Categorie
Storytime

Una storia togolese: l’Etoile Filante

Una squadra che regalava calcio in uno degli angoli più nascosti d’Africa. Lomé, adagiata sull’oceano, si coccolava l’Etoile Filante, un club che la terra ha portato via nell’ennesima, triste storia africana.

In lingua ewe, Abidemi significa “nata durante l’assenza del padre”. È una bimba togolese di quasi 9 anni che non ha mai conosciuto suo padre. Quando la madre ha scoperto di essere incinta, suo marito Daniel era deceduto da pochi giorni. È necessario, a questo punto, riavvolgere il nastro e ricordare che c’era una volta l’Etoile Filante di Lomé, orgoglio del calcio togolese. Vinceva scudetti a ripetizione e raccoglieva persino buoni risultati nella Coppa dei Campioni africana. Parecchi calciatori che hanno abbracciato l’eldorado europeo si sono formati nell’Etoile, a partire da Kossi Agassa, il portiere che disputò i mondiali di Germania nel 2006, arrivando a Mohammed Kader, per un breve periodo anche in Italia a Parma e Vicenza.

Tutto questo fino alle 13 di pomeriggio del 26 novembre 2011, quando il pullman che stava trasportando i giocatori a Sokodé, nel nord del Paese per una trasferta di campionato, si è ribaltato e ha preso fuoco nei pressi della cittadina di Aktapamé. Nell’incendio hanno perso la vita quattro dirigenti e otto calciatori. Da quel momento le stelle si sono spente, il club è retrocesso in seconda divisione, fino quasi a sparire dalle mappe sportive togolesi.

Etoile Filante
L’Etoile Filante in azione in una partita di Seconda Divisione della scorsa stagione (Ph. ZoneFoot)

Un regalo poco fortunato e una tragedia annunciata

Questa è la versione vera e documentata di quanto avvenuto in quel tragico pomeriggio. Purtroppo non è la versione ufficiale, perché, secondo i media togolesi, nell’incidente sono rimaste ferite quattro persone, non ci sono state vittime e il pullman è finito fuori strada per l’esplosione di uno pneumatico. Così ha voluto il Presidente della Repubblica Faure Gnassingbé, uno che a quelle latitudini non solo incute timore, ma che non ha avuto esitazioni a far assassinare cinque dei suoi nove fratelli pur di mantenere lo scranno sul quale siede ormai dal 2005. Il pullman dell’Étoile Filante era stato regalato da Gnassingbé in persona come premio per la conquista della coppa nazionale dell’anno precedente.

“Era uno Yutong di seconda mano comprato in Cina e aveva qualche problema. L’incidente è stato provocato dallo sterzo. Viaggiavamo a velocità sostenuta e all’altezza di una curva l’autista non è riuscito a controllare il mezzo. Tutti sapevano che era stato regalato dal Presidente. Era necessario che la sua reputazione ne uscisse immacolata. Per queste ragioni è stata costruita a tavolino una verità alternativa”.

Gnama Aklesso, ex direttore sportivo del club, oggi vive in Ghana

Bisogna però puntualizzare alcuni dettagli fondamentali. Nell’Africa subsahariana i mezzi pubblici vengono spesso utilizzati per trasportare anche generi alimentari, materiali edili e, purtroppo, persino liquidi infiammabili, senza osservare alcun protocollo di sicurezza. Nel viaggio da Lomé a Sokodé, in tutto 340 chilometri da percorrere su strade solo in parte asfaltate e corredate da buche ampie quanto crateri lunari, il pullman dell’Etoile Filante trasportava in stiva non soltanto borse e attrezzature sportive, ma sedici fusti industriali di benzina da consegnare alla filiale della Total di Sokodé. La squadra viaggiava consapevolmente su una vera e propria bomba che è esplosa al momento dell’impatto.

Il Togo è un posto così remoto…

Il giorno dell’incidente sulla stessa strada si stava dirigendo verso nord anche Mihali Vedan, giornalista del sudafricano The Star. Fu uno dei primi a raggiungere il luogo dell’incidente e a prestare i soccorsi.

“Ero nel bel mezzo dell’inferno. Il pullman si era parzialmente ribaltato e le urla delle persone intrappolate mi mettono i brividi ancora adesso. Quando l’incendio venne spento, tra i rottami e a terra contammo dodici corpi carbonizzati. L’odore della carne umana bruciata provocò conati di vomito a me, così come ai soccorritori”.

Qualche ora dopo la tragedia, Mihali decise di contattare il quotidiano con il quale all’epoca collaborava, ma all’altro capo del telefono il redattore a Cape Town non credette a una sola parola.

“Mi domandò se stessi scherzando. Mi disse che proprio in quel momento stava leggendo un lancio d’agenzia, della France Presse per la precisione, che parlava di un incidente senza gravi conseguenze al pullman dell’Etoile Filante. Ma io mi trovavo sul posto, tra i cadaveri carbonizzati. Gli dissi persino che avrei inviato delle foto per dimostrare che stavo dicendo la verità. “

“La sua risposta mi lasciò di sasso. Lasciò intendere che tutti i media avrebbero ripreso la notizia dalla France Press e che lui non se la sentiva di pubblicare una storia diversa. Il giornale non sarebbe stato credibile, e il Togo era un posto così remoto che non valeva la pena approfondire più di tanto la notizia”.

La storia arrivò alla redazione togolese della France Press dopo essere stata confezionata dal Ministero degli Interni. Quella era l’unica verità che poteva essere diffusa. Nessuno avrebbe creduto a un testimone che non fosse dell’entourage del presidente Gnassingbé.

Un doveroso omaggio

I funerali dei calciatori vennero celebrati quasi un mese dopo l’incidente, di notte e senza la possibilità che curiosi o estranei si avvicinassero alle famiglie. A distanza di dieci anni, è giunto il momento di rendere un doveroso omaggio agli otto calciatori che hanno perso la vita. Otto vite spezzate e oltraggiate, dopo la morte, da una dittatura spietata che, pur di salvare se stessa, non ha esitato ad assassinare una seconda volta gli sfortunati calciatori. Nel rogo all’altezza di Aktapamé morirono il portiere Mama Souleyman, i difensori Narcisse Kokou, Blaise Tsodjiné e Moubarak Makafui, il centrocampista Daniel Kossi, il papà di Abidemi, e gli attaccanti Olivier Komi, Pierre Kodjo e Arnold Felila. Per tenere le bocche cucite, ciascuna famiglia delle vittime è stata “indennizzata” con 600mila Cfa, l’equivalente di 914 euro. Il prezzo della vergogna.


Su Sottoporta il meglio del calcio internazionale – Declan Rice: fuori dalla comfort zone

Immagine di copertina tratta da Étoile Filante – pagina Facebook ufficiale

Di Luigi Guelpa

Luigi Guelpa (1971), giornalista professionista, vive tra Vercelli e Malaga e si definisce un bracconiere di storie. Racconta ormai da più di trent'anni l'Africa e il Medioriente per le principali testate giornalistiche italiane. Nel 2010 ha vinto il premio Selezione Bancarella Sport.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *