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Casillas: il ritiro del numero 1

A 39 anni Casillas appende ufficialmente i guantoni al chiodo. Una vita al Real Madrid ed una breve esperienza al Porto. Nel mezzo, annate gloriose a difendere la porta della Spagna campione d’Europa e del Mondo, lo rendono uno dei portieri più forti e determinanti del nuovo millennio.

“A guardami indietro, mi rendo conto di quanto sia stato fortunato per quanto ottenuto. Non voglio terminare senza dire grazie a chi mi ha accompagnato in questo viaggio, per avermi permesso di vivere una vita piena di passioni ed emozioni per avermi fatto crescere come sportivo e come persona”.

Iker Casillas nella lettera di addio al calcio giocato
casillas ritiro
Iker al Porto
(Fonte immagine: Pinterest)

Un colpo al cuore, in tutti i sensi. La notizia appresa due giorni fa è stato come un fulmine a ciel sereno per un’intera generazione di appassionati, cresciuti nei primi anni del 2000 con gli interventi del numero 1 spagnolo. Una questione di cuore che ha portato al termine dell’attività agonistica uno dei portieri più determinanti del nuovo millennio. L’infarto subito il 1 Maggio del 2019 durante un allenamento è stato determinante. Troppo rischioso il ritorno in campo. Casillas ha atteso un anno prima della decisione, ma alla fine, la scelta del ritiro è stata inevitabile.

Una telefonata dal grande calcio

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Iker Casillas nel 1999
(Fonte immagine: 90min.com)

Ripercorrendo la carriera di Iker, ci accorgiamo fin da subito come, per tutti, fin da adolescente fosse ritenuto un predestinato. Casillas entrò nelle giovanili del Real Madrid nel 1990, ad appena 8 anni. Nella parte iniziale della stagione 1997 arrivò la telefonata destinata a cambiargli per sempre la vita.

“Era la fine di novembre del 1997 ed il Real stava combattendo in campionato, era terzo o quarto ed aveva ottenuto qualche cattivo risultato. In Champions invece le cose stavano andando bene. Io ero in classe quando arrivò il direttore dell’istituto a dirmi: ‘Iker, ti dispiacerebbe uscire un secondo?’. Poi mi disse che avrei dovuto prendere un taxi, perché il Real aveva appena chiamato mia madre dicendole che sarei dovuto andare in Norvegia per la partita con il Rosenborg. Mi sentii come se avessi vinto alla lotteria. Quel momento non lo dimenticherò mai, avevo appena sedici anni. Da essere seduto in classe mi ritrovai assieme a giocatori come Morientes, Seedorf, Mijatovic, Suker e Raul. Fu qualcosa di magico. Lo ricorderò per sempre”.

Iker Casillas in un’intervista alla UEFA

A soli 18 anni, complici anche le ottime prestazioni al Mondiale U-20 in Nigeria, Casillas diventa titolare nel Real Madrid. Dal 1999 al 2002 vince due Champions League e un campionato spagnolo, dando inizio ad una storia d’amore ultra ventennale con i colori Blancos, uno dei binomi più rappresentativi dell’era moderna di questo sport.

Il numero 1 della nazionale numero 1

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Casillas alza la Coppa del Mondo sotto il cielo di Johannesburg l’11/7/2010

In nazionale esordisce a 21 anni, ma è nell’estate del 2008 che, durante gli europei in Austria e Polonia, arriva la svolta. Aragones lo investe della fascia da capitano a 27 anni, mettendolo al comando delle Furie Rosse. Da quel momento il Dio del Calcio è come se avesse impostato un timer: aveva deciso di farci ammirare per quattro primavere una delle nazionali più belle esteticamente e vincenti della storia del calcio.

Arriverà prima l’Europeo sotto il cielo di Vienna, poi il trionfo Mondiale in Sudafrica e infine la doppietta europea a Varsavia. In tutte e tre le occasioni, ad alzare la coppa, c’era sempre lui, Iker, il numero 1 della nazionale numero 1 del nuovo millennio. 

Il lento declino

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Una vera leggenda madridista
(Fonte immagine: informador.mx)

Dalla stagione 2012/13 qualcosa cambiò. Le prestazioni offerte in campo non davano l’effetto sperato, e i rapporti non troppo idilliaci con Mourinho lo portarono addirittura all’esclusione temporanea dalla rosa per scelta tecnica in favore di Diego Lopez. La musica non cambiò nemmeno nella stagione successiva con l’arrivo di Ancelotti: Lopez titolare in campionato, Casillas in coppa. L’apparente declino del numero 1 venne sottolineato nella finale di Champions League a Lisbona tra Real ed Atlético, con un errore di valutazione in uscita che portò al vantaggio dei Colchoneros. Niente da fare, nonostante la Decima alzata da capitano, Iker non sembrava più lo stesso. Insicuro, goffo, e spaesato. La divisa Blanca rimase adagiata sulla sua pelle un’altra stagione, poi, nell’estate del 2015, venne risolto il contratto. Dopo 25 anni tra prima squadra e giovanili, 725 partite e 18 trofei, Iker Casillas disse addio al Real Madrid.

Un Porto sicuro

Nelle tempestose acque della capitale spagnola, ecco un Porto sicuro nell’adiacente Portogallo. I Dragões, a 34 anni, lo portano a vestire la maglia a strisce bianco azzurre, consentendogli di giocare ad alti livelli per altre 4 stagioni, arrivando a guadagnare il record assoluto di ben 179 gettoni spesi nella massima competizione europea. Nel mezzo l’infarto miocardico acuto rischiò di togliergli la vita, ponendo fine alla sua attività da professionista.

“Alcune cose sono cambiate, principalmente nella mia testa. Ho iniziato a dare più valore a tanti momenti. A volte noi calciatori non apprezziamo ciò che abbiamo e non pensiamo di poter rendere felici molte persone. La cosa più importante è la salute. Dopo l’attacco di cuore sono stato triste per circa un mese, perché avevo paura di fare qualsiasi cosa: camminare, dormire, un piccolo sforzo fisico”.

Casillas in un’intervista della rubrica portoghese “Porto in casa”

Al termine della sua esperienza portoghese saranno 4 i trofei guadagnati: 2 campionati, 1 Coppa di Portogallo ed una Supercoppa.

Oltre i guantoni

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Gracias, Iker!
(Fonte immagine: vocidicitta)

La parola “Fine” è stata scritta nel silenzio, lontano dai riflettori, senza un degno saluto da parte dei suoi tifosi. Il campo sarà solo un lontano ricordo tra qualche mese, ma il futuro ha già in serbo un ruolo da dirigente proprio a casa sua, al Real Madrid. A questo punto non c’è altro da dire se non “Grazie”, da parte di tutti gli appassionati di calcio internazionale, ma non solo. Per i riflessi felini, i voli a togliere la palla dall’incrocio dei pali, le notti magiche di Champions e gli anni da numero 1 con la Spagna. Momenti indelebili, che proiettano Iker Casillas nell’Olimpo del calcio come uno dei portieri più forti della storia.


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Fonte immagine copertina : Pinterest.co.uk

Di Massimiliano Mirabeni

Collaboratore di Sottoporta da 2 anni e founder di Dribbling - Parola al Calcio.
Amo scrivere e parlare di calcio ad ogni ora del giorno, cercando nel tempo libero di laurearmi in Chimica.
Sono nato ammirando l’Arsenal di Wenger e cresciuto nel segno del Barça di Pep Guardiola, ma il mio cuore apparterrà per sempre a Dimitar Berbatov.

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