con la sezione basket?
“Quello dello Zalgiris è un caso strano. Nel senso che in altre parti d’Europa solitamente la squadra di calcio è più potente e popolare di quella di basket, mentre a Kaunas avviene il contrario. Per noi però l’esistenza del BC Zalgiris è un grande vantaggio perché possiamo usufruire di un’infrastruttura già esistente. Servizi come il reparto media, delle comunicazioni, del ticketing, del marketing sono già molto sviluppati. Ora ci sentiamo parte di una grande famiglia e sempre più persone interessate allo Zalgiris nella pallacanestro sono interessate alla squadra di calcio”.
Il palazzetto dello Zalgiris è famoso in tutta Europa per la sua atmosfera. Quel tipo di approccio al tifo lo percepite anche nel calcio?
“Per quanto riguarda i gruppi di tifosi più accaniti sì, sono molto appassionati e rumorosi. Le persone o tifosi comuni invece hanno un approccio più soft e meno coinvolto, ma i nostri risultati migliorano di anno in anno e ciò ci porta ad attirare sempre più gruppi di sostenitori fedeli”.
Abbiamo già citato il livello del calcio in Lituania che al momento non è particolarmente alto (la nazionale è al 149esimo posto nel ranking FIFA, il campionato al 45esimo posto del ranking UEFA). Qual è la posizione di Mantas Kalnietis riguardo la possibilità di una Lega Baltica unita?
“Sicuramente ci sono alcune persone che sarebbero a favore di questa soluzione. Ci sono alcune squadre in Lettonia ed Estonia che sono al loro massimo di sempre e ci sono tre club in Lituania (tra cui lo Zalgiris, appunto, ndr) che sarebbero interessati a una Lega Baltica. Allo stesso tempo, ci sono però delle questioni che vanno risolte prima di prendere una decisione del genere e non sono state ancora risolte. Per questo non credo si tratti di una possibilità quantomeno a breve termine”.
“Andare a Brighton è stato come sbarcare sulla luna”
Tornando a voi, avete vinto il campionato e conquistato pure la vostra prima coppa nazionale. Quali sono gli obiettivi per il futuro?
“Sembra tutto stia andando nella giusta direzione. Essere diventati campioni in Lituania per la seconda volta di fila ci permetterà di partecipare alle competizioni europee da una posizione favorevole, cioè partendo dai preliminari di Champions League. Da un punto di vista dei risultati, quindi, l’obiettivo non che può essere continuare a vincere nel nostro paese. Soprattutto, però, allo stesso tempo il nostro obiettivo è convincere le persone che il calcio in Lituania può essere attraente e ottenere buoni risultati. So che ovviamente non raggiungeremo mai il livello di un paese come l’Italia perché il calcio è nel vostro sangue, ma possiamo crescere ancora se diventiamo sempre più competitivi in Europa. C’è una fanbase interessata al calcio, e il nostro obiettivo è far sì che anche in Lituania gli stadi siano pieni”.
Cosa pensi serva alla Lituania per crescere come una nazione di calcio?
“Sai, noi siamo un paese di risultati, quindi prima di tutto servono i risultati. Però io credo soprattutto che dobbiamo lavorare sulle nuove generazioni. Anche adesso, noi nello specifico abbiamo molti stranieri in squadra, però ci mancano calciatori lituani che possano competere al massimo livello anche nei tornei europei. Dobbiamo investire nei giovani talenti e anche negli allenatori giusti che possano istruire i ragazzi e renderli molto più forti di quanto sono adesso. Io, Mantas Kalnietis, ci credo”.
Hai citato la rete di stranieri che avete in squadra, anche il vostro allenatore (Zeljko Sopic) è straniero, come funziona il processo di reclutamento?
“Sembra ironico ma in realtà soltanto ora che abbiamo raggiunto una stabilità e la qualificazione in Conference League siamo riusciti a istituire una rete di scouting vera e propria. Prima lavoravamo solamente attraverso agenzie, oppure attraverso le reti di conoscenza del nostro allenatore che è croato e poteva avere delle connessioni con altri giocatori croati oppure consigliarci determinati profili”.
Per quanto concerne il vostro giovanile invece su cos’è che avete intenzione di lavorare?
“Sull’academy, come ho detto è molto importante ed è un tema prendersi cura dei ragazzi più giovani, in Lituania è un grosso problema. Ci sono calciatori che magari potrebbero giocare per la nostra squadra, ma non sono a un livello adatto per il professionismo ad alta competitività. Questo è un aspetto di cui bisogna cominciare ad occuparsi sin dall’inizio, quando sono piccoli”.
La vostra prima partita di League Phase in Conference League è stata in trasferta a Brighton. Come è stata l’esperienza e cosa pensi possa portarvi giocare in Europa?
“Brighton è stata un’esperienza incredibile non soltanto per i giocatori o lo staff tecnico ma anche per noi del management, ci è sembrato di essere sbarcati sulla luna! Le condizioni e le infrastrutture che ci sono lì sono completamente diverse da ciò che abbiamo a disposizione in Lituania. Ciò che ho notato, però, è che grazie a queste partite con avversari importanti come il Brighton o come il Galatasaray in precedenza i nostri calciatori hanno sempre meno timore, non tremano e hanno più fiducia in loro stessi. Questo tipo di esperienza ovviamente ci aiuta quando affrontiamo le partite a livello notale. Il nostro obiettivo in Conference è comunque di raccogliere qualche punto”.
Cosa ti ha impressionato così tanto nella differenza con il contesto Brighton?
“Tutto inizia dalla struttura, dalla storia. Noi esistiamo soltanto da dieci anni e la nostra infrastruttura è piuttosto scarna. A volte penso quasi che siamo cresciuti troppo in fretta. Conosco bene la società dello Zalgiris Kaunas nel basket e so quanto tempo ci è voluto per arrivare al livello attuale, quindi semplicemente dobbiamo essere pazienti, oltre a fare del nostro meglio”.
Una domanda bonus: hai giocato in Italia all’Olimpia Milano, con cui hai anche vinto. Che ricordo ti resta del nostro Paese?
“Non è stata la mia migliore esperienza sul piano cestistico, ma mi è rimasta nel cuore. Penso che dopo dieci anni saprei ancora parlare un po’ di italiano. Una o due volte l’anno con la mia famiglia torniamo a Milano anche perché i miei figli sono cresciuti lì e credo quasi di poterla definire la mia seconda casa. Quindi torniamo e immagino torneremo anche in futuro, ho degli splendidi ricordi e c’è un ristorante in cui andiamo sempre quando siamo lì, il “Novecento”!”.
Un ringraziamento speciale a Mantas Kalnietis per la disponibilità.
Credits foto copertina: Donatas Stankevičius.
