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Jamie Vardy: l’Immortale

A 33 anni Jamie Vardy continua a sorprendere, affermandosi nuovamente come uno degli attaccanti più letali a livello europeo.

Per diversi giorni Guardiola continuerà a sentire il suono sordo della scarpetta impattata sul pallone, seguito dal movimento ondulatorio della rete alle spalle di Ederson.

Il 2-5 di Manchester è l’ennesimo capolavoro del “Working Class Hero”, punta di diamante di un Leicester spesso sottovalutato, mix di esperienza e gioventù, ma ancora una volta in grado di dare del filo da torcere alle big d’oltremanica.

Nuova Premier, solito Jamie

La Scarpa d’Oro inglese della scorsa stagione non vuole essere solo un trofeo personale da affiggere in bacheca, bensì un punto di partenza. Per Jamie sono già 5 le reti messe a segno nelle prime tre partite di Premier. E non importa che più della metà siano arrivate da calcio di rigore. Quando il goal chiama, Vardy risponde sempre presente. Nel pokerissimo delle Foxes in casa del City, oltre alle due realizzazioni dal dischetto, è arrivato anche un pregevolissimo anticipo sul primo palo di tacco a fulminare Ederson.

Solo l’ultima grande perla di oltre 100 gol (108 per la precisione in 214 partite) realizzati in appena 6 anni di Premier League, tra lotte per non retrocedere, miracoli calcistici ed una progressiva permanenza nelle zone alte della classifica.

Mr. Leicester

Difficilmente avremmo assistito a scene come quelle di domenica pomeriggio se non fosse stato per un cuore oramai dipinto indelebilmente di vernice blu. Era il Giugno del 2016, il Leicester da poche settimane aveva compiuto il miracolo Premier League, e Jamie Vardy era l’uomo più chiacchierato a livello mondiale. Ad passo dagli Europei molti club si fecero avanti. Tra questi, l’Arsenal di Wenger spinse molto per il ragazzo di Sheffield, arrivando ad un passo dalla chiusura dell’accordo.

A rifiutare fu lo stesso Jamie, vacillante di fronte all’offerta dei Gunners, ma troppo attaccato alla squadra che lo aveva reso grande e con cui aveva scritto la storia. Credeva nel progetto, voleva per la prima volta sentire la musichetta della Champions al King Power Stadium. Per molti fu il treno in grado di passare una sola volta nella vita, per Jamie, al contrario, il primo mattone verso la costruzione di un qualcosa di veramente importante. Da quel momento, nonostante l’esonero di Ranieri e la mini-era Shakespeare, arrivarono ottime soddisfazioni in campionato e coppa.

Il dualismo Rodgers-Vardy

“Al momento, è impossibile non considerare Jamie Vardy come uno dei principali attaccanti del calcio mondiale. La sua storia è unica. Quando pensi a cosa ha raggiunto, a cosa è riuscito a fare. Sarà sempre un’ispirazione nel mondo dello sport.”

Brendan Rodgers

Con Brendan Rodgers, in particolare, Vardy ha raggiunto livelli di rendimento impressionanti. Se nell’annata del titolo fu sensazionale, sotto il tecnico nord irlandese Jamie si è superato, andando a racimolare in tutto 38 reti in 49 partite. Numeri da capogiro, accompagnate da prestazioni da uomo squadra invidiabili. Il contropiede è il suo habitat naturale, l’area di rigore il terreno di caccia.

Quello che osserviamo da qualche anno a questa parte, nonostante l’entrata di diritto nella storia del 2016, è che sembra sempre il ragazzo che sgomita in mezzo al fango per raggiungere il proprio sogno. Semplicemente è la sua attitudine. Il carattere del campione. Mai appagato, in continua sfida con se stesso.

I libri di storia hanno ancora molto da cui prendere appunti. Un nuovo campionato è appena iniziato, e JV9 è più carico che mai. Solita corporatura magrolina, solito viso sformato dopo ogni esultanza. È Jamie Vardy: l’Immortale. A quasi 34 anni in cerca dell’ennesima stagione da protagonista.


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Fonte immagine copertina: https://commons.m.wikimedia.org/wiki/File:Leicester_1_Chelsea_2_(36325510703)_(cropped).jpg

Fonte: Leicester 1Chelsea 2

Autore: @cfcunofficial (Chelsea Debs) Londra

Di Massimiliano Mirabeni

Collaboratore di Sottoporta da 2 anni e founder di Dribbling - Parola al Calcio.
Amo scrivere e parlare di calcio ad ogni ora del giorno, cercando nel tempo libero di laurearmi in Chimica.
Sono nato ammirando l’Arsenal di Wenger e cresciuto nel segno del Barça di Pep Guardiola, ma il mio cuore apparterrà per sempre a Dimitar Berbatov.

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